Chiusura Porta Santa: l’umiltà evangelica, madre della misericordia e custode della comunione

Omelia pronunciata dall’Arcivescovo, Card. Giuseppe Petrocchi, durante la Messa di chiusura della Perdonanza

di don Daniele Pinton | 29 Agosto 2020 @ 20:00 | CREDERE OGGI
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L’AQUILA – Questa sera alle 18,30, sul piazzale antistante la basilica di S. Maria di Collemaggio, nel rispetto delle norme governative contro la diffusione del Covid-19, ha avuto puntualmente inizio la Messa stazionale, presieduta dal Cardinale Arcivescovo Giuseppe Petrocchi, per la chiusura della 726a Perdonanza celestiniana, in cui ha tenuto la sua omelia sul tema dell’Umiltà evangelica, madre della misericordia e custode della comunione. La celebrazione eucaristica, concelebrata da mons. Orlando Antonini, Nunzio apostolico e da molti sacerdoti e religiosi dell’Arcidiocesi di L’Aquila, è stata animata dal coro diocesano giovanile S. Massimo.

Alla liturgia di chiusura della Porta Santa, erano presenti molte autorità civili e militari, ma soprattutto il Sindaco di L’Aquila, Pierluigi Biondi, che nel consueto ‘discorso’ a conclusione della Perdonanza, fatto dopo i Riti di comunione, come riportato integralmente su Laquilablog, si è soffermato sul terremoto del 2009, sull’emergenza Covid, sugli incendi che quest’anno hanno martoriato il nostro territorio e infine sui giovani, definiti dal primo cittadino ‘speranza del futuro’.

Il Cardinale Arcivescovo, pronunciando l’omelia, che viene messa a disposizione in modo integrale dalla nostra testata web, ha toccato molti aspetti legati al significato vero della festa del Perdono, ricordando innanzitutto che il “cuore pulsante” della Perdonanza, lo troviamo nell’esortazione dell’apostolo di S. Paolo «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5, 20) e anche che la Perdonanza ‘non deve diventare semplice ritualità tradizionale, ma esperienza personale e comunitaria di revisione di vita. Se no si corre il rischio di fare tante Perdonanze, ma di rimanere senza perdono: ricevuto e dato’.

L’arcivescovo ricorda che questa Festa ‘ha valenza non solo ecclesiale, ma anche sociale. Questa prospettiva spalanca orizzonti di grande attualità sull’“anima celestiniana” di questa celebrazione’ e che ‘il perdono è una strategia intelligente ed efficace, anche sul piano umano. Un antidoto potente alla patologia del conflitto che, come si sa, è contagiosa ed epidemica’.

Nei vari passaggi, è importante sottolineare il riferimento che il Cardinale fa alla Perdonanza, riconosciuta dall’Unesco, come patrimonio immateriale dell’umanità,  che va abbinata alla politica del Perdono, tanto cara a papa Giovanni Paolo II, che si esprime ‘in atteggiamenti sociali ed istituti giuridici, nei quali la stessa giustizia assuma un volto più umano’. Da qui l’idea del Cardinale Arcivescovo di ripensare all’Aquila come ‘Scuola di incontro e di confronto; laboratorio per attivare percorsi di riconciliazione. In sintesi: è chiamata a diventare, anche sul piano culturale e sociale, la Capitale del Perdono’. Inoltre viene approfondito il tema dell’umiltà, necessario a comprendere e attuare il perdono’.

Il cardinale Petrocchi, ricordando il tempo che l’umanità sta vivendo della pandemia, per il quale – in questo momento diocesano e universale di purificazione e di perdono, frutto dell’amore di Papa Celestino V per la Chiesa e per l’umanità – non solo ricorda chi è stato vittima della pandemia, ma anche come  ‘nella misura in cui siamo mobilitati nel combattere il male morale, che è la “peste dell’anima”, siamo pure attrezzati per affrontare la sfida del Covid19. Infatti, oltre al rispetto delle prescrizioni sanitarie e delle misure di sicurezza, ci viene chiesto l’esercizio fattivo della cittadinanza responsabile e la ricerca sinergica del bene comune’.

Infine, a conclusione della sua omelia, il cardinale Arcivescovo ricorda con gioia le monache celestine, ultime eredi del Santo del Morrone perché ‘proprio in questo anno ricorre il 700mo anniversario della fondazione del Monastero delle Monache Celestine. Contiamo anche sulla incessante preghiera di queste Sorelle consacrate per mantenere ardente, nella mente e nel cuore, il carisma di Pietro da Morrone’.

Terminata l’Orazione dopo la Comunione, in forma ridotta, causata dalle restrizioni per il Covid-19, è stata ordinata la processione, composta da alcuni ecclesiastici, dal cardinale Arcivescovo, dal Sindaco di L’Aquila, dal Giovin Signore, dalla Dama della Bolla e da quella della Croce, diretti verso la Porta Santa. Fermandosi sul sagrato della Porta Santa, il Cardinale ha recitato prima una orazione e poi un’antifona. Il Cardinale poi, insieme al Sindaco si sono inginocchiati in silenzio davanti alla Porta; dopo averla oltrepassata insieme al Sindaco, ha recitato la formula di chiusura della Porta Santa che dice: ‘Cristo ieri e oggi, principio e fine. A Lui gloria e il potere per tutti i secoli dei secoli’, e aiutato dal Sindaco di L’Aquila ha chiuso la Porta Santa.

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