“Ci vediamo all’Omega”, piccolo viaggio negli orologi della città dell’Aquila

di Mauro Rosati

di Redazione | 19 Marzo 2021 @ 15:22 | RACCONTANDO
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L’AQUILA – “Ci vediamo all’Omega”, piccolo viaggio negli orologi della città dell’Aquila. “Paese che vai…orologio che trovi! Un velocissimo tour riassuntivo – e non esaustivo – tra alcuni degli orologi pubblici della nostra città e dintorni. E allo stesso tempo uno spunto per tornare ad apprezzarli e a guardarli con più attenzione. Infine, per i lettori più curiosi, anche un invito a segnalare il loro orologio pubblico: quello preferito; quello che conoscono meglio.

Orologi! Li ho sempre amati, fin da bambino. Dalla semplice e affascinante meridiana agli orologi digitali, passando per i «classici» meccanici a lancette!

Ricordo sempre con piacere una meridiana artigianale che realizzai a 15 anni su una tavoletta di masonite «povera» (ritagliata dal fondo di una cassetta della frutta), applicando al centro un lungo chiodo che funzionava come gnomone.

Ce l’ho ancora. I numeri delle ore sono rigorosamente romani! E anche l’anno di realizzazione è scritto in numeri romani.

Gli orologi, dicevamo! Mi piacciono tutti, anche se – appunto – ho una particolare predilezione per quelli con i numeri romani. E non mi piacciono solo quelli da appartamento: amo vedere gli orologi pubblici funzionanti, nelle strade, sulle torri civiche, sui campanili delle chiese!
(Per orologi «pubblici» intendo genericamente tutti quei grandi orologi visibili alla collettività.)

  • Per questo sono molto contento che con la ricostruzione della nostra città si stiano riattivando anche vecchi orologi pubblici che non funzionavano già prima del terremoto del 2009:
  • che gioia veder funzionare l’orologio del Palazzo dell’Esposizione (Emiciclo) alla Villa Comunale, illuminato di notte;
  • che gioia vedere il nuovo orologio sul campanile della chiesa Capoquarto di San Pietro a Coppito, ripristinato a cura dell’importante fonderia di Agnone che ha «colato» le nuove campane della torre ricostruita.

E poi, che bello veder funzionare di nuovo il famoso orologio «Omega» sotto i Portici di Palazzo Federici, punto di riferimento per tanti Aquilani a partire dal periodo a cavallo tra gli anni ’30 e i primi anni ’40 del Novecento.

«Ci vediamo all’Omega!»: così si usava dire, come ricordava il prof. Alessandro Clementi in un incontro pubblico poco più di 10 anni fa, narrando un episodio della sua infanzia.

Oggi, già da molti anni, al posto della scritta «Omega» è riportato il nome della nostra città. E dall’anno scorso l’orologio è tornato a scandire i ritmi di chi passa da lì.

E ancora, che belle le due meridiane di San Vito alla Rivera, ricomposte pietra su pietra negli anni scorsi, durante la ricostruzione di chiesa e facciata.

E infine – non dimentichiamo – ci sono «gli orologi» della Cattedrale (da riparare) e quello – celeberrimo – della Torre civica di Piazza del Palazzo: «l’orologio degli orologi», l’orologio pubblico per eccellenza! Probabilmente ce ne saranno anche altri che in questo momento mi sfuggono.

Uscendo poi dalla città, incontriamo – per esempio – l’orologio sul campanile della Cappella Camerini (o «Chiesa di San Francesco in Cianfarano»), piccola chiesa e gioiellino architettonico in stile «eclettico», situata appunto in contrada Cianfarano, lungo via Colle Pretara.

  • Tra l’altro, questo orologio ha una doppia corona di ore, una specie di formato «24h»:
    la prima corona, in numeri romani, segna le ore fino a mezzogiorno (ante-meridiane);
  • la seconda corona, più esterna, segna le ore dalle 13 alle 24 (post-meridiane), in numeri arabi, quelli che usiamo comunemente oggi.

Spingendoci più a ovest, fino ai piedi del borgo di Coppito, possiamo ammirare l’orologio del campanile della chiesa parrocchiale di San Pietro, la chiesa fuori le mura della città (extra moenia) che ha donato il nome alla sua «sorella» (intra moenia) dentro le mura dell’Aquila.

Mi fermo qui, perché l’elenco sarebbe plausibilmente più lungo: pensiamo soltanto, nel nostro Contado, allo stupendo orologio sulla torre che si innalza sopra uno degli ingressi al borgo medievale di Fontecchio.

Una cosa è certa: gli orologi pubblici sono utili oggi così come in passato!

Oltre che suggestivi e spesso di grande bellezza -, gli orologi pubblici sono una parte attiva e funzionale dell’arredo urbano – sia nelle nostre città, sia nei nostri borghi.

Insieme alle campane, scandiscono i ritmi della giornata tra le vie e le piazze pubbliche, e ci possono tornare utili se non abbiamo a portata di mano lo smartphone o un orologio da polso.

Mentre si cammina – infatti – è più semplice e istintivo alzare lo sguardo verso un grande orologio a vista, piuttosto che frugare tra le tasche di una giacca o di una borsa – o borsello – che siano.

Soprattutto se abbiamo le mani occupate da un buon panino o da un gustoso gelato!”

 


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