Checkmate! La preparazione a un torneo di scacchi

di Lorenzo Mayer | 07 Gennaio 2022 @ 06:15 | CHECKMATE
checkmate torneo scacchi
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Continua l’intervista con Evgenij Margolin, questa volta mettendo l’accento sulla sua esperienza nei training bootcamps, predisposti dai giocatori di scacchi per prepararsi a un torneo di rilevanza internazionale, primo fra tutti il Campionato del mondo

Hai partecipato a qualche training bootcamp per il Campionato Mondiale di Scacchi?

Si, ho partecipato a diversi training bootcamps, tra i quali quello di Sergei Karyakin prima della partita contro Magnus Carlsen e, più recentemente, come amico, a quello di Ian Nepomniachtchi per qualche giorno. 

A quale scopo vengono creati i training bootcamps? E come sono strutturati?

La ragione principale del bootcamp è prepararsi al torneo futuro. Si invitano diversi colleghi scacchisti, gli allenatori  con i quali si lavora costantemente e, talvolta, alcuni ospiti. Per 2-3 settimane si vive al di fuori della città per potersi dedicare all’allenamento in modo esclusivo. L’obiettivo principale è, nello specifico, quello di definire quali aperture si giocheranno. Questa è in realtà un’attività non-stop e decisamente, la più impegnativa. Di solito ci sono alcuni allenatori “fissi” che hanno come ruolo quello di preparare dei file di aperture che poi il giocatore dovrà memorizzare e sui quali si dovrà allenare.
Molto importante è creare un programma molto dettagliato del bootcamp e seguirlo con meticolosità.
Al mattino, dopo la colazione, si praticano attività di fitness seguite dall’allenamento scacchistico in una sala predisposta dove ci si dedica a risolvere dei puzzle o analizzare delle posizioni. Subito dopo il pranzo è previsto un periodo di riposo seguito da attività sportiva. Di solito gli sport più gettonati sono il basket ed il calcio, anche se quasi ogni giocatore di scacchi è un tennista esperto. Dopo la cena c’è ancora una sessione di allenamento sugli scacchi.
Quindi, fondamentalmente, il bootcamp serve a prepararsi su 3 livelli: fisico, mentale e professionale.

La preparazione fisica è quindi così importante? 

Credo che sia fondamentale. Gli scacchi sono indubbiamente uno sport che ti assorbe completamente. Giocare più partite da 6 ore l’una, mantenendo per tutto il tempo la concentrazione è una “tortura”, specialmente se dai tutto te stesso e magari perdi pure. Ci vuole moltissima forza di volontà ed energia fisica quando devi riprenderti da una sconfitta, per poi sederti di nuovo, il giorno dopo, dinanzi a una scacchiera e dare il massimo. 

Che ruolo giocano i social media in una partita come il Campionato del Mondo? 

Quando giochi una partita di tale rilevanza è importante proteggerti dall’influenza che i social media possono avere su di te. Infatti, è consigliabile non controllare nemmeno i notiziari o, ancora meglio, non toccare il telefono. 

Come consiglieresti ad uno studente di approcciarsi allo studio degli scacchi per migliorare? 

Dipende molto dal livello dello studente, ci sono moltissimi libri superbi sul tema, con puzzle da risolvere divisi per temi. E’ importante capire che per migliorare nel gioco degli scacchi devi risolvere moltissimi puzzle. C’è un detto nel karate, se dai 10.000 colpi rimani un novellino, quando raggiungi il milione allora puoi considerarti un maestro. Negli scacchi è tendenzialmente lo stesso, più ti eserciti, più migliori. 

Se il principiante in questione è davvero alle prime armi, come consigli di approcciarsi al mondo degli scacchi? Studiando le aperture? Risolvendo puzzle? 

Ci sono vari approcci, e dipendono molto dallo scopo che ha la persona che si avvicina al mondo degli scacchi. Se vuole migliorare in fretta è preferibile che si trovi un maestro, mentre se parliamo di autodidatti consiglio di leggere dei libri per principianti, per esempio quello di Capablanca sui fondamenti degli scacchi. Inoltre, come anticipato sopra, i puzzle sono fondamentali; per un principiante non c’è niente di meglio che risolvere puzzle per imparare più tatticismi possibili. C’è un detto davvero accurato in questo caso, negli scacchi vince colui che compie il penultimo blunder.


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