Chiesa di San Paolo in Barete, riaperta a seguito dei lavori di restauro con nuove scoperte

di Redazione | 28 Giugno 2023 @ 05:20 | CULTURA
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BARETE (AQ) – Sono stati presentati questa mattina i lavori di restauro e miglioramento sismico della Chiesa di San Paolo Apostolo in Barete, antichissima chiesa madre e cappella del cimitero, alla presenza della Soprintendente Cristina Collettini, del funzionario storico dell’arte Saverio Ricci, del sindaco Claudio Gregori, del direttore dei lavori Giampaolo Amicosante, dei funzionari dell’Usrc, e delle imprese esecutrici.

L’intervento, che ha riguardato sia la parte strutturale – architettonica, sia quella degli apparati decorativi, è stato finanziato dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni de Cratere con delibera CIPE 135/2012 per € 1.160.000 e dal Comune di Barete per 23.710,19; il costo complessivo è di € 1.183.710,19.

È stato un intervento lungo e difficile – ha dichiarato la Soprintendente ABAP per L’Aquila e Teramo Cristina Collettini – che dimostra come da un evento catastrofico, quello che è stato il sisma del 2009, possono emergere aspetti positivi. Il restauro della Chiesa di San Paolo che, necessariamente, ha riguardato anche gli aspetti strutturali dell’edificio è stato una vera e propria riscoperta di apparati decorativi preziosi che riscrivono la storia di questo luogo e che ci raccontano di una fase importante per questa chiesa anche durante il Rinascimento. Per la nostra Soprintendenza è stata una vera e propria sfida ma il risultato finale è di grande qualità. Un lavoro che riconsegna alla comunità un monumento di grande importanza storico artistica perfettamente valorizzato”.

“L’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere esprime grande soddisfazione per la restituzione della chiesa di San Paolo alla comunità di Barete – ha dichiarato il Direttore dell’USRC Raffaello Fico in una nota –  L’ intervento ha consentito non solo la riparazione dei danni conseguenti al sisma 2009 ma anche una sapiente opera di restauro degli apparati decorativi interni grazie alla quale sono state riportate alla luce notevoli porzioni di affresco sulla parete presbiterale, prima nascoste sotto numerose scialbature, cornici in stucco ed intonacature. Lo studio delle strutture murarie ha inoltre permesso di comprendere l’originaria composizione della parete presbiteriale, sulla quale sono occultate da tamponature una nicchia ed un catino absidale, disposti simmetricamente rispetto l’asse centrale della navata ed il ritrovamento di una ulteriore nicchia dipinta sulla parete laterale destra. Il risultato finale è la riapertura al pubblico di un gioiello dell’architettura ecclesiastica di grande valenza storica ed artistica che appare oggi, rispetto allo stato ante operam, decisamente valorizzato”.

“E’ un momento importante per la mia comunità – ha dichiarato il Sindaco di Barete Claudio Gregori – che si riappropria di un luogo che è parte integrante della nostra storia e della nostra identità. Con la riapertura della chiesa di San Paolo. e per questo ringrazio l’USRC per il finanziamento concesso, la Soprintendenza per il lavoro di tutela e valorizzazione svolto durante tutto il lungo cantiere ed infine le imprese esecutrici per l’attenzione la cura che hanno posto nell’esecuzione dei lavori, si restituisce un luogo simbolo di questo territorio.  Questa Chiesa, che ho ricevuto in eredità con la mia neo-elezione – ha concluso il Sindaco – è un simbolo religioso importantissimo del territorio che oggi, con emozione,  restituisco, anche come gioiello artistico, alla comunità di Barete”.

Una riapertura molto attesa dalla comunità locale che riannoda il filo della storia interrotto all’indomani del sisma del 2009. Per questo è stata organizzata un’apertura straordinaria il 29 giugno alle 16:30, i funzionari della soprintendenza insieme ai tecnici delle imprese e alla direzione lavori svolgeranno delle visite guidate; mentre il 2 luglio in mattinata si svolgerà la Santa messa con il rito di ribenedizione del luogo sacro e la riapertura al pubblico della chiesa di San Paolo.

La chiesa di San Paolo è la “chiesa madre” per gli abitanti di Barete ed è anche la cappella del cimitero, la prima datazione si fa risalire al IX secolo, ma l’attuale edificio è riferibile ai secoli XII – XIII. E’ ad aula unica con catino absidale di origine romanica, oggi fuori asse in seguito all’ampliamento quattro-cinquecentesco. Presenta contrafforti laterali posti a sostegno dei grandi archi probabilmente parte di un precedente soffitto a volta, ora scomparso. La facciata della chiesa, la cui sommità è sormontata da un busto di S. Paolo in pietra, è realizzata in pietre squadrate con evidenti inserti di reimpiego; adia-cente ad essa vi è un imponente campanile, strutturalmente autonomo rispetto all’edificio principale. Sotto l’edificio sacro scavi archeologici effettuati prima del 2009 hanno riportato in luce tracce del primigenio impianto di età Classica [II-III sec. d.C.] al quale si aggiungono fasi costruttive in sequenza riconducibili al tardoantico-paleocristiano prima, al tempo dei Goti e Longobardi poi, fino all’epoca carolingia.

Gli interventi di restauro e miglioramento sismico hanno riguardato il consolidamento di tutto l’apparato murario e il ripristino delle sottofondazioni con la realizzazione di un nuovo solaio e relativo pavimento. Molto interessante è stato anche l’intervento di restauro degli apparati artistici che ha portato alla riscoperta dell’altare romanico e, sotto numerose scialbature, una parte del ciclo di affreschi della parete presbiteriale databile alla seconda metà del XVI secolo e riferibile agli ambienti artistici dell’epoca dominati dalla bottega di Francesco Paolo da Montereale e da Cola dell’Amatrice. L’intervento di restauro, che è proceduto attraverso le fasi di velinatura, consolidamento, stuccatura e ripresentazione estetica, ha riguardato anche le decorazioni a stucco, l’altare in pietra e il pulpito ligneo. Un intervento lungo e difficile che è stato portato a termine con dedizione dalle imprese Aterno Costruzioni e LaNorma, in qualità di subappaltatrice per gli apparati artistici. 

Cenni storico artistici  a cura del funzionario storico dell’arte della soprintendenza Saverio Ricci

“La chiesa presenta all’interno dipinti murali riferibili a un apparato decorativo la cui esecuzione fu promossa, almeno con netta prevalenza, nella seconda metà del XVI secolo, in particolare tra il 1550 e il 1570 circa, quindi posteriormente all’ultimo stravolgimento architettonico.  I dipinti, che sono stati in alcuni casi riportati alla luce nel corso dell’intervento di restauro appena concluso, decorano cinque nicchie a sezione semicircolare: tre nicchie sulla parete sinistra della chiesa (quella sud-ovest, cioè l’ultima a essere stata eretta in ordine cronologico), una nicchia nella controfacciata (a cui si deve aggiungere una ben più ridotta apertura quadrangolare nella sezione muraria della stessa parete, realizzata per accogliere ab antiquo il fonte battesimale, successivamente incorniciato da una mostra lapidea e ornato di un dipinto murale raffigurante il Battesimo di Cristo, che forse si deve far risalire a un’ulteriore fase, tra XVII e XVIII secolo), infine due nicchie, di cui una absidata e in quanto tale sormontata da calotta semisferica, disposte lungo la parete di fondo, nella zona adibita a presbiterio (ovvero la parte della chiesa posta alle spalle dell’altare centrale). Verosimilmente, tuttavia, ciascuna di queste nicchie doveva essere in origine consacrata come altare privilegiato concesso in patronato a famiglie nobili, giacché è stata dimostrata la presenza di sepolture databili all’ultimo quarto del XVI secolo: i resti umani erano deposti all’interno di casse lignee, disposte lungo i muri perimetrali, senza elementi di corredo. Quello che al giorno d’oggi, dunque, percepiamo come uno spazio sacro semplice, ad aula unica, era invece scandito da una serie di cappelle (non a caso tutte le nicchie restaurate mostrano di essere state inquadrate da una finta architettura dipinta), davanti alle quali le famiglie più illustri e benestanti del luogo si recavano in preghiera e facevano celebrare messe in suffragio dei loro defunti. In effetti, anche la nicchia della medesima parete sinistra che è situata subito dopo il pulpito, all’angolo con la parete di fondo (cappella dell’Assunzione), reca in basso uno stemma araldico dipinto con evidente intento di celebrazione dinastica, accompagnato da un’iscrizione lacunosa nella quale si legge «SUMPTIB[US] DOM[INIS] PETRIS 156[5?]» che può essere sciolta come “A spese dei proprietari della pietra” in cui la pietra va intesa come pietra d’altare: infatti le nicchie presentano alla base delle rientranze tali da ipotizzare che, nella loro profondità, venisse collocata una mensa lapidea atta ad essere consacrata e, di conseguenza, vi fosse consentito svolgere riti liturgici. L’importanza, per tutta la comunità lavaretana, di questa chiesa, è pure testimoniata sulla parete della controfacciata, ove è presente una piccola nicchia quadrangolare nella quale è inserito il fonte battesimale; la riquadratura lapidea, di pregevole fattura, reca in alto, al centro dell’architrave, lo stemma scolpito del Comune di Barete, lo stesso in uso ancora oggi: questo è il segno inequivocabile di come la chiesa sia stata utilizzata per secoli per celebrare i battesimi degli abitanti del territorio. Diverso, invece, il discorso relativo alla parete di fondo, in cui gli affreschi dovevano essere stati commissionati non da privati, ma dai presbiteri stessi (la chiesa aveva titolo parrocchiale) ovvero da confraternite di laici che avevano scelto la chiesa come loro sede: già nel 2014, una campagna di saggi stratigrafici aveva permesso di individuare la presenza, sulle superfici dell’abside romanica tamponata in epoca recente, di alcuni pregevoli affreschi, stilisticamente riconducibili all’ambito di Francesco di Paolo da Montereale, forse nella produzione tarda di bottega e quindi riferibile alla metà del XVI secolo. I lacerti della decorazione mostrano una teoria di Santi in adorazione della Vergine o più probabilmente di Cristo risorto nel momento dell’Ascensione attorniato da angeli e cherubini (purtroppo la parte superiore è completamente perduta), riquadrati da specchiature in finti marmi di cui è conservata quasi integralmente la zoccolatura inferiore. Notevolissimi sono pure le tre figure di Santi affrescate sembrerebbe in concomitanza con l’abside, che si dispongono, da destra a sinistra, in riquadri alternati equidistanti l’uno dall’altro: il primo è riconoscibile come San Biagio, per via dell’attributo del coltello che stringe in pugno, strumento attraverso il quale subì il martirio (fu infatti scuoiato vivo); il secondo, di cui è conservata unicamente la testa, di pregevole fattura pittorica, dovrebbe essere San Paolo, vista la posizione centrale che gli è stata assegnata; il terzo, posto ad angolo con la parete sinistra, è invece sicuramente San Michele Arcangelo, raffigurato nell’atto di schiacciare a terra Lucifero. Tutte queste porzioni della decorazione erano in parte riemerse a seguito dei saggi esplorativi eseguiti nel 2014.

L’ultimo dipinto riscoperto in ordine di tempo (nel 2021) è emerso, invece, al di sotto delle cornici in stucco e degli strati di scialbo soprammessi rimasti ancora sulla parete di fondo, che si è deciso, coraggiosamente, di rimuovere: le cornici in stucco erano, a ben guardare, un palinsesto in parte di epoca settecentesca e in altra parte invece, l’intervento sovrapposto si datava a una fase primo-novecentesca, conseguente forse ai danni riportati dall’edificio dopo il Terremoto della Marsica del 1915, che dovette spingere a obliterare definitivamente sia l’abside sia la nicchia ad essa speculare. Ebbene, proprio in questa nicchia che si pone, sulla parete di fondo, in dialogo con l’abside romanica, quasi a volerne costituire, con tutta evidenza, una sorta di completamento simmetrico per la mancanza di un secondo vano absidato, l’affresco emerso ha riportato in luce non solo una testimonianza pittorica di pregio, ma ha soprattutto restituito un documento iconografico di eccezionale interesse, dimostrando la valenza religiosa che la chiesa assunse nel XVI secolo. La Crocifissione che vi fu realizzata, forse dalla stessa maestranza già impiegata per l’affresco raffigurante l’Assunzione della Vergine, è infatti accompagnata sullo sfondo dagli episodi in sequenza della Passione di Cristo, mentre ai piedi della croce sono ritratti numerosi personaggi che indossano un saio bianco e un caratteristico cappuccio a punta che gli lascia scoperti solo gli occhi, affiancati da alcuni religiosi (si riconosce ad esempio una suora con l’abito delle monache agostiniane, sulla sinistra in primo piano).

Gli incappucciati alludono chiaramente a una confraternita di penitenti (detti anche disciplinati), ma ai margini di questo gruppo si intravedono anche volti di uomini e donne in abiti civili, da riconoscersi come esponenti della borghesia e della nobiltà cittadina che è lecito supporre concorsero alle spese della decorazione. Risulta evidente, in definitiva, che la chiesa di San Paolo ospitasse una potente congrega, sostenuta economicamente dalle donazioni e i lasciti dei più abbienti abitanti lavaretani, a cui si deve quasi certamente la committenza dell’apparato decorativo di quella zona che, come si è detto, era riservata ai presbiteri. Molto probabile che a finanziare i lavori fosse una Confraternita di flagellanti. La flagellazione in pubblico era una pratica di penitenza e disciplina che era stata introdotta dagli ordini religiosi mendicanti (francescani, agostiniani, camaldolesi, domenicani) nel XIII secolo e che, favorita attraverso la creazione di congregazioni laiche, si era diffusa rapidamente e a macchia d’olio culminando, in occasione del Giubileo del 1400, con l’episodio rinomato del “Moto dei Bianchi”, quando migliaia di incappucciati si misero in marcia verso Roma da tutta Italia per presentare le loro richieste al papa Bonifacio IX. Riguardo a possibili riferimenti autoriali, è presto per avanzare ipotesi attributive senza il supporto di ricerche archivistiche, ma è comunque osservabile l’indubbia sfera di influenza esercitata su queste anonime maestranze tanto dal già citato Francesco di Paolo da Montereale quanto da Cola dell’Amatrice, ascendente che affiora in particolar modo nelle cromie squillanti (gialli, rossi, viola sempre molto accesi), nelle forme anatomiche vigorose e nella resa espressiva dei volti, fino ai limiti del grottesco, che caratterizza ad esempio gli Apostoli che circondano il sepolcro della Vergine nell’affresco dell’Assunzione (si veda ad esempio l’uomo con la barba mossa e fluente che è evidentemente ispirato alla fisionomia del Dio Padre ideato da Michelangelo per le Storie della Genesi affrescate sulla volta della Cappella Sistina), ma che si riscontra pure nelle fisionomie del Cristo e degli angeli che, a fianco della Croce, raccolgono il sangue versato da Gesù nei calici.

Interventi strutturali e di restauro artistico

Gli interventi strutturali realizzati al fine di riparare i danni da sisma e garantire una messa in sicurezza efficace si possono riassumere come segue:

  • Consolidamenti delle murature mediante perfori armati e iniezioni di malta di calce;
  • Realizzazione di un sistema di controventi di falda al fine di salvaguardare il ribaltamento del timpano di facciata;
  • Un sistema di tirantature utilizzando le catene esistenti delle capriate.
  • Interventi di sottofondazione con realizzazione di nuovo solaio di calpestio e relativa pavimentazione
  • Consolidamenti delle murature mediante perfori armati, iniezioni di malta di calce e scuci-cuci;
  • Interventi di ripristino a seguito degli interventi effettuati al fine di restituire unità di lettura all’edificio

La Chiesa di San Paolo in Barete è stata oggetto di un intervento di restauro che ha portato alla luce, sotto numerose scialbature sulle pareti interne, cornici in stucco ed intonacature, diversi metri quadri di intonaco affrescato distribuiti sulla parete presbiterale. Lo studio delle strutture murarie e l’apertura di ulteriori tasselli hanno inoltre permesso di comprendere la reale struttura della parete presbiteriale, sulla quale sono occultate da tamponature una nicchia ed un catino absidale, disposte simmetricamente rispetto l’asse centrale della navata ed il ritrovamento di una ulteriore nicchia dipinta sulla parete laterale destra, tra il tabernacolo e la parete presbiterale.

L’ intervento di restauro delle opere d’arte presenti è stato predisposto ed eseguito su tutto l’apparato decorativo della chiesa, comprendente dipinti murali, opere in pietra e opere in legno. In particolar modo è stato ripristinato il ciclo di affreschi presente nelle nicchie sulle pareti e nell’abside, oltre ai lacerti presenti sulla parete presbiterio e nell’ambiente sacrestia.

Ciclo di affreschi – Lacerti di affresco in sacrestia – Interno nicchia fonte battesimale – Decorazioni Via crucis

Nel ciclo di affreschi, il primo intervento eseguito è stato la rimozione di tripli strati di garzatura, successivamente, studiando in modo accurato lo stato di conservazione delle pitture, si è proseguito con la rimozione degli strati di scialbo che obliteravano una percentuale delle superfici dipinte, permettendone così la lettura unitaria dell’opera. La parete del transetto risultava decorata da alcune cornici in stucco di recente manifattura, le quali sono state eliminate tramite adeguati metodi di distacco. La scelta è stata motivata da uno studio termografico preliminare ai lavori di restauro, dal quale si evinceva la presenza di una nicchia sottostante, totalmente ricoperta da apparato murario. Rimossi gli apparati murari e decorativi recenti si è posta in luce la grande nicchia, in uno stato di conservazione miracolosamente discreto, raffigurante una Crocifissione. Successivamente nell’intero ciclo sono stati eseguiti interventi di stuccatura di contenimento e di finitura. Le lacune di maggiori dimensioni sono state stuccate in sottolivello, mentre quelle di dimensioni minori realizzate a livello dell’intonachino. In accordo con la sorvegliante soprintendenza e la direzione lavori, sono state conservate le stuccature di un intervento precedente, oramai storicizzato. Per la completa riadesione della pellicola pittorica all’apparato murario, sono state effettuate operazioni di consolidamento per capillarità. Come fase di intervento finale è stata eseguita una reintegrazione pittorica selettiva, con il metodo mimetico e con velature ad acquerello.

Altare in pietra – Fonte battesimale in pietra – Portali in pietra nella sacrestia – Ostensorio in stucco

Dato lo stato di conservazione discreto degli elementi, sono stati eseguiti interventi di rimozione dei depositi superficiali coerenti, nelle fratture sono state realizzate stuccature a livello, mentre, dove erano presenti delle mancanze è stata effettuata una ricostruzione plastica di alcuni frammenti tramite malte. Alcuni dettagli sono stati reintegrati con colori ad acquerello a causa della perdita del pigmento, ad esempio l’iscrizione sulla cimasa mistilinea dell’altare, dove sono incise la data di costruzione e le committenze del luogo.  Lo stato di conservazione dell’ostensorio si presentava discreto, su tutta la superficie era presente una stesura di scialbo recente, rendendone necessaria la rimozione e la pulitura, a seguito degli interventi si è reso visibile il colore originale dello stucco. Sono state eseguite piccole stuccature nelle fratture.

Pulpito ligneo

L’opera, in legno di noce, si presentava in un pessimo stato di conservazione, tanto da rendere necessaria la sua rimozione dalla parete ed il trasporto in laboratorio. Sono stati eseguiti interventi di pulitura, disinfestazione da insetti xilofagi, consolidamento ligneo, stuccature, principalmente è stato effettuato un rifacimento della struttura portante, ormai compromessa nella stabilità e nella meccanica. Come ultime operazioni di finitura sono state eseguite una lucidatura e una protezione finale a cera d’api. Al termine delle operazioni il pulpito è stato riposizionato nel luogo originario all’interno della chiesa.


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