Cgil: “La Asl vuole far fronte alle carenze sanitarie dell’Alto Sangro con l’esercito”

AGGIORNAMENTO - Alto Sangro, Asl: "Medici militari come da accordo collettivo

di Redazione | 24 Gennaio 2024 @ 17:51 | SANITA'
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L’AQUILA – “Apprendiamo con rabbia e sconcerto della scelta della Direzione Generale della ASL di Avezzano Sulmona L’Aquila di far fronte alle gravi carenze sanitarie nell’area montana dell’Alto Sangro attraverso l’intervento dell’Esercito. Se tale decisione dovesse trovare conferma sarebbe di una gravità inaudita e nel contempo rappresenterebbe una offesa per tutte le popolazioni che vivono nelle aree interne sentendosi trattate in termini emergenziali”.

A scriverlo la Cgil dell’Aquila che a partire dalla sua carovana dei diritti, più volte ha denunciato l’assenza totale di alcuni servizi sanitari come la guardia medica in alcuni comuni dell’Alto Sangro. Per questo la Cgil sarà di nuovo in piazza il 1 febbraio 2024, ore 11, sotto la Direzione Generale della ASL dell’Aquila, “a manifestare il nostro dissenso verso scelte che non ci appartengono, non condividiamo e che contrasteremo in ogni modo. Torniamo a ribadire che abbiamo bisogno di attenzione, di programmazione, di investimenti, finisca la narrazione tossica del “va tutto bene” e si affrontino i problemi veri come l’accesso alle cure, il diritto alla salute, il mantenimento del sistema sanitario pubblico, universale e gratuito, si torni a rappresentare i bisogni delle persone, partendo dalle loro condizioni materiali e dalle loro necessità. Basta disuguaglianze, vivere nelle aree più remote della nostra provincia non può più essere un problema, ma deve essere una opportunità”.

A seguire il resto della nota inviata dal Sindacato:

“L’intervento militare in un’area che necessita di ben altre scelte ed attenzioni è la manifestazione plastica del totale fallimento della capacità amministrativa e programmatoria della Direzione Strategica della Asl e dell’Assessore Regionale alla Sanità, nonché il fallimento della politica nell’individuazione del Direttore Generale che, come è noto a tutte e tutti, è di nomina ed appartenenza politica delle maggioranze che si susseguono al governo della Regione Abruzzo.

È ormai palese il disinteresse verso i bisogni della nostra comunità, conta più una tessera di partito del diritto alla salute e alle cure, conta più una carriera personale della dignità delle persone, conta più un conto economico della vita di chi si ammala. L’utilizzo dell’esercito avviene di norma nelle fasi emergenziali e noi di nuovo ripiombiamo in quella condizione, ma questa volta a causa di scelte sbagliate, parziali e approssimative, a causa di una inammissibile disattenzione e sottovalutazione. Infatti, non siamo in emergenza per eventi eccezionali ed improvvisi o per calamità naturali, ma semplicemente perché chi avrebbe dovuto svolgere il suo dovere non l’ha fatto, mortificando un intero territorio ed una popolazione che continua a vivere una condizione di precarietà ed abbandono.

L’utilizzo delle forze militari per far fronte alle carenze sanitarie, è un atto grave, è l’ammissione di responsabilità di un fallimento preannunciato, aggravando quel senso di precarietà e smarrimento che da troppo tempo attanaglia la popolazione del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

Le aree interne meritano attenzione e non la dichiarazione dello stato di emergenza attraverso la presenza dell’Esercito. Si risponde alle necessità dei territori con la capacità di programmare gli interventi, con la consapevolezza dei bisogni e con la conoscenza del territorio, tutti fattori estranei a questa Direzione Strategica della ASL e alla Regione Abruzzo. Interventi temporanei e sconclusionati solo per sbarcare la prossima competizione elettorale non servono a nulla, non riconsegnano dignità alle persone, ma producono ulteriori danni, rischiano di generare un vulnus non più recuperabile”.

AGGIORNAMENTO

Alto Sangro, Asl: “Medici militari come da accordo collettivo”

“Dispiace dover intervenire per contestare affermazioni del tutto strumentali e pretestuose da parte di chi continua a far finta di non capire. Le criticità connesse al servizio di continuità assistenziale dell’Alto Sangro rappresentano una problematica legata alle note difficoltà nel reclutamento di personale medico che, come noto a tutti, rappresenta un problema diffuso in tutto il territorio nazionale”.

Lo afferma la direzione sanitaria aziendale in riferimento alle dichiarazioni apparse sulla stampa circa il servizio di guardia medica e la necessità per i territori dell’Alto Sangro di far richiesta di medici militari per un eventuale convenzionamento che vada a coprire le carenze di personale medico.

L’emergenza dell’Alto Sangro riguarda i comuni di Pescasseroli, Pescocostanzo, Opi, Villetta Barrea, Civitella Alfedena e Barrea che chiedono, affiancati dalla Cgil provinciale, il ripristino del servizio di 118 con ambulanza medicalizzata e del servizio di continuità assistenziale (guardia medica) nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

“Basta leggere – replica la direzione sanitaria – i titoli che appaiono quotidianamente sui giornali delle altre regioni: ‘Guardia medica, deserto a Parma il bando per 53 posti’ e ancora ‘Regione Umbria vanno coperti 7 posti ma bandi sempre deserti’, e si potrebbe continuare indipendentemente dal colore politico delle diverse regioni”.

“In realtà, la direzione aziendale sul problema ha profuso ogni sforzo per garantire continuità assistenziale al servizio della guardia medica delle aree interne – aggiunge – Già agli inizi dello scorso anno, erano stati pubblicati i 53 incarichi vacanti per le sedi di assistenza primaria ad attività oraria, note come guardia medica. Per le tre sedi di Pescasseroli, Pescocostanzo e Castel di Sangro, dei 12 medici necessari per coprire i turni risulta in servizio un solo titolare e il resto dei turni vengono affidati a incarichi provvisori, per cui a Pescasseroli risultano quattro incarichi vacanti, tre incarichi vacanti a Pescocostanzo e tre incarichi vacanti a Castel di Sangro. Le procedure di reclutamento per la copertura dei turni sono costantemente aperti, prova ne è che è stata acquisita, in questi giorni, la disponibilità da parte di un medico alla copertura, a decorrere dal 1 febbraio, di 10 turni presso la sede di Pescocostanzo. Inoltre, per sopperire alle esigenze assistenziali delle comunità di questa area territoriale, dal 1 gennaio la direzione aziendale ha attivato una postazione di 118 medicalizzata per le ore notturne con sede a Pescocostanzo”.

“In ultimo, – conclude –come esperito in altre realtà regionali, è stata richiesta alle autorità militari competenti la disponibilità di medici militari per un eventuale convenzionamento, nel rispetto della normativa nazionale prevista dall’Accordo collettivo nazionale del 28 aprile 2022, di cui chi fa affermazioni fuorvianti, evidentemente ignora l’esistenza”.

A prendere posizione in queste ore il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci che ha parlato di “fallimento”, in riferimento all’ intervento provvisorio dei medici dell’esercito, mentre la Cgil della provincia dell’Aquila annuncia battaglia anticipando che il prossimo 1 febbraio 2024, alle 11, sarà di nuovo in piazza, sotto la direzione generale della Asl dell’Aquila.


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