Centro antiviolenza: 44 le donne le ospitate dall’inizio dell’anno

Previsto in settimana l'arrivo di altre due vittime di aggressioni. La media annuale di accoglienze è di 60-70 donne. Frezza: "Per andare avanti abbiamo bisogno di risorse e di altre case rifugio"

di Marianna Gianforte | 05 Ottobre 2022 @ 06:10 | ATTUALITA'
violenza contro le donne
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L’AQUILA – Il centro antiviolenza ‘Donatella Tellini’ dell’Aquila è pronto ad accogliere altre due vittime di violenza; donne che hanno chiesto di essere accolte nel centro di via Colagrande, dove si trova dal 2014, per chiedere riparo, protezione, ma anche aiuto a essere accompagnate in un percorso di reinserimento nel mondo sociale e lavorativo. Le due nuove ospiti del centro, come spiega la presidente Silvia Frezza, porteranno a 44 il numero delle donne purtroppo accolte dalle volontarie e dalle specialiste della struttura sino a questo momento da gennaio, avvicinandosi, così, sempre di più alla media annuale di 60-70 donne che hanno ‘bussato’ alle porte dell’Aquila e per le quali le porte e le braccia delle sostenitrici del centro si sono spalancate: ancora un numero altissimo, dimostrazione che la strada da percorrere contro la violenza sulle donne è ancora molto lunga.

Le 12 operatrici di accoglienza del centro antiviolenza ‘Donatella Tellini’ stabiliscono il primo contatto con le donne che si rivolgono al centro. Accanto a loro ci sono le avvocate e le psicologhe, nel caso in cui una donna accolta esprima la volontà di avere una consulenza legale o psicologica. Il centro rientra nella rete nazionale Dire, che riunisce i centri antiviolenza per le donne in Italia ed è inserito in una rete che lo vede interloquire con le forze dell’ordine, con le procure, con il tribunale per i minorenni, con il pronto soccorso, con le istituzioni locali. Diversi i progetti europei avviati, le collaborazioni con altre associazioni, con l’università, con la quale, tra l’altro, è in partenza un importante iniziativa.

“Due donne da ascoltare, da accogliere e da guidare nel percorso di uscita da una situazione di violenza di genere, degli uomini contro le donne – ha spiegato la presiende. Il centro si prodriga dal 2007,anno della sua fondazione a sostegno dei percorsi di fragilità dovuti alla violenza che le donne ubiscono. Abbiamo delle operatrici di accoglienza altamente specializzate che rispondono ai nostri due telefoni 24 ore su 24, organizzando gli incontri per capire la gravità della situazione, come agire, quali persone specializzate devono intervenire (ad esempio la psicologa, l’avvocata, l’assistente sociale) e per sostenere la donna in questo percorso. Quando arrivano trovano sempre due operatrici che lavorano in coppia, con cui avranno un dialogo di circa un’ora. Un percorso – aggiunge Frezza –  che dovrà essere seguito per mesi se non addirittura per anni. Altre donne vengono accolte nelle ‘case rifugio’ della rete antiviolenza presenti sul territorio aquilano (sono due al momento, delle quali restano sconosciuti gli indirizzi per una questione di sicurezza e di tutela delle donne accolte, spesso con i figli minori)”.

 

Un destino, quello dei figli, legato alla situazione di violenza vissuta dalle madri. Il centro antiviolenza dell’Aquila cerca di dare subito una casa dignitosa ai bambini e alle bambine,  che, a seconda dell’età vengono iscritti a scuola. Dunque, il centro antiviolenza si fa carico di tutte le spese dell’accoglienza dei piccoli, preoccupandosi di acquistare materiale scolastico, pagare trasporti e mensa, spese mediche, spostamenti. “I bambini sono destinatari di una tutela completa. E la prima tutela è, appunto, l’iscrizione a scuola. Successivamente vengono iscritti anche ai centri di aggregazione presenti sul territorio, sia durante il periodo scolastico, sia durante l’estate”, ricorda Frezza.

Il centro antiviolenza Donatella Tellini, però, si regge sulle gambe di una sola linea di finanziamento nazionale (legge 31 del 2006) che, come avviene in tutta Italia, arriva alla Regione e da questa all’associazione, ed è la stessa somma dal 2006. C’è bisogno di più risorse per portare avanti le molteplici attività del centro a tutela delle donne vittime di violenza, come spiega Frezza: l’anno scorso sono state rendicontate attività per circa 26mila euro. Attività consistenti che hanno bisogno di sostegno”.

Fondamentale è, specie in un contesto generale di tagli al sociale e di rincaro dei costi dei beni di prima necessità e delle bollette, che il Comune ripristini il finanziamento erogato per diverso tempo e stoppato nel 2017: una piccolo ristoro che, tuttavia, costituiva una boccata d’ossigenoper il Centro antiviolenza Tellini. Di qui l’appello della presidente a donare, chiaramente in base alle proprie possibilità (l’iban è disponibile qui), anche alla comunità aquilana e non aquilana, alle aziende, ai commercianti, ai cittadini che credono nel progetto dell’associazione e nell’importanza di alimentare un luogo di protezione e ‘riabilitazione’ di persone che si trovano a vivere un momento fragile della loro vita, quasi sempre lontane dalla loro terra e dalla loro famiglia perchè, per potersi affrancare da un passato di violenza e di dipendenza anche economica dei loro aggressori (spesso mariti, fidanzati, amici), occorre insediarsi in luoghi difficilmente raggiungibili. Ecco perché gli indirizzi delle case rifugio devono rimanere tassativamente segreti. 

Intanto, sul fronte sostegni e finanziamenti, a breve ci sarà un incontro tra le rappresentanti del centro e le due assessore del Comune dell’Aquila al Sociale Manuela Tursini e alle Pari opportunità Ersilia Lancia. La speranza è di poter ricorrere a fondi europei o ai tanto più vicini fondi del Pnrr. 


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