Checkmate! Scacchi e Bridge, due parenti stretti

A cura di Francesco Splendiani

di Redazione | 22 Novembre 2021, @06:11 | ATTUALITA'
Checkmate splendiani
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L’AQUILA  –  Cosa hanno in comune gli scacchi ed il bridge? Un preside potrebbe rispondere che sono due giochi entrati nelle scuole come insegnamenti integrativi; chi vive il mondo degli sport agonistici direbbe che questi due giochi da tavolo sono divenuti discipline associate del CONI, Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Se scacchi e bridge sono insegnati nelle scuole superiori italiane, vuol dire che ad entrambi si riconosce un reale potere formativo; ed il coinvolgimento del CONI evidenzia come essi non siano semplicemente dei giochi bensì veri sport della mente, attività agonistiche in cui degli atleti si affrontano per superare l’altro… e sé stesso.
In cosa consiste l’aspetto educativo di questi due giochi? Io li ho praticati entrambi, come agonista e come
istruttore, e vi ho scoperto diversi aspetti particolarmente validi ai fini dello sviluppo cognitivo dei giovani.
La caratteristica più evidente è il pensiero “lungo”, impostato non tanto sul “cosa fare ora?” quanto sul “cosa farò dopo?” La mossa sulla scacchiera o la carta giocata non sono fine a sé stesse: esse contengono già la previsione delle conseguenze e di come il giocatore pensa di affrontare le diverse possibili reazioni dell’avversario.
Scacchi e bridge abituano al pensiero strategico. Entrambi i giochi richiedono la valutazione dell’attuale contesto reale e le possibilità di sviluppo che esso offre. Questa valutazione è seguita dalla definizione degli obiettivi, a breve e lungo termine, e poi dalla scelta delle tattiche migliori per raggiungerli. In concreto, viene creata e rafforzata l’abitudine a riflettere prima di agire e a valutare le conseguenze delle proprie scelte. Non è simile a ciò che siamo costretti a fare nella vita di tutti i giorni? C’è poi il fattore tempo, visto sotto due aspetti: tempistica e rapidità.
La tempistica si riferisce al come devono susseguirsi le azioni che abbiamo programmate: ogni azione crea il contesto propizio per la successiva e la correttezza della sequenza è decisiva per l’esito finale. La capacità di prendere rapidamente una decisione tra le diverse scelte possibili è un altro aspetto essenziale di questi due giochi: restare insabbiati nell’indecisione su cosa sia meglio fare, porterebbe, alla fine, ad un’azione istintiva che accrescerebbe la probabilità di un errore.
Infine c’è l’aspetto relativo al problem solving. Quando si è creata una certa situazione sulla scacchiera o si sono acquisite determinate informazioni al tavolo di bridge, nasce la domanda su quale sia il problema e come possa essere risolto. Scacchisti e bridgisti sono accomunati dalla passione per la risoluzione di problemi. Nello scacchista c’è più somiglianza con l’atteggiamento dello scienziato, che analizza l’evidenza e ne trae conclusioni. Il bridgista è più simile al detective: conosce solo una parte della realtà e quindi cerca ed interpreta gli indizi che possono indirizzarlo verso la scoperta di ciò che ancora non sa. Lo studio di problemi di scacchi e di bridge, come quelli che La Settimana Enigmistica propone da sempre in una sua pagina, è uno degli strumenti di miglioramento del proprio gioco. Questo evidenzia un altro aspetto comune ai due giochi, in cui le regole si apprendono rapidamente ma sono poi richiesti tempi lunghi per raggiungere padronanza e forza agonistica, che si sviluppano attraverso un vero e proprio allenamento. Praticamente tutti i bridgisti conoscono gli scacchi, ma non è vero il contrario; tanti tuttavia sono gli scacchisti che, ad un certo punto, si sono appassionati al bridge.
Ne parleremo ancora.


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