Chiacchierata con i ragazzi di Santaromero Coffee: Francesco e Gabriela

di Enrico M. Rosati | 04 Dicembre 2021 @ 06:00 | CULTURA
caffè
Print Friendly and PDF

Uno dei grandi pregi del nostro Bel Paese e tratto distintivo della cultura italiana è senza dubbio la diversità della gastronomia. Ogni regione vanta molte ricette e una varietà di produzioni alimentari da fare invidia a tutto il mondo. Ma se c’è una cosa che accomuna tutti da Nord a Sud è il piacere di un caffè a fine pasto. Che sia in moka fatto in casa o un espresso al bar, noi italiani non siamo molto transigenti sul nostro caffè. Ma sappiamo davvero cosa c’è dietro una tazza di caffè? Spesso diamo per scontato il prodotto che compriamo dagli scaffali del supermercato e che ci vantiamo di preparare come nessuno al mondo. Per rispondere a questa domanda, Francesco e Gabriela, due gastronomi laureati all’Università di Pollenzo, hanno deciso durante la pandemia di lasciare la loro vita torinese per intraprendere un viaggio in Colombia, paese natale di Gabriela, per cercare di collegare produttori e consumatori, facendo sensibilizzazione tramite i social network. Il caffè è uno dei frutti con la più lunga filiera in assoluto e prima di arrivare nelle nostre tazze passa da numerose mani. Difatti trascorrono anche 6-8 mesi dalla raccolta delle ciliegie fino alla dispensa della nostra cucina. E quanto del famoso caffè a un euro va veramente al produttore? Si parla di pochi centesimi, la fetta più piccola della torta. Il prezzo del caffè commerciale non è stabilito dai produttori, bensì dalla borsa internazionale. E’ facile immaginare come dietro queste trattazioni ci sia molta speculazione a discapito, ovviamente, dei produttori. Circa il 60% dei produttori a livello globale vende il caffè a un prezzo che non copre i costi di produzione. Grazie al movimento del caffè specialty (di alta qualità) si sta provando a valorizzare i piccoli produttori, garantendo un prezzo più alto e la tracciabilità di tutta la filiera per i consumatori. La strada, però, è ancora molto lunga.

Ma quali sono le vere sfide che i produttori devono affrontare in piantagione? Da quello che mi raccontano i ragazzi sono moltissime e come la maggior parte dei prodotti agricoli spesso sono definite dalla natura stessa. A causa del cambiamento climatico, per esempio, soltanto quest’anno la Colombia ha prodotto circa il 40% in meno e non è assolutamente prevedibile cosa succederà nei prossimi vent’anni.

Ma cosa possiamo fare noi? La cosa più semplice e meno impegnativa è quella di chiedere maggiori informazioni. Che sia al barista, nella drogheria e fino alle grandi aziende, abbiamo il diritto di conoscere da dove viene il nostro caffè. Una frase in particolare mi è rimasta in mente durante le diverse chiacchierate fatte con Gabriela e Francesco: “L’ingiustizia e la disuguaglianza si diffondono nell’oscurità: Dobbiamo accendere la luce.”

Cosa c’è dietro una tazza di caffe?

“Dietro ogni caffè ci sono tantissime cose. Ci sono molti Ugo e molte Anita. Ci sono molte ragazze e molti ragazzi con disabilità o disagio sociale. C’è molto dignità e voglia di riscatto sociale. C’è un movimento incredibile di molte mani. C’è la gestione di una azienda agricola e la necessità di organizzarsi con pochi strumenti. Ci sono progetti ambiziosi o la pura necessità di garantire un pasto a tavola. C’è tanto sudore e tanta fatica. C’è una jeep o un camioncino in strade spesso non asfaltate. Ci sono tradizioni di bisnonni, nonni e papà. Ci sono storie, che se siamo disposti ad ascoltare, cambiano il sapore di ogni singola tazza di caffè” (Francesco e Gabriela, Instagram @Santaromerocoffee)

 

 

[ngg src=”galleries” ids=”10″ display=”basic_slideshow”]


Print Friendly and PDF

TAGS