C’è chi rimarrà in smart working anche dopo la pandemia

di Marco Signori | 09 Maggio 2020, @08:05 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Qualcuno lo aveva auspicato, altri lo avevano pronosticato e altri ancora persino temuto. Ora con la comunicazione che l’amministratore delegato dell’Enel Francesco Starace ha inviato a tutti i dipendenti è sancito che lo smart working, imposto dall’emergenza Coronavirus, è un passo dal quale difficilmente si tornerà indietro.

La multinazionale italiana dell’energia ha suddiviso il personale in 3 fasce: quelli che sono tornati al lavoro da appena si è aperta la cosiddetta Fase 2, come gli operativi che lavorano sulla rete della distribuzione, quelli che sono chiamati a rientrare in ufficio in base alle necessità uno o due giorni a settimana, e quelli che continueranno a lavorare a distanza fino al 31 dicembre.

Da quanto si apprende, questi ultimi costituiscono la stragrande maggioranza dell’organico dell’Enel e per molti la scelta di prorogare la misura fino alla fine dell’anno rappresenta l’anticamera di una scelta strutturale.

Ad aver attivato lo smart working, a partire dall’inizio di marzo seppur in modi e tempi diversi, sono stati tutti gli enti pubblici, compresi quelli locali come il Comune dell’Aquila, dove si stima che circa il 60 per cento dei dipendenti sta lavorando da casa.

“Nonostante qualche interpretazione iniziale errata delle norme”, commenta Fabio Frullo della Confsal, “siamo molto soddisfatti di come stiano andando le cose, vogliamo che aumentino le procedure di sicurezza e la prima non può che essere quella di tenere i dipendenti fuori dal posto di lavoro, poi occorre che chi invece frequenta l’ufficio sia dotato di dispositivi di protezione individuale e ci auguriamo che vengano forniti visto che ad oggi sono ancora molto carenti, per non parlare dei termoscanner, che sono stati imposti dal Protocollo nazionale per la sicurezza sui luoghi di lavoro ma la Pubblica amministrazione è la prima a non averli ancora”.

Il telelavoro era già previsto dalle norme ma la stragrande maggioranza delle amministrazioni si erano ben guardate dall’applicarlo con il timore di peggiorare le performance dei dipendenti che invece, secondo le valutazioni dei sindacati, lavorando a distanza stanno aumentando la produttività.

“È chiaro che negli enti di gestione, come i Comuni in cui devono essere assicurati servizi di front office o manutentivi, è più difficile applicare lo smart working”, fa osservare Frullo, “ma un quelli di programmazione come le Regioni questo sarebbe molto più semplice”.

“Da quanto sappiamo l’orientamento del Ministero della Funzione pubblica è quello di prevedere anche per il post-emergenza che il 30 per cento dei dipendenti debba svolgere il telelavoro”, dice il sindacalista, “il che comporterebbe per la Pubblica amministrazione anche risparmi di gestione ingenti”.


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