Casa Circondariale di Lanciano, sindacati chiedono chiusura di 3 sezioni

di Redazione | 09 Febbraio 2021, @11:02 | ATTUALITA'
Casa Cirondariale di Lanciano
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LANCIANO – “Le scriventi OO. SS. nel confermare lo stato di agitazione, ribadiscono per l’ennesima volta la gravissima situazione in cui versa la Casa Circondariale di Lanciano. Purtroppo nel corso degli anni l’ormai ex direttore ha ritenuto superflua l’applicazione di quasi tutti gli accordi sindacali in essere e, ponendosi al di sopra delle parti, ha scelto di attuare un’organizzazione del lavoro che non tenesse minimamente conto delle esigenze dei lavoratori. I lavoratori ad oggi devono fruire di oltre 18000 giorni di Congedo ordinario arretrato – oltre 100 giorni a testa – a fronte di circa 40 giorni annui spettanti, i posti di servizi giornalieri sono circa 100 così come i lavoratori a disposizione per garantire la necessaria copertura giornaliera. Da tempo chiediamo di rivedere l’intero assetto della Casa Circondariale di Lanciano, ma in passato abbiamo ottenuto come risposta l’apertura “selvaggia” di nuove postazioni di servizio senza il necessario incremento di lavoratori. I lavoratori – esausti e fiaccati dal focolaio covid19 ancora in corso – non meritano assolutamente questo trattamento e non è più possibile sopperire alla mancanza di forza lavoro ne con l’abuso di straordinario ne con la fantasia operativa utilizzata fino ad oggi”. 

Così Ninu SAPPE, Di Felice OSAPP, Di Giovanni UILPA PP, Greco USPP, Merola CISL CGIL, che aggiungono: “Allo stato attuale siamo costretti a chiedere la chiusura immediata di almeno 3 sezioni detentive dell’istituto frentano; la situazione relativa ai diritti del personale è talmente compromessa che solo la chiusura di alcune sezioni o l’invio immediato ed in pianta stabile di non meno di 20 agenti, potrebbe tamponare la criticità in atto. Ovviamente le scriventi OO.SS. preannunciano lo studio di una serie di manifestazioni di protesta quali l’astensione dalla M.O.S., le richieste di attivazione della Commissione Arbitrale Regionale – competente in materia di accordi sindacali violati – ed ogni altra forma di dissenso e protesta che riterremo utile, senza escludere il ricorso al giudice del lavoro, per garantire ai lavoratori i diritti sanciti dalle norme”.

 

 


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