Cassazione, no alla diffamazione se il giornalista riporta le parole dell’intervistato

di Redazione | 14 Giugno 2021 @ 06:00 | LA LEGGE E LA DIFESA
mascherina rapinatore
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Se il giornalista riporta fedelmente il testo di un’intervista che contiene anche dichiarazioni lesive dell’altrui reputazione non è punibile per il reato di diffamazione a mezzo stampa. 

E’ quanto ha deciso la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 25 maggio 2021 n. 14380. La suprema corte stabilisce che nel caso del giornalismo l’elemento scriminante è l’esercizio del diritto di cronaca “a condizione che la qualità dei soggetti coinvolti, la materia della discussione e il più generale contesto in cui le dichiarazioni sono state rese presentino […] i necessari profili di interesse pubblico all’informazione, tali da far prevalere sulla posizione soggettiva del singolo il diritto di informare del giornalista”. Sono questi gli elementi che i giudici di merito devono valutare, ossia l’esistenza di un effettivo interesse pubblico nella notizia e che il giornalista “non abbia manipolato o elaborato le dichiarazioni dell’intervistato, in modo da falsarne anche parzialmente il contenuto”.

Il caso riguardavo un’intervista di una giornalista condannata dai giudici di merito al risarcimento di 20mila euro a favore di una cooperativa per un articolo considerato diffamatorio. 
L’intervista era invece al vicepresidente della commissione sanità di un consiglio regionale e l’interessato per spiegare le disfunzione di un sistema aveva usato espressioni considerate diffamatorie dalla cooperativa, in particolare una: dichiarava infattio che i bambini malati erano abbandonati e “condannati a mangiare porcherie” per mero interesse della cooperativa. 

I giudici di merito avevano escluso l’applicazione del diritto di cronaca, dal momento che la giornalista aveva riportato integralmente il contenuto dell’intervista e l’intervistatrice avrebbe dovuto vagliare le dichiarazioni.

La cassazione ha invece ribadito che “è applicabile la scriminante dell’esercizio del diritto di cronaca alla condotta del giornalista che, pubblicando “alla lettera” il testo di una intervista, riporti dichiarazioni del soggetto intervistato oggettivamente lesive dell’altrui reputazione, a condizione che: la qualità dei soggetti coinvolti,
la materia della discussione, e il più generale contesto in cui le dichiarazioni sono state rese presentino, sulla base di una valutazione – questa sì riservata al giudice del merito, i necessari profili di interesse pubblico all’informazione, tali da far prevalere sulla posizione soggettiva del singolo il diritto di informare del giornalista” (Cass. 2733/2002, Cass. 10686/2008, Cass. 5066/2010, Cass. 23168/2014).

 


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