Case popolari, altri 12 milioni dal Cipe per completare la ricostruzione

di Redazione | 06 Marzo 2020 @ 07:05 | ATTUALITA'
isidori
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L’AQUILA – Con lo sblocco, atteso per i prossimi giorni dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), dei circa 12 milioni di euro riferiti all’annualità 2018 della programmazione triennale 2017-2019, potrà partire la progettazione e la conseguente ricostruzione post-terremoto della parte di alloggi di edilizia popolare di proprietà dell’Ater che ancora non viene riparata.

All’appello manca circa il 20 per cento degli immobili, che seppur residuale costituisce la parte più impattante dal punto di vista urbanistico, considerando che tra questi ci sono i complessi di Valle Pretara, via Amiternum e via dei Verzieri, a Preturo.

È il presidente dell’Ater Isidoro Isidori a fare il punto a L’Aquila Blog: “Per Valle Pretara esiste un Piano d’area condiviso con il Comune che deve essere portato a compimento e i fondi devono essere stanziati per l’annualità 2020; per via Amiternum con l’erogazione degli stanziamenti attesi per la settimana prossima partiranno gli incarichi di progettazione e ristrutturazione; per Preturo si è posto un problema sostanziale legato al fatto che alcuni immobili erano gravemente danneggiati e altri meno, per quelli meno danneggiati non abbiamo copertura economica sufficiente e stiamo studiando la possibilità di applicare l’eco e il sisma bonus che permetterebbe di contenere i costi per l’ente e fare un intervento unitario di demolizione e ricostruzione, in ogni caso vogliamo ricostruire dov’era senza delocalizzare come si era pensato”.

Sono circa 1.800 gli alloggi di edilizia popolare di proprietà dell’Ater in provincia dell’Aquila e ben 70 i milioni di euro previsti nel programma triennale per la riparazione di quelli danneggiati, di cui però, ad oggi, sono stati erogati solo quelli della prima annualità, il 2017.

Isidori annuncia anche che si sta affrontando la spinosa questione della difformità tra i criteri di quantificazione dei canoni adottati dall’Ater e quelli applicati dal Comune per gli alloggi del Progetto C.a.s.e., a causa della quale molti inquilini di case popolari che sono ospitati negli appartamenti antisismici si trovano a pagare canoni maggiori di quelli che pagavano nell’appartamento di cui erano assegnatari fino al 2009.

“Il Comune”, spiega il presidente, “ha usato l’indicatore Isee per quantificare il canone mentre l’Ater utilizza la dichiarazione dei redditi. C’è stato un esposto del comitato di inquilini che ha contestato la discrasia e ora abbiamo chiesto al Comune di fare una determina ad hoc per gli inquilini dell’Ater che si trovano nel Progetto C.a.s.e., anche perché gli assegnatari che hanno ancora la casa danneggiata non pagano nulla quindi non si capisce perché quelli che occupavano una casa popolare debbano pagare”.


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