Checkmate! Intervista allo scacchista Mauro Cerasoli

di Enrico M. Rosati | 03 Dicembre 2021, @06:12 | CHECKMATE
Checkmate Cerasoli
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Ho intervistato, in presenza del CM Francesco Splendiani, la prima nazionale ed ex professore di matematica Mauro Cerasoli. Una persona solare, simpatica, di spiccata intelligenza ed arguta ironia che ha coniugato nel corso della sua vita la carriera da matematico e docente universitario a quella di scacchista. Il titolo di prima nazionale è il più alto della carriera non agonistica. 

Cosa ricordi della tua esperienza scacchistica aquilana? 

Ho iniziato a giocare seriamente a scacchi a L’Aquila grazie agli insegnamenti di un amico di Pescara, avevo circa 18/19 anni e si giocava alla Sala Baiocco, vicino all’albergo Italia. Il circolo era frequentato anche da persone strane, come chi suggeriva le mosse, e così per non essere disturbati ci siamo inventati molteplici varianti: in una di queste i pezzi rimbalzano sui bordi, o il cavallo fa due passi avanti e due di lato. La Sala Baiocco per me è durata il tempo dell’università perché dopo, avendo iniziato a lavorare come docente universitario ero obbligato a fare ricerca e pubblicazioni, il ché ha tolto il tempo agli scacchi. Ma nonostante gli impegni universitari ho continuato la mia professione con tornei scacchistici. Nel 1979 ho organizzato un torneo di scacchi a L’Aquila, a livello nazionale, presso l’Hotel le Cannelle, vicino alla stazione, a cui parteciparono molti giocatori famosi. Nel 2000 ho organizzato altri due tornei nazionali a San Demetrio ne’ Vestini. 

Quali sono i collegamenti tra gli scacchi e la matematica? 

Ci sono due collegamenti importanti: 

1) molti concetti della matematica, che sembrano difficili per gli studenti, si possono illustrare con gli scacchi, ad esempio le coordinate cartesiane, gli assiomi o postulati della geometria, perché negli scacchi dire che l’alfiere si muove diagonalmente è un assioma. Nella matematica non puoi definire certi concetti come punto, retta o piano, così negli scacchi non puoi definire i pezzi. 

2) Mi rende orgoglioso giocare a scacchi come matematico perché la matematica viene sempre presentata come pura e applicata, ad esempio 2+2 = 4 è matematica pura. Due pecore più due pecore fanno 4 pecore è matematica applicata. I matematici si sono sempre gloriati di fare matematica pura lasciando ad altre figure, come ingegneri, fisici, ragionieri o geometri del catasto, di fare matematica applicata. C’è un aneddoto famoso, riferito ad Euclide, che mentre faceva le sue lezioni un allievo gli chiese come poter guadagnare utilizzando la matematica e quest’ultimo venne cacciato.  L’unica matematica che era rimasta pura corrispondeva ai numeri primi. A Edmund Landau, docente di Teoria dei Numeri a Gottinga, gli allievi chiesero a cosa servissero i numeri primi, e lui rispose “non lo so, a me sono serviti a prendere questa cattedra”. Per concludere, l’altro grande inglese, Godfrey Hardy si vantava di essere l’unico matematico puro rimasto in quanto teorico dei numeri primi. Peccato che oggi anche i numeri primi si applicano per fare potenti codici segreti. 

Che cosa è un numero primo?

Un numero n è primo se un gruppo di n persone può essere inquadrato solo in fila indiana. 

Allora tutta la matematica si applica? 

Quasi tutta, mentre il gioco degli scacchi è l’unica matematica pura che abbiamo. A proposito degli scacchi voglio citare il brano di Dante nel Canto XXVIII del Paradiso:

L’incendio suo seguiva ogni scintilla, 

ed eran tante, che il numer loro

più che il doppiar delli scacchi s’immilla

in cui il sommo poeta vuole dare una idea di quanto sia grande il numero degli angeli vicini a Dio. 

“Più che il doppiar degli scacchi” che vuol dire? 

Narra la leggenda che Sissa Nassir, l’inventore di questo gioco (dando per scontato che non esiste un inventore solo), si era presentato al  suo re per offrirlo come dono. Il re affascinato, dal gioco, gli disse che gli avrebbe dato qualunque cosa chiedesse. Sissa rispose che si accontentava della quantità di grano che si formava mettendo un chicco sulla prima casa della scacchiera, due nella seconda, quattro nella terza e così via raddoppiando. Il re rimase di stucco quando il suo primo ministro, incaricato di soddisfare la richiesta, comunicò che non lo aveva e che non si sarebbe potuto produrre neppure se tutta la terra fosse coltivata a grano, mari e monti compresi.

E quanto vale questo numero?

Per calcolarlo bisogna applicare la formula seguente:

FOrmula scacchi

Ponendo x = 2 ed n = 63 si ottiene che il numero è 264-1 = 18.446.744.073.709.551.615. Quindi abbiamo applicato questa formula per dare la risposta; questi numeri, le potenze di due meno uno, sono oggi fondamentali per fare i codici segreti se sono numeri primi. 

E’ frequente che ci siano matematici che giocano a scacchi? 

No, non ne ho conosciuto nessuno nei tornei e l’unico che so è Emanuel Lasker, campione del mondo più volte agli inizi del 900. Questo ovviamente non vuol dire che non ci siano. Anni fa pubblicai un articolo riguardante la didattica della matematica in cui dicevo che è più utile per uno studente risolvere un problema di scacchi tipo “il bianco muove e dà scacco matto in tre mosse” che non risolvere un problema di geometria nel quale si applica il teorema di Pitagora. 

Nel corso della tua carriera da docente hai usato spesso gli scacchi per insegnare? 

Purtroppo no, perché insegnavo Probabilità e Statistica e gli scacchi non sono un gioco d’azzardo (aggiunge con un sorriso, ndr).

Hai delle aperture preferite? 

La mia apertura preferita, se ho il bianco, è il Gambetto di Donna (che gioco anche quando rispondo con d5 a d4), mentre con il nero gioco la Pirc o la Siciliana, dopo e4 del bianco. Ho scelto la Pirc perché da una mia indagine statistica su molte risposte a e4 scoprii che con essa il nero perdeva di meno.

Chi credi che vincerà tra Carlsen e Nepomniachtchi? 

Non ne ho idea perché non seguo più le partite a tavolino. Sono finiti i tempi in cui eravamo incollati allo schermo per tifare Fischer, ora gioco spesso con un giocatore umano che mi sceglie il server di chess.com.


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