Checkmate! Bridge – Magis

di Enrico M. Rosati | 13 Dicembre 2021 @ 06:53 | CHECKMATE
Checkmate Manis
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Magis: di più.

Praticamente tutto può essere fatto “di più”, meglio, dall’amore per Dio dei gesuiti (magis è il loro motto) alla più semplice delle nostre azioni quotidiane.

Che ci azzecca col gioco del bridge? Tanto.

Si tratta di un gioco di prese ed il loro numero dipende (anche) da come il caso ha distribuito le carte. Quando c’è di mezzo il caso, entra in ballo la statistica: quante sono a priori, in assenza di altre indicazioni, le probabilità del verificarsi di un certo evento?

I bridgisti neofiti impazziscono nell’imparare le tabelle sulle probabilità di distribuzione dei resti del colore: tornano bambini dei tempi in cui si imparava a memoria la tabellina pitagorica, allora sempre presente sull’ultima facciata dei quaderni a quadretti. Dopo un po’ semplificano limitandosi a “questo è più probabile di quello” o, peggio ancora, “questa figura si gioca così”. Insegnante dixit.

Col tempo, i più astuti sostituiscono le tabelle con il calcolo dei loci disponibili: se una mano di tredici carte ha cinque Picche ed un’altra due, dove scommettiamo che si trovi la Donna di Quadri? Tra le otto non-Picche dell’uno o le undici dell’altro? Mettiamoci sopra cento euro e vediamo chi sceglie gli otto loci anziché gli undici.

Vediamo assieme una mano ed il modo in cui ragiona il giocatore di bridge.

 

Mano Magis

Il contratto è di 6 Fiori, vale a dire dodici delle tredici prese possibili. Undici si vedono, 7 sono di testa e 4 affrancabili a Fiori, ma la difesa potrebbe incassare le altre due con il Re di Fiori e con la Donna di Cuori. Ovest ha attaccato con la Q di Quadri ed Est ha giocato il 2.

Il primo ragionamento è questo: “Mi è stato detto che con 11 carte nel colore “si batte”: le ultime due, Re e piccola, sono ripartite 1-1 tra i due avversari al 52% di probabilità. Se gioco l’Asso di Fiori ed il Re non cade perché la ripartizione è 2-0 (restante 48% dei casi) giocherò l’impasse contro la Q di Cuori: muoverò il J dalla mano e se il secondo metterà una piccola, io passerò il 2 del morto e farò la presa ogni volta che la Q è tra le carte di Ovest: 50% dei casi. 52% più la metà del 48% fa 76% di probabilità di realizzare il contratto.

Poi comincia a pensare: “Veramente le probabilità della Q in Ovest non possono mai essere del 50% perché gli avversari hanno sette carte, che possono essere ripartite 4-3, ma anche peggio: 5-2, 6-1, 7-0. Comunque uno dei due ne ha sempre di più dell’altro, quindi ha maggiori probabilità di possedere la carta che mi interessa. Ma poiché una volta su due sarà Ovest ad averne di più, ho una probabilità del 50% che le mie chances siano superiori al 76%; nel restante 50% saranno inferiori.

Se gioca da un certo tempo, ha un ulteriore pensiero: “Ma se la Q che mi interessa è fuori impasse, in Est, potrebbe anche essere secca (resti 6-1 = 2,86%, di cui la metà, 1,43%, ha il singolo in Est; una volta su sette la carta secca sarà la Q); la probabilità è di poco più dello 0,20%, ma tutto fa brodo. Quindi, dopo l’Asso di Fiori incasserò il K di Cuori e poi, rientrato in mano con il taglio della terza Picche, giocherò la manovra d’impasse: così facendo aumenterò le mie probabilità di successo!

Adesso vediamo come pensa il giocatore un po’ più esperto: “Se, preso l’attacco d’Asso, incasso anche il K di Quadri (entrambi gli avversari rispondono, al 97,14%) e poi gioco tre giri di Picche, tagliando di mano la terza scartina, con le otto Picche degli avversari ripartite 5-3 o 4-4 (79,4% dei casi) o anche 8-2 ma con il doubleton in Est (altro 8,5% da aggiungere al 79,4%), allora il mio contratto diventa sicuro: dalla mano gioco la Q di Fiori e se Ovest segue con il 2, io sto basso dal morto. Ovest ha mostrato di non avere né il vuoto (resti 0-2) né il K di Fiori secco (1-1), le ripartizioni possibili restano la 2-0 con K in Ovest (e allora la Q fa presa e il K, rimasto secco, cadrà sotto l’Asso) e la 1-1 con il K in Est, che fa presa. Se invece Ovest non risponde a Fiori, batto l’Asso e continuo nel colore. In entrambi i casi Est, in presa, ha solo carte di Cuori, Quadri e Picche e spetta a lui giocare: ho fatto una eliminazione e messa in mano. Se gioca Cuori mi garantisce le tre prese nel colore; se sceglie Picche o Quadri, mi permette di tagliare dalla mano e scartare il 2 di Cuori del morto, ed ora tutte le mie carte sono vincenti. La dodicesima levée è venuta dal taglio e scarto, con allungamento degli atout.” Nel suo monologo interiore ha usato termini tipici del bridge, comprensibili ad intuito. 

Il suo calcolo delle percentuali non è perfetto, ma la variazione è minima: le probabilità favorevoli a priori sono circa 85,39%. Comunque, per non spaventare, va precisato che il giocatore non si riempie la testa di tutti questi numeri: nella realtà egli arronza, in base al “questo è più probabile”.

Morale della favola: il “pensiero lungo” del bridgista è più o meno “lungo” a seconda di quanto è esperto. La pratica di questo gioco, come di quello degli scacchi, lo abitua non solo a pensare “e dopo?”, divenendo più prudente e previdente, ma anche al “magis, di più”: meno superficialità, abitudine ad un ragionamento più approfondito, alla scoperta di ciò che si cela dietro le prime apparenze.

Basta ciò a spiegare perché i buoni bridgisti diventano fanatici, a vita, di questo gioco? E perché è il gioco con le carte più diffuso al mondo, con oltre 1.500.000 agonisti e decine di milioni di appassionati?


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