Checkmate! Bridge – La passione per la forchetta

di Enrico M. Rosati | 22 Agosto 2022 @ 06:20 | CHECKMATE
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Appena iniziano ad insegnare il gioco della carta, gli istruttori di bridge si tuffano sulla manovra più attraente per il neofita: la Forchetta o impasse.

Sarà per il fascino del nome francese, sarà per il gusto di far presa con una carta inferiore o per il profumo di tecnicismo che viene dal concetto di “incremento per posizione”, l’allievo s’innamora di questa prima manovra che gli viene insegnata e appena l’ha compresa abbastanza non vede l’ora di applicarla ogni volta che può. 

L’impasse è figlia della figura di carte in “forchetta”: A e Q, K e J, Q e 10 sono combinazioni di carte non contigue ma prossime, che fanno salire di rango quella inferiore se l’intermedia si trova nella mano che precede in rotazione oraria. La forchetta KJ ha lo stesso potenziale di presa della coppia KQ (mariage, per i raffinati) se la Q degli avversari deve giocare prima: se compare viene superata, promuovendo il Fante; se tenuta in mano, il Fante è superabile solo dall’Asso, quindi guadagna una posizione nel rango.

Il termine forchetta può apparire troppo triviale e viene sostituito da quello francese: ma non si usa fourchette (troppo simile), piuttosto fourche (non che il forcone sia più nobile della forchetta, ma suona meglio).

Man mano che si perfezione, il bridgista perde questa predilezione per la manovra d’impasse ed inizia a rimandarla, relegandola ad ultima chance; per finire poi per cercare di evitarla del tutto, quando può. La forchetta piace solo quando è l’avversario a giocarci contro, “in bocca” (torna l’idea del pasto, la forchetta serve a mangiare la carta intermedia).

Vediamo una mano che, didatticamente, rappresenta il punto finale della rinuncia all’impasse.

Forchetta

Il contratto è 6 Cuori e l’attacco in atout; due colpi eliminano quelle avversarie.

Il principiante vede subito dieci prese di testa, una sicura per promozione (a Picche) e forchette in due pali, che possono produrre la dodicesima.

Semplificando, gli hanno insegnato che un’impasse ha il 50% di probabilità di successo e che con due successive guadagnerà una presa nel 75% dei casi. Il suo piano diviene quindi di tentarle una dopo l’altra: quella a Quadri ha un movimento obbligato, quella a Picche può far catturare la Donna da qualsiasi lato: si tratta di indovinare.

Poiché gioca a colore, eliminate le Fiori da entrambe le mani, può sperare che se l’impasse contro un onore di Picche in Est va male, l’avversario in presa torni a Quadri, garantendogli la presa in più: si può giocare anche sull’errore avversario.

Continuando a pensare, nasce l’idea che l’impasse a Picche possa non servire: battendo Asso e Re, se il colore è 5-2 con la Donna seconda lo slam è fatto; se non cade ma è in Ovest il successo è ugualmente assicurato, per il ritorno obbligato a Quadri o in taglio e scarto. Questo gioco è preferibile rispetto al giocare l’impasse contro la Donna di Picche in Ovest.

Quando avrà imparato un po’ di più, il giocatore rinuncerà del tutto all’idea dell’impasse e non ne tenterà alcuna, per realizzare il contratto in sicurezza. Tolti gli atout ed incassate le tre teste di Fiori, giocherà l’Asso di Quadri e poi la Donna: qualsiasi giocatore vada in presa, dovrà scegliere se concedere la dodicesima presa con un taglio e scarto a Fiori o Quadri, oppure aprendo il colore di Picche, ove vi sono forchette in entrambi i lati.

È sempre questione di tecnica, ma si tratta di passare dall’elementare gioco di impasse a quello detto di “eliminazione e messa in presa”. È una manovra chiamata “di fine mano”, considerata da esperti ma, come dimostrato da questo esempio, concettualmente molto più elementare di quanto si è abituati a pensare.


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