Chieti, detenuta schiaccia ad un cancello agente della penitenziaria

Giornata da incubo per una poliziotta penitenziaria del carcere di Chieti che ha dovuto fronteggiare la follia di una detenuta straniera.

di Redazione | 24 Settembre 2022 @ 15:50 | CRONACA
Mala del brenta detenuti
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CHIETI  –  Come denuncia Giuseppe Ninu, segretario regionale per l’Abruzzo del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, “alle ore 9.30 circa. all’apertura del cortile dei passeggi, la detenuta di origine sud americana (messicana), con posizione giuridica appellante per una condanna di primo grado ad 8 anni, dopo che la poliziotta aveva aperto il blindato del passeggio e si apprestava ad aprire il cancello, veniva veniva schiacciata fra il cancello ed il blindo che gli è stato scagliato addosso con violenza, procurandole traumi da schiacciamento. La stessa detenuta, alcuni giorni fa, si era già resa responsabile di altra aggressione a danno di un altra detenuta. La collega, alla quale va la nostra solidarietà e vicinanza, è stata inviata, dopo essere stata refertata dal medico, in struttura dal quale è stata dimessa con la prognosi di giorni dieci ed il braccio destro immobilizzato”.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, sollecita interventi ministeriali: “Si intervenga al più presto perché il Personale di Polizia Penitenziaria è allo stremo. Non si può continuare così, senza un minimo di sicurezza per i colleghi che vanno a lavorare e non sanno se e quando ritorneranno a casa, senza contusioni o quant’altro. Mi preoccupa questo nuovo grave episodio avvenuto nel carcere di Chieti, anche perché continuano a restare inascoltate le nostre segnalazioni al DAP di Roma sulle disfunzioni e sugli inconvenienti che si riflettono sulla sicurezza e sulla operatività delle carceri campane e del personale di Polizia Penitenziaria che vi lavora con professionalità, abnegazione e umanità nonostante una significativa carenza di organico. Ed è incomprensibile che chi ha il dovere di intervenire, ossia l’Amministrazione penitenziaria regionale e nazionale, non intervenga tempestivamente”.

Capece denuncia, infine, che il personale di Polizia Penitenziaria non ha ancora ricevuto i previsti guanti anti-taglio, caschi, scudi e kit antisommossa, sfollagenti promessi dal Capo del DAP Renoldi: “La situazione delle carceri italiane, per adulti e minori, è sempre più allarmante per il continuo ripetersi di gravi episodi critici e violenti che vedono sempre più coinvolti gli uomini e le donne appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria. Donne e uomini che svolgono servizio nelle sezioni detentive senza alcuno strumento utile a garantire la loro incolumità fisica dalle continue aggressioni dei detenuti più violenti. Il taser potrebbe essere lo strumento utile per eccellenza (anche perché di ogni detenuto è possibile sapere le condizioni fisiche e mediche prima di poter usare la pistola ad impulsi elettrici) ma i vertici del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria fanno solo chiacchiere e la Polizia Penitenziaria continua a restarne sprovvisto. Basta! Servono con urgenza provvedimenti per gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria che ogni giorno, nelle galere d’Italia, sono le vittime di aggressioni, umiliazioni, improperi, ferimenti, risse e colluttazioni da parte della frangia violenta dei detenuti”.


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