Cassa integrazione al palo, consulente lavoro: in Abruzzo se ne parlerà a giugno

di Marco Signori | 25 Aprile 2020, @07:04 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Peggiorano le previsioni dei consulenti del lavoro sui tempi di erogazione della Cassa integrazione, ordinaria e in deroga, che in Abruzzo registra ritardi persino peggiori delle altre regioni: i professionisti il 20 aprile avevano denunciato il rischio che senza un’adeguata sburocratizzazione i soldi ai lavoratori dipendenti privati sarebbero arrivati a metà maggio, cioè dopo due mesi dall’inizio del lockdown.

Oggi raddrizzano il tiro: “Si arriverà sicuramente alla fine di maggio se non ai primi giorni di giugno, se tutto procede bene visto che assistiamo a un ping pong tra Regione e Inps”, afferma Maria Laura Melone, consulente del lavoro e componente del collegio dei revisori del Consiglio provinciale dell’Aquila dell’Ordine.

Questo nonostante l’assessore regionale al Lavoro Piero Fioretti, della Lega, abbia garantito che “entro fine mese smaltiremo tutte le domande regolari per la cassa integrazione in deroga”.

“Dagli ultimi dati disponibili in Abruzzo solamente 113 procedure sono state portate a termine dagli uffici regionali, un dato che mette la nostra Regione in fondo alla classifica rispetto al resto d’Italia”, ha denunciato Sara Marcozzi, capogruppo del Movimento cinque stelle in Consiglio regionale.

“L’andamento delle istruttorie è lentissimo, i termini annunciati non sono stati rispettati”, puntualizza a L’Aquila Blog la Melone che spiega: “L’azienda inoltra istanza alla Regione, che procede con il confronto con l’Inps il quale rilascia l’autorizzazione”.

I ritardi dunque, chiarisce la consulente, “sono dovuti sia alla Regione che ha sottoscritto in ritardo l’accordo quadro con rappresentanti sindacali e delle associazioni di categoria, sia all’Inps che risponde con tempi lunghissimi e spaventosi”.

“In fin dei conti sono tempi ordinari”, ammette la Melone, “ma in una condizione come quella attuale si sarebbe dovuto semplificare al massimo e non è stato fatto”.

L’Ordine nazionale sin da subito aveva chiesto di “attuare modifiche normative e semplificazioni burocratiche per risolvere le criticità procedurali che si incontrano nella gestione degli ammortizzatori sociali, oggi iper burocratizzate e con tempistiche lunghe non in grado di garantire equità sociale e sostegno immediato a tutti i lavoratori dipendenti di aziende colpite o chiuse a causa della pandemia”.

Semplificazioni ritenute necessarie soprattutto in materia di Cassa integrazione in deroga, ha fatto osservare l’Ordine spiegando come “l’influenza delle 21 regolamentazioni regionali diminuisce ulteriormente la possibilità di ricevere in tempi rapidi la liquidazione degli assegni”.

“Viviamo una situazione di emergenza, quindi si sarebbe dovuto derogare alle procedure ordinarie”, evidenzia la Melone, che spiega come “le aziende sono tutte in sofferenza, non avendo una economicità pure, e soprattutto i dipendenti”

“Molti non riapriranno – denuncia la consulente – soprattutto le attività di somministrazione per le quali le regole che vengono prospettate saranno difficilissime da rispettare mantenendo la sostenibilità economica”.

“Ci sono aziende in cui lavora l’intero nucleo familiare, sono ferme e non hanno percepito nulla dallo Stato”, conclude la Melone, “è un brutto momento, la ristorazione è ferma, le imposte sono state sospese solo fino alla fine di maggio e il prestito garantito dallo Stato è un bluff, infatti in pochissimi lo stanno chiedendo”.


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