Cavilli e incognite Inps, le piccole imprese: programmare riaperture anche in Abruzzo

di Marco Signori | 08 Aprile 2020 @ 07:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Ci sono lavoratori che si ritrovano senza stipendio né ammortizzatori sociali perché il governo ha stabilito che chi è stato assunto dopo il 23 febbraio non possa accedere agli strumenti messi in campo. Allo stesso tempo, i provvedimenti del governo hanno previsto che nessuno dopo quella data possa essere licenziato, ma le imprese in questo momento non sono in grado di pagargli lo stipendio”.

Casi isolati, in una regione morsa dalla crisi già prima dell’arrivo della pandemia, ma non trascurabili se si vogliono garantire gli stessi diritti a tutti. Ne è convinto Massimiliano Mari Fiamma, segretario generale di Apindustria, che a L’Aquila Blog spiega come “si è trattata tutta l’Italia come se fosse la Lombardia, quando ci sono molte differenze da zona a zona e questo andrebbe valutato attentamente anche nella pianificazione della ripartenza”.

Su quest’ultimo aspetto, in particolare, Mari Fiamma insiste: “Non si potrà far riuscire tutti insieme e con le stesse abitudini di prima, non è che quando si riesce ci si accalca a fare l’aperitivo. La stessa cosa vale per le imprese. Bisogna da subito ragionare su quello che accadrà dopo e ipotizzare in quali regioni per prime riprendere le attività”.

“L’edilizia è sicuramente uno dei settori che sta soffrendo più di tutti”, fa osservare il segretario dell’Apindustria, “ma il protocollo sulla sicurezza sottoscritto da governo e parti sociali è molto poco sostenibile, soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione post-terremoto. L’Aquila ha migliaia di cantieri ma ce ne sono molti anche in fase di ultimazione: la ditta di impiantistica che deve solo completare un’abitazione, ad esempio, come fa a installare i bagni chimici richiesti dal protocollo?”.

“Ragioniamo sul dopo”, insiste Mari Fiamma, “la programmazione è essenziale, lo abbiamo ribadito anche alla riunione della cabina di regia tra Regione, imprese e sindacati che si è riunita in via telematica”.

Per le imprese, poi, molte preoccupazioni derivano dagli ostacoli che sembrano essere rimasti gli stessi di quelli di un regime ordinario, nonostante l’emergenza: “Non si è riusciti a derogare all’accordo sindacale – fa osservare Mari Fiamma – essenziale per chiedere all’Inps la Cassa integrazione. Le imprese possono anticipare il pagamento dell’ammortizzatore ai dipendenti ma questo significa recuperare quelle somme mesi dopo e per di più con l’incognita dell’accettazione da parte dell’Inps, perché spessissimo è capitato che a tre mesi dall’istanza l’istituto respingesse la domanda di Cig e le imprese si sono ritrovate a dover pagare mesi di arretrato ai lavoratori”.

“Questo accade in situazioni ordinarie, è vero – valuta il segretario dell’Apindustria – ma ora l’Inps si comporterà diversamente? E se dovesse respingere le domande Covid-19 tra tre mesi? Potrebbe farlo, sostenendo magari che gli accordi sindacali non sono corretti. Il buon senso dovrebbe farli ragionare e non agire così, ma servirebbero regole chiare senza doversi affidare al buon senso!”.

“L’impresa”, dice Mari Fiamma, “è insomma il vero stato sociale italiano, su di lei va sempre a finire qualsiasi gravame. E più è piccola, più i problemi sono enormi, spesso lavorano sul debito e nel momento in cui si interrompere il flusso continuo ci si ritrova, come oggi, ad avere uscite senza entrate. Se qualcuno ha messo legna in cascina la sta bruciando, non si ragiona in prospettiva quindi rischieremo di perdere tempo dopo”.

D’altra parte, fa osservare, “affitti, bollette e spese varie continuano ad esserci”.


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