Sergio Paolilli Treonze – Da diverso tempo mi è capitato di osservare nel centro storico tanti puntellamenti in legno che, messi ormai più di 2 anni fa a  sostenere case, portali, finestre, hanno perso la loro funzione.

Li ho ammirati appena realizzati;  sono un prodigio della maestria artigiana dei vigili del fuoco. Utili e belli nella loro semplicità.

Ora stanno lì, strutture decorative, privi di funzione se non quella della memoria ai viandanti.

Allentati, in bilico;  altri addirittura appoggiati alle strutture che invece dovrebbero sostenere.

Non è colpa della neve e del suo peso.  Già da tempo erano in questa condizione.

Forse è stato il naturale dilatarsi e restringersi del legno nel corso delle stagioni, che con il tempo ha provveduto a “spingere”, a forzare le strutture a cui era stato posto a sostegno, e che poi, asciugandosi ci si è trovato fin troppo comodo.
Sarà stato l’eccessivo perdurare delle strutture di puntellamento, pensate per  essere un supporto provvisorio e divenute la cura definitiva.Già, il legno; elemento vivo,  forse l’unico nel centro storico dell’aquila che ormai odora di muffa e penetra le ossa con il suo freddo umido.

Una domanda vorrei porre quindi ai tecnici, ai tanti che compongono le squadre di valutazione e programmazione, al Sindaco:   il centro storico è davvero in sicurezza?

Dopo 3 anni, con le case che marciscono per la pioggia, il ghiaccio, e che implodono  sotto il loro stesso peso….

Se

la risposta fosse “si”,  ne va da sè che tutte queste strutture lignee  sarebbero  da ritenersi ininfluenti per la sicurezza delle strutture e dei viandanti. Ma allora, perché ci è stato speso così tanto, in termini di tempo e soldi?

Se la risposta fosse “no”,  si dovrebbe provvedere a vietare nuovamente l’acceso al centro storico,  a effettuare manutenzione ai puntellamenti, o meglio ad accelerare le ricostruzioni.

Ma ho idea che dovrò rimanere senza risposta,  continuare a credere che sia tutto controllato, e andare  a prendere un caffè  in uno dei bar riaperti  in centro, sotto un palazzo retto da palafitte di tubi innocenti e pali di legno.  In una trappola che chiamiamo “centro storico”.

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