Chirurgia estetica, Paolo Vittorini: è tutta una questione di profilo

di Redazione | 23 Dicembre 2021 @ 06:00 | RACCONTANDO
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Profilo destro, profilo sinistro, profilo centro, intimava un brillante Sergio Castellitto, nelle vesti di un improbabile impresario, ai più improbabili aspiranti attori di un finto cast cinematografico, nel film “L’uomo delle stelle”.

Profilo destro, profilo sinistro, profilo centro, è anche la fotografia della nostra pratica quotidiana allo specchio, il rituale sempre uguale e speranzoso, che l’immagine riflessa soddisfi e si accordi con quella del nostro specchio interiore e sia di nutrimento al nostro tratto narcisistico.

Chi più, chi meno, tiene al proprio profilo esteriore, ma una verità è certa, siamo un popolo di vanitosi, lo attestano i dati statistici che vedono l’Italia ai primi posti, nella classifica mondiale, per il consumo di tutto ciò che graviti intorno al benessere e alla cura del corpo, al quinto posto per gli interventi di chirurgia estetica. Si stima che, nel giro di un paio d’anni, ad esempio, il numero dei tatuatori in Italia sia addirittura raddoppiato. Parallelamente, sono saliti anche gli interventi di rimozione dei tatuaggi, confermando che, “per sempre”, rimangono pur sempre e solo i diamanti. In crescita anche la richiesta di trattamenti non chirurgici di cura del viso come: l’utilizzo della tossina botulinica e l’acido ialuronico.

Negli anni è aumentata l’importanza per il proprio aspetto fisico anche per effetto dei social, che determinano una costante esposizione mediatica e legano le persone a canoni di bellezza standardizzati, pressanti, talora inutili. Anche lo smart working ha influito su tale processo; il computer è il mezzo veicolante all’esterno della nostra immagine che deve essere il più possibile priva di difetti e, soprattutto, giovane.  

Mi piace pensare, con una nota di romanticismo, che tale sensibilità nella cura della propria immagine, in Italia, sia influenzata, in parte, dalla bellezza naturale e artistica del posto in cui viviamo. Tutto intorno a noi documenta il bello in un’armonia di linee, una perfezione di forme espresse dal mondo dell’arte: dalla pittura, dalla scultura, dall’architettura… Abbiamo insito nel dna il culto del senso estetico, lo assumiamo per osmosi dalla realtà che ci circonda, e noi vogliamo muoverci, essere attori protagonisti, in questo scenario che ovunque testimonia bellezza. In realtà, in tutto il mondo: l’allungamento delle aspettative di vita, il benessere economico, l’emancipazione mentale dal tabù del “ritocco” chirurgico, una società incline all’apparire, al culto dell’immagine come affermazione personale, hanno decretato una crescita esponenziale degli interventi sul fisico. Siamo schiavi di un delirio edonistico di massa, vittime del piacere “di piacere”. Delegare, però, a fattori esterni l’equilibrio psicologico del nostro essere, cercare conferme dagli altri che invece dovrebbero essere maturate nel nostro intimo può essere pericoloso, offrire certezze fragili, effimere. Piacere sì, ma soprattutto a sé stessi.

Per fare chiarezza sul mondo della chirurgia estetica chiedo delucidazioni al dott. Paolo Vittorini, noto e stimato chirurgo plastico, membro dell’ AICPE (Associazione italiana di chirurgia plastica estetica), cui fanno riferimento solo i professionisti di comprovata formazione e che ha lo scopo di tutelare medici e pazienti.

Mi riceve nel suo studio nella Clinica di “Villa Letizia” a L’Aquila. La sala d’attesa è gremita di gente, faccio visivamente lo screening di quella moltitudine, per disegnare mentalmente la figura del cliente “tipo” di un chirurgo plastico, ma è impossibile. C’è di tutto, ogni persona è portatrice di una propria storia.

“E’ vero”, conferma il dott. Vittorini, sui dati emersi dalla statistica dell’ AICPE. “Se si è avuta una battuta d’arresto sugli interventi di chirurgia estetica a causa del Covid, la ripresa è stata più che soddisfacente. Le persone, costrette in casa, crisalidi per troppo tempo, allentate le restrizioni, sono rinate a nuova vita. E’ stata voglia di riscatto, di esorcizzare le paure, di volersi bene prendendosi cura del proprio corpo.” Glissa un paio di domande sulla sanità pubblica e sulle scuole di specializzazione in chirurgia plastica, poche e quasi inaccessibili. Ricorda i suoi esordi, figlio d’arte, desideroso sin da bambino di fare il chirurgo e solo per un caso fortuito alla “sliding doors”, si è trovato proiettato nel mondo della chirurgia plastica piuttosto che nella cardiochirurgia. L’anatomia è la sua passione, come la ricerca della bellezza. Ma qual è l’ideale di bellezza? Il concetto di bellezza è mutato nel tempo, è stato ed è contaminato da tanti fattori: ambientali, religiosi, sociali…Bellezza può essere il valore intrinseco o estrinseco di una cosa, ma possiamo affermare, come gli antichi greci, che “bello” è tutto ciò che attira lo sguardo. Il Dott. Vittorini mi mostra immagini di interventi chirurgici, mi spiega le nuove tecniche metodologiche, la loro nuova efficacia e sicurezza, osservo le foto del “prima e dopo”. Sono sbalordita! Il risultato è sorprendente.

“Mi chiamano il Michelangelo della chirurgia”, ride. Ma quella che realizza è una vera e propria scultura del corpo, modellando la carne, operando un vero e proprio restauro. Chiedo se, in particolari circostanze, non sia opportuna in studio la presenza di uno psicologo, che possa vagliare e filtrare personalità particolari, richieste astruse, ma prontamente replica che, un buon professionista è anche un po’ psicologo e il tempo, l’esperienza, la casistica portano a far riconoscere subito un cliente con diverse problematiche che viene prontamente dirottato altrove.

Al contrario, mi parla di casi, di disagi psicologici risolti chirurgicamente su pazienti che del proprio difetto fisico avevano fatto una vera e propria malattia. A ben vedere, da quei volti del prima e del dopo, mi sembra di cogliere come un sorriso, una sfumatura di serenità, una vena di soddisfazione. Allora, la bellezza è questa, è un sorriso, è la ritrovata sicurezza e pienezza di sé, è il valore intimo di un’autostima ricucita.

Ci congediamo e, sul punto di uscire, chiedo con falsa noncuranza consulenza e preventivo, per un’amica.

di Isabella Benedetti


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