Solitamente il bridge non è considerato un gioco d’azzardo perché nella maggioranza dei casi viene praticato come sport agonistico: ci si confronta con altre coppie o squadre giocando le stesse smazzate e questo crea una situazione di parità che elimina il fattore fortuna associato alla
distribuzione causale delle carte. Restano altre forme di fortuna, come la distrazione o il gioco errato dell’avversario, oppure la scelta giusta fatta per un motivo sbagliato, ma queste casualità sono presenti in tutti i campi dell’agonismo.
Nel giocare una mano il giocatore può comunque decidere di affrontare una quota maggiore o minore di rischio. Imposta il suo gioco su alcune certezze ma anche su determinate ipotesi relative alla distribuzione delle carte ed al comportamento degli avversari. Le ipotesi possono essere, per loro natura, più o meno corrette e più o meno probabili. La correttezza dell’ipotesi dipende dalla validità delle deduzioni logiche da cui nasce; le probabilità invece, condizionate o assolute che siano, sono legate a frequenze statistiche espresse in percentuali.
Le percentuali possono variare dallo zero al 100%, ma la sequenza con cui si giocano le carte può incidere sulle probabilità di successo; per questo ogni giocator cerca di accrescerle con le manovre che ritiene migliori. Si usa l’espressione “giocare la sicurezza” quando la sequenza di gioco massimizza la probabilità di ottenere il minimo risultato voluto, rinunciando però alla possibilità di fare un maggior numero di prese. Questa sicurezza è assoluta quando arriva al 100%, è relativa quando incrementa la
percentuale di successo senza garantirlo del tutto.
Come esempio, vediamo questa particolare distribuzione di un colore.
A Q 10 8 7 6
K 4
Le probabilità di fare sei prese con queste carte sono legate a due particolari distribuzioni dei resti, e precisamente:
– Tutte le 3-2 (67,8%).
– Tutte le 4-1 con il Fante singolo (5,6%).
– Tutte le 4-1 con il Fante sotto impasse, cioè prima della forchetta Q-10 (11,6%).
Il terzo caso è però solo teorico, perché se il giocatore non sa per certo che la ripartizione è 4-1 non ha motivo di affidarsi all’impasse; quindi le probabilità assolute a priori di fare tutte le prese sono del 73,4%. Ammettiamo ora che egli si accontenti di fare 5 prese anziché 6: la sua probabilità di ottenerlo è del 100%, se dispone di sufficienti comunicazioni e se gioca bene; ma a meno che non sia un forte giocatore, scommetto che non lo farà, per due semplici motivi: la tendenza all’automatismo e la pigrizia mentale. Agli inizi, il bridgista studia la teoria del movimento del colore; con ciò intende la successione con cui giocare le carte ripartite tra mano e morto. Quando le lunghezze non sono uguali, impara ad evitare il blocco giocando prima le carte alte della parte più corta, conservando una cartina di comunicazione per trasferirsi dalla mano con la corta a quella con la lunga. Assorbito questo concetto, con due onori sesti in una mano ed un onore secondo in quella opposta, giocherà sempre come prima carta l’onore secondo, salvo casi particolari in cui fare diversamente. Questa sequenza di gioco diventerà un automatismo.
La pigrizia mentale sarà la causa per ricorrere all’automatismo senza verificare se esista una ragione particolare per non farlo. La verifica consiste nella domanda: “Esiste un caso in cui giocando in modo consueto non farei cinque prese?” Si, esiste: se tutte le carte mancanti sono dopo la sesta, l’avversario con J 9 5 3 2 fermerà due volte il colore. Con la ripartizione 5-0 dei resti, cinque prese si possono fare solo superando con un onore una delle due carte di rango maggiore: il J o il 9. Se le cinque carte sono a sinistra, vedendo il secondo difensore non rispondere sul K giocato al primo giro si potrà giocare l’impasse contro il J ed ottenere le cinque prese; ma se il vuoto è dopo il Re, il pasticcio è già fatto: ora il secondo difensore è rimasto con un doppio fermo. Dov’è allora la sicurezza al 100%? Sta nel giocare piccola dal morto e stare basso dalla mano se il secondo non supera! Ha solo due carte per farlo, e se una è coperta dal Re, la difesa prenderà una sola volta; se non supera, la presa può essere lasciata all’altro difensore, ma allora la distribuzione dei resti risulterà 4-1 e quindi le restanti carte del dichiarante saranno tutte vincenti. Se poi il secondo mostra il vuoto, il dichiarante può prendere con l’onore e poi giocare l’impasse contro il J di Ovest.
Nei diagrammi seguenti si vedono le mani “di scuola”; il dichiarante, dopo aver preso l’attacco con il Re di Picche, muove il colore lungo “in sicurezza” per essere certo delle cinque prese. Può farlo perché a lato della lunga ci sono i rientri necessari, prima per giocare dal lato dovuto e poi, dopo lo sblocco dell’onore secco, incassare il colore affrancato.
Sul contratto di 6SA, ricevuto l’attacco di J di Picche, si prende al morto con il K e si gioca il 6 di Fiori; se compare il J o il 9 si supera e si continua nel colore, perdendo una presa in caso di distribuzione 5-0 dei resti ma mantenendo il contratto; se Est gioca il 5 o il 3 o il 2 si passa il 4, cedendo la presa ad Ovest ma affrancando tutte le altre Fiori; però in caso di 5-0, il 6 fa presa, per cui si cederà poi solo il J. Se Est mostra il vuoto, si prende di K e si prosegue nel colore, superando di misura la carta di Ovest e continuando fino a cedere una sola presa.
Ecco due esempi di mani complete:










