Checkmate! La vita, il bridge e gli scacchi

di Enrico M. Rosati | 06 Dicembre 2021 @ 06:36 | CHECKMATE
Bridge Checkmate
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Due persone sono nella stessa condizione: possono godere dei vantaggi attuali o confrontarsi con  le avversità. Cosa anticiperanno? 

Il semplice porre la domanda spinge a credere che agiranno diversamente: l’uno si godrà il bene,  carpe diem, rinviando il male; l’altro farà il contrario: toglierà i problemi per poi godersi il bene  senza preoccupazioni. 

Nei giochi mentali queste due persone si comporteranno probabilmente allo stesso modo: le loro  diverse filosofie li porteranno ad anticipare il buono o il cattivo. 

Il bridge insegna a liberarsi prima degli ostacoli per poi avere una strada spianata; altre volte ad  usare il bene per preparare una situazione in cui il male non procurerà danni, anzi sarà funzionale per un successivo ulteriore bene. O ancora, il bene viene sfruttato in modo tale da impedire l’av vento del male. 

Il bridgista riconosce in questi casi tre tecniche proprie del gioco: un “fondamentale”, l’affranca mento, e due “giochi di fine mano”, l’eliminazione e messa in presa e la compressione.  

Vediamo qui un esempio del primo caso, l’affrancamento. 

Mano Bridge

Nella mano mostrata il dichiarante è arrivato al contratto di 6SA (piccolo slam, 12 prese) e dopo l’attacco di 10 di Picche conta, soddisfatto, 9 prese immediate ed  altre 3 affrancabili nel palo di Quadri, una volta uscito l’Asso. “Bene, intanto in casso le 8 prese a Cuori e Picche, facciamoli scartare; poi farò uscire l’Asso di Qua dri e scoprirò le carte, reclamando 12 prese”. Si gode quindi il suo patrimonio nei  colori nobili, ben ripartiti, scartando due Fiori, e poi gioca Quadri: ma il nemico  non prende con l’Asso né al 1° né al 2° giro. “Mi sono complicato la vita con le mie  mani! Speriamo che l’Asso sia alla mia sinistra, così il ritorno sarà nella forchetta  di Fiori. Altrimenti mi resterà la possibilità dell’impasse a Quadri.” E continua con  il terzo giro nel colore… 

Non importa come finirà la mano: il contratto era sicuro giocando le Quadri prima  di ogni altro colore; ora, mangiati tutti i rientri al morto, dipenderà dalla buona o  cattiva sorte. 

Quale dei due personaggi sopra detti avrà più probabilità di giocare in questo modo? Chi anticipa il  piacere (di continuare a far presa) o chi affronta prima il dispiacere (di cedere la mano agli avver sari)? 

Tutti gli istruttori osservano che l’insicurezza del principiante lo spinge a ritardare il momento di  cedere l’iniziativa, dando la presa all’avversario; ma, a parte questo, in che modo lo stile di vita  influenza il comportamento al tavolo da gioco? Si è aggressivi, moderati o timidi in entrambi i campi,  oppure l’atteggiamento generale varia con il contesto? 

Negli scacchi e nel bridge si riscontra spesso un parallelismo tra gli stili di vita e di gioco. Le domande  da porsi sono due: “l’influenza è reciproca?” e quindi “l’apprendimento di un diverso stile di gioco  può avere influenza sullo stile di vita?” 

Dato che stili e comportamenti, nei giochi sportivi, si possono imparare e migliorare, rispondere  “Sì” a queste domande corrisponderebbe a confermare la validità di scacchi e bridge, sport della  mente, per lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei giovani. 

Chi ha avuto in casa cucciolate di gatti o cani ha visto come i piccoli iniziano prestissimo a giocare  tra loro o con la mamma, o anche con coperte ed oggetti: stanno così imparando a coordinare i loro  movimenti. Il gioco è notoriamente il modo naturale di sviluppare le potenzialità offerte dalla col laborazione mente-corpo; giochi come scacchi e bridge dovrebbero essere sfruttati per potenziare  uno sviluppo mente-mente e modelli di comportamento utili per affrontare anche i problemi della  vita.

A cura di Francesco Splendiani


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