Checkmate! GM Ian Nepomniachtchi, lunga vita al Gambetto di Re

a cura di Enrico Matteo Rosati e Ottavio Luigini

di Redazione | 12 Novembre 2021 @ 06:30 | CHECKMATE
Scacchi GM Ian Nepomniachtchi
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Checkmate Lunga Vita al Gambetto di Re

Il Grande Maestro ha dimostrato tutto il suo talento durante l’evento Norway Chess 2021, in una partita dal formato Armageddon: il bianco inizia con un incremento di tempo ma qualora si dovesse arrivare ad una patta, il nero vincerebbe la partita prendendo 1.5 punti mentre il bianco 1.

In questo scenario, Ian Nepomniachtchi giocava con il bianco, e già dalla sua seconda mossa, f4, ha lasciato gran parte degli spettatori e le due commentatrici Houska e Polgar con il fiato sospeso giocando il Gambetto di Re. 

Il Gambetto di Re è una delle aperture che ha fatto la storia degli scacchi ed era giocatissimo nell’Ottocento, in piena epoca romantica. È tuttora popolare tra gli amanti del gioco brillante ed aggressivo, ma ad alto livello continua ad essere visto con un certo scetticismo. Il nero può rifiutare il dono del pedone f4 (ed in questo caso si parla di Gambetto di Re rifiutato) con 2… Alfiere c5 o con 2…d5 ed in questo caso si parla di Gambetto Falkbeer ma di solito si continua con 2…exf4, optando così per il Gambetto di Re accettato. 

(N. B. Ultimamente il controgambetto Falkbeer ha cominciato ad essere giocato con una certa frequenza in risposta al gambetto di Re non nella variante classica 1) e4, e5; 2) f4, d5; 3) exd5, e4, ma con la risposta 3) … exf4)

Corso completo di Scacchi, C. Pantaleoni, R. Messa, F. Benetti, Le Due Torri p. 73

L’Apertura

Perché scegliere questa apertura? Ci sono vari motivi, il principale è che Nepomniachtchi al tempo del Norway Chess aveva da poco lanciato un corso di scacchi proprio sul Gambetto di Re, e quale occasione migliore se non uno dei tornei più importanti dell’anno per farsi pubblicità? 

Secondo poi, il Gambetto di Re è stato quello che ha portato ad una delle partite più famose nella storia degli scacchi, la partita immortale Anderssen-Kietserisky ed altre pietre miliari dell’era romantica degli scacchi.

Oggigiorno, il gambetto di Re è molto poco utilizzato, e viene solitamente adottato come arma di sorpresa. Infatti, nonostante questo sistema di gioco sia stato analizzato a fondo, proprio perché è un’apertura desueta non fa più parte della preparazione teorica dei giocatori, e chi lo adotta può cogliere impreparato l’avversario. L’abbandono del gambetto di Re è giustificato proprio dalla pratica e dallo sviluppo scacchistico dell’ultimo secolo e mezzo.

Infatti prima che nascesse la moderna teoria scacchistica, con Steinitz nella seconda metà dell’800, questo sistema era tra i preferiti e rispondeva alle caratteristiche di gioco dell’epoca: il bianco attaccava alla baionetta il Re avversario senza curarsi del materiale sacrificato, e il Nero pensava solo a difendersi sperando di superare la tempesta e far valere il vantaggio di materiale acquisito).

Come fa ad ottenere questo obiettivo il Bianco? Semplicemente sacrificando un pedone alla seconda mossa per occupare saldamente il centro, scoordinare l’azione dei pezzi neri (spesso il cavallo in f6 del Nero va a finire in h5) e aprendo il più possibile le linee della diagonale a2-g8 e della colonna f.

È, quindi, un sistema di gioco che non presenta problematiche di natura posizionale, né incanala il gioco verso schemi prestabiliti, ma si basa su un gioco veloce e spericolato.
La moderna teoria delle aperture e i principi elaborati da Steinitz in poi hanno decretato una condanna di questa apertura, in quanto a gioco corretto sembra che il Nero debba cavarsela bene e non avere alcun problema.

Come anticipato nella descrizione del libro di Le Due Torri, Alireza Firoujza accetta il gambetto, e già a partite dalla mossa 5 è possibile vedere che il bianco prova a giustificare la concessione del pedone occupando il centro, ma viene prontamente contrastato dall’avversario. L’intero intento dell’apertura è riscontrabile nella posizione raggiunta alla decima mossa (posizione già prevista dalla teoria delle aperture), nella quale il Bianco ha sacrificato anche una qualità ma ha ottenuto un gioco dinamico permesso da una migliore posizione dei suoi pezzi, dalle minacce dirette sul Re nero e dalla brutta posizione della Donna nera. 

Il Medio Gioco

Già a questo punto la partita è davvero complessa, e alla decima mossa il computer vede un vantaggio di un punto per il Nero che, però, nell’intento di difendersi dalle minacce del Bianco commette un errore grave (ricordiamo, a sua parziale scusante, che si trattava di una partita a tempo rapido, con 10 minuti per parte per concludere l’incontro) muovendo l’alfiere campochiaro in e6. Dopo questa mossa, la valutazione del motore cambia radicalmente da -1 a +2. Quale è la logica dietro alla mossa dell’alfiere in e6? Probabilmente è quella di annullare le minacce di scoperta con scacco derivanti dallo spostamento del cavallo in e5, ma, per sua sfortuna, il Nero ha scelto l’alfiere sbagliato: molto più efficace era dare scacco in b4 e poi coprire lo scacco di scoperta riportando l’alfiere camposcuro in e7. Invito anche a notare l’attività, dopo l’undicesima mossa, che ha il bianco rispetto a quella del nero.

Il Bianco ha due cavalli, un alfiere ed una regina già in gioco ed una prospettiva concreta di arrocco, mentre il nero solo un alfiere e la regina che comunque non sembra avere troppo spazio di manovra, infatti la valutazione ora è +3. Questa partita ricorda moltissimo quelle che venivano giocate nel diciottesimo secolo, e la posizione del bianco non lascia spazio ad errori. La partita è oggettivamente nelle mani del Bianco, e un ulteriore errore da parte del Nero alla tredicesima mossa costituisce Il momento decisivo. 

La mossa di alfiere in d6 fa schizzare la valutazione persino a +9, per quale motivo? In gergo si dice che ‘appende’ un pedone, ma soprattutto, il cavallo in f7 minaccia contemporaneamente la torre e l’alfiere nero, cosa che in gergo scacchistico è nota come forchetta. Il bianco, inaspettatamente, arrocca lungo (dal lato di donna) non sfruttando l’occasione, ma il nero piuttosto che mangiare il pedone che copre il cavallo, quindi togliendo di mezzo la prospettiva della forchetta, commette un grandissimo errore, non solo lasciando questa possibilità al bianco ma addirittura dandogli il bersaglio che, oltre il re, è il più importante sulla scacchiera, la regina che per l’appunto si muove in h6. Il bianco dà scacco, ed eventualmente, la famosa forchetta arriva alla sedicesima mossa. Il nero risponde bene, mangiando il pedone a supporto del cavallo, nonostante la mossa migliore è regina in f6.

La Conclusione 

Seguono varie mosse che sono perfette agli occhi del computer, ed i giocatori arrivano alla fase finale della partita con un enorme vantaggio da parte del Bianco dovuto all’esposizione del Re nero agli attacchi dei pezzi bianchi. L’analisi del computer “quantifica” questo vantaggio in un +9, ovvero la stessa differenza che si avrebbe se il Bianco avesse una Donna di vantaggio. Quest’ultima parte dello scontro si trasforma in una caccia spietata del bianco al re nero, fino a quando alla mossa 24 il nero commette una leggera inaccuratezza che porta la valutazione da +10 a #14 (scacco matto in 14 mosse). Poco dopo, Alireza FIroujza si arrende, concludendo una partita dal sentore romantico, che ha portato gli spettatori al riaprire i propri manuali del Gambetto di Re.


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