Cinghiali, Imprudente: il Governo deve rivedere la legge nazionale

di Marianna Gianforte | 10 Luglio 2022 @ 06:13 | AMBIENTE
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L’AQUILA – L’immagine di un Robin Hood che imbraccia l’arco e mira al cinghiale è quella andata per la maggiore nell’ondata di ironia corsa nel web dal momento in cui la Regione Abruzzo ha dato il via libera alla caccia al cinghiale con l’arco, strappando sorrisi, ilarità, divertimento e qualche volta anche sarcasmo. Ma la questione ‘caccia al cinghiale’ è un argomento serio e complesso da affrontare. Da un lato c’è la sicurezza delle comunità e delle attività economiche; dall’altra le ragioni degli animalisti e la tutela della fauna.

Come seria è l’intera questione della caccia alla fauna selvatica in tutto il Paese. Un cervo adulto può arrivare a pesare 200 chili, il suo impatto con una persona, un’automobile, un motociclista, un ciclista, potrebbe essere disastroso, non soltanto perché a essere ferito o ucciso potrebbe essere un esemplare meraviglioso che gli enti parco, lo Stato, gli ambientalisti s’impegnano a tutelare; ma anche e soprattutto perché in uno scontro con un cervo potrebbero essere ferite o uccise delle persone. Stesso discorso vale per i cinghiali: in Italia circolano, secondo Coldiretti, olre 2 milioni di ungulati; un cinghiale adulto pesa 120 chili e a dispetto della sua mole, in corsa raggiunge 50 chilometri orari: se un’auto lo investisse ad altrettanti chilometri orari l’impatto sarebbe devastante. Non solo: tralasciando, al momento, l’analisi dei motivi che hanno portato al dilagare dei cinghiali ovunque, persino a Roma dove ormai non fa quasi più notizia vederli grufolare tra i cassonetti dell’immondizia e tra i marciapiedi, è da sottolineare che la fauna selvatica provoca danni molto importanti alle colture delle piccole aziende agricole che costellano la penisola e che con molta difficoltà ottengono i ristori dalle Regioni. 

Ed ecco che anche la Regione Abruzzo, su proposta del vicepresidente con delega all’Agricoltura Emanuele Imprudente, per contrastare l’emergenza cinghiali in Abruzzo ha approvato il nuovo disciplinare che prevede anche la caccia con arco e frecce. Chiaramente, ironia a parte, non si tratta della caccia degli indiani con le frecce. E’, invece, una caccia selettiva, eseguita da cacciatori formati e specializzati (che insomma, si spera, non vanno a infilzare il contadino che ignaro cura il suo orto) con precisione e appostamenti  e con attrezzatura tecnologica adeguata.

La caccia con l’arco è regolata in Italia dalla legge 157 del 1992 che consente, appunto, l’uso dell’arco come strumento di caccia su tutto il territorio italiano (la regolamentazione spetta alle Regioni). In Italia sono diverse le regioni che già vi ricorrono. A titolo di esempio: Lombardia, Toscana e Umbria.

L’assessore Imprudente ribadisce l’urgenza di un intervento del Governo sulla legge nazionale della caccia, perché “i danni provocati dalla fauna selvatica sono un problema nazionale, tutte le regioni d’Italia si trovano nelle stesse condizioni. Siamo stanchi, abbiamo chiesto al Governo l’allargamento della caccia al cinghiale che deve potersi tenere non soltanto nei tre mesi attuali ma almeno per cinque mesi, più una serie di altre richieste – spiega imprudente -; la sottosegretaria al ministero della Transizione ecologica Vannia Gava ha accolto le nostre richieste che, si spera, verranno discusse nel primo Consiglio dei ministri utile con un provvedimento ad hoc”.

Intanto però “con il nuovo disciplinare permettiamo la caccia fino a mezzanotte – prosegue Imprudente -. E si può fare sia con il fucile sia con l’arco con la caccia di selezione. Anche l’Ispra ha dato il proprio parere positivo a tutte le nostre proposte consentendo l’attivazione di modalità diverse di caccia, che non risolveranno il sovrappopolamento dei cinghiali, ma che vanno nella direzione di una maggiore efficacia e puntualità della caccia”.


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