Cento anni fa il treno L’Aquila-Capitignano. Oggi il trasporto ferroviario è ancora un’incognita

di Alessio Ludovici | 03 Novembre 2022 @ 06:00 | RACCONTANDO
l'aquila Capitignano
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L’AQUILA – Cento anni fa veniva completata la ferrovia L’Aquila-Capitignano, a scartamento ordinario e binario unico, con locomotive a vapore collegava il capoluogo all’Alto Aterno, nelle intenzioni per facilitare il trasporto della preziosa torba di Campotosto che dopo qualche anno però, negli anni ’30, sarebbe stata sommersa dal lago di Campotosto, con le dighe per produzione di energia elettrica, mettendo fine alla estrazione di torba.

L’Aquila post-unitaria e pre-fascista cerca nei collegamenti ferroviari una via d’uscita dall’isolamento cui vicende storiche locali e non l’hanno costretta. Una vicenda, quella delle ferrovie aquilane, che comincia proprio all’indomani della nascita del Regno d’Italia con il “Voto”  – siamo nel marzo del 1861, della municipalità aquilana, guidata dal sindaco Fabio Cannella, al parlamento in cui si chiede, tra le alte cose, l’inserimento della città nella rete ferroviaria nazionale. L’anno dopo, nel 1862, viene finanziata la realizzazione della Popoli L’Aquila Rieti, che poi diventa Sulmona – L’Aquila – Rieti che, dal 1883, proseguirà fino a Terni. 

La costruzione della stazione a L’Aquila porta alla realizzazione di via XX Settembre che aveva proprio lo scopo di collegare il centro alla stazione e che dal 1907 avrà a disposizione anche una linea di bus elettrici che risalendo via XX settembre passava per via Persichetti, via Roio, Piazza Duomo e quindi arrivava a Piazza Palazzo. 

L’AQUILA – CAPITIGNANO

Per sfruttare la torba di Campotosto nasce, a cavallo dei due secoli, anche il progetto della L’Aquila – Capitignano che sarebbe dovuta anche diventare un tronco di una più vasta direttrice tra Roma, L’Aquila e la costa teramana.

Una trentina di km, la cui costruzione comincia a ridosso degli anni ’20 e viene completata nel 22. La prima corsa è del febbraio del ’22. Un’oretta e poco più e si poteva raggiungere l’alto Aterno in treno, con stazioni a Coppito, San Vittorino, Cermone, Pizzoli, Barete, Cagnano, Marana e Montereale.

Ebbe vita breve. Come detto i piani del fascismo erano altri. La mancata prosecuzione per Teramo e i piani di costruzione della diga, i cui lavori iniziarono nel ’39, condannarono la ferrovia a una rapida chiusura a metà degli anni ’30. Restano le stazioni, quella dell’Aquila ad esempio oggi è usata come sede di uffici giudiziari, altre sono in disuso. Ill tracciato, che seguiva quello del fiume Aterno è interessato dai progetti dei nuovi lotti della ciclovia dell’Aterno. 

E restano, cento anni dopo, anche le esigenze di collegamento della città che A24 a parte e L’Aquila – Amatrice ancora da completare, non hanno fatto tanti altri passi in avanti. La discussione sulla rete ferroviaria vede L’Aquila ancora ai margini e ora sembra tramontare, stando alle ultime dichiarazioni di Marsilio, anche il progetto del treno a idrogeno. Questo sarebbe emerso in un incontro preliminare del gruppo di lavoro composto da rappresentanti di Comune dell’Aquila, Regione Abruzzo, Rfi e Mims, che tavolo che dovrebbe redigere lo studio di fattibilità tecnico economica (finanziato dal Governo) per la realizzazione del collegamento ferroviario tra L’Aquila e Roma. Il giorno dopo l’incontro la doccia fredda. E’ lo stesso Marsilio, in una nota, a denunciare foschi presagi: “Da RFI pretendiamo risposte chiare. Per lungo tempo abbiamo atteso, anche troppo pazientemente, che RFI elettrificasse la tratta ferroviaria da Sulmona a L’Aquila, un progetto che non ha mai visto la luce nonostante i finanziamenti annunciati. Lo scorso anno il Ministero delle Infrastrutture, insieme al commissario Legnini, ha esercitato notevoli pressioni per convincere le Regioni interessate a sposare il progetto del treno a idrogeno per la tratta Terni-Rieti-L’Aquila-Sulmona. Secondo il Mims, comprare treni a idrogeno e realizzare centri di produzione sostenibile e stoccaggio a km zero sarebbe stato più veloce e conveniente che risagomare gallerie e realizzare la linea elettrica aerea.”

“Piuttosto che attendere anni – ha incalzato Marsilio – e nuovi fondi, con lavori impattanti che avrebbero interrotto per lungo tempo l’esercizio ferroviario, abbiamo dato l’intesa in Cabina di Coordinamento integrata per l’utilizzo del Fondo complementare ‘sisma’ del PNRR. Il Commissario Legnini ha quindi individuato in RFI il soggetto attuatore.
Apprendere ora dalle parole dello stesso Commissario che RFI starebbe tirando il freno a  mano, ponendo dubbi e incertezze sulla realizzazione del progetto e sulla sua stessa fattibilità, fa scattare la soglia dell’allarme e ci costringe a dire in maniera perentoria che non possiamo più tollerare ritardi e incertezze.  Adesso è giunto il momento di dare risposte concrete.

Anche Tua, sulla base di studi recenti ha evidenziato che sui costi di gestione ci sono previsioni di un incremento difficilmente sostenibile senza ritoccare i corrispettivi dei contratti di servizio. Chiederò nella prossima occasione di incontro della Cabina integrata che il Commissario si faccia parte diligente per arrivare a un immediato chiarimento, e nel caso non giungessero parole chiare che smentiscano ogni dubbio, proporrò che le somme inizialmente destinate al progetto a idrogeno vengano usate per acquistare treni elettrici dotati di pacco batterie sufficienti per assicurare l’intermodalità tra la linea Pescara-Roma e Sulmona-L’Aquila. Chiediamo chiarezza a RFI per evitare di perdere un importante finanziamento utile per le infrastrutture delle aree interne della nostra regione”.

In alto mare insomma, con istituzioni ed enti che si rimpallano le responsabilità e con, sullo sfondo, il mega progetto da 7miliardi di euro, per un discutibile, secondo diversi tecnici, miglioramento della Pescara – Roma.


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