Censis, atenei abruzzesi in difficoltà. Univaq terzultima nel ranking dei “medi”

di Alessio Ludovici | 21 Luglio 2021 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Chiudono il ranking, all’ultimo, penultimo e terzultimo posto, l’Università di Napoli L’Orientale, l’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro e l’Università dell’Aquila.” E’ il tradizionale e prestigioso appuntamento con il ranking del Censis a fare una fotografia dello stato delle università italiane. Il ranking è suddiviso in categorie. Tra i mega atenei, cioè quelli con oltre 40mila iscritti, ai primi posti ci sono ancora Bologna e Padova. Nella categoria grandi atenei, tra 20 e 40mila iscritti, mantiene la prima posizione Perugia, inseguita da Salerno e Pavia.  Penultima nella categoria l’Università di Chieti Pescara.

Ci sono poi i medi atenei, tra 10mila e 20mila iscritti con Trento a guidare la classifica, seguita da Siena e Sassari. Terzultimo, come detto, il nostro ateneo cittadino. Settima, sui 9 atenei della categoria, l’Università degli studi di Teramo. 

E’ la ventunesima edizione della Classifica Censis delle Università italiane, e vengono presi in considerazione una serie di parametri per valutare il sistema universitario italiano, sia gli atenei statali che quelli non statali. Vengono valutate le strutture disponibili, i servizi erogati, il ivello di internazionalizzazione, la capacità di comunicazione 2.0 e l’occupabilità. Vengono inoltre stilata, sulla base di tutta una serie di parametri, le classifiche della didattica delle lauree triennali, delle magistrali a ciclo unico e delle lauree magistrali biennali.

La valutazione delle singole aree didattiche degli atenei statali si base sostanzialmente su due indicatori: la progressione della carriera degli studenti e l’internazionalizzazione, e il punteggio di ogni singola famiglia aggrega a sua volta tutta una serie di indicatori specifici per ciascuna famiglia di valutazione. Anche nelle aree didattiche gli atenei regionali occupano la parte bassa delle classifiche. 

In generale, la buona notizia per il sistema universitario, è lo scampato rischio crollo delle immatricolazioni, tanto temuto all’indomani dello scoppio della pandemia con le sue pesanti conseguenze sociali ed educative. A sostenere le iscrizioni, vista l’emergenza, ed un pò’ come successo all’Aquila all’indomani del terremoto, le specifiche misure di welfare varate per sostenere le iscrizioni e che hanno permesso una crescita del 4,4% delle immatricolazioni.


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