Carsoli. Leonardo se ne va, ma i sindacati alzano gli scudi

di Marianna Gianforte | 21 Giugno 2022 @ 06:00 | ATTUALITA'
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CARSOLI – Mentre il capo del gruppo Leonardo Alessandro Profumo continua a ribadire la volontà di spostare il sito produttivo di Carsoli a Roma Tiburtina, presentando lo scorso 14 giugno al ministero per lo Sviluppo economico il piano per riorganizzare il comparto dell’elettronica per la Difesa, e per rafforzare il portafoglio prodotti, a Carsoli i sindacati alzano gli scudi e restano in fibrillazione per la paventata chiusura e il trasferimento dei dodici lavoratori. E lanciano l’allarme contro il rischio di una esternalizzazione delle attività.

Gli investimenti annuali previsti per l’Italia, ha spiegato Profumo presentando il piano, ammonteranno a 200 milioni di euro, che saliranno a 300 milioni considerando anche la Gran Bretagna. A questi si aggiungono ulteriori 50 milioni di euro in tre anni per l’ottimizzazione del footprint produttivo Italia e l’introduzione di nuove tecnologie di processo industriale. Parecchie risorse, che, però, non basteranno evidentemente a garantire la sopravvivenza a Carsoli di uno dei siti produttivi d’eccellenza del gruppo. Anzi, Profumo ha confermato proprio l’esigenza di trasferire le attività nello sito marsicano in quello di Roma Tiburtina, destinato a diventare “un polo di competenza per lo sviluppo e il supporto di sistemi di comando e di controllo e radar navali, terrestri e del controllo del traffico aereo, nonché il sito di eccellenza per la produzione delle tecnologie a microonde”. E stesso destino (l’accorpamento) si configura per gli stabilimenti di Giuliano, Pomezia, Taranto e Pisa.

I dodici lavoratori del sito abruzzese, tutti tecnici di alto livello, specializzati nel campo della progettazione, dello sviluppo, della produzione di trattamenti superficiali di lenti (trattamenti ottici) per applicazioni militari, aerospaziali e civili, dovranno essere trasferiti. Uno scenario al quale i sindacati non si rassegnano e chiedono di mantenere il centro di eccellenza marsicano. Spiega la segretaria provinciale della Fiom Cgil Elvira De Santis:

“E’ inaccettabile che una società partecipata dallo Stato possa pensare di chiudere stabilimenti. Trasportare attività e persone che sono nella nostra provincia in un contesto diverso significa depauperare il territorio di competenze alte e di attività e produrre un saldo negativo”.

Al contrario, il sindacato chiede di potenziare i siti Leonardo, “presente all’Aquila con un centro di ricerca e per il 67% all’interno della compagine di Telespazio, nel Fucino, e ha una partecipazione anche nella Thales Alenia dell’Aquila”. Inutili le richieste dei sindacati di essere convocati dal ministero, che non ha accolto la richiesta avanzata dalle segreterie di Fiom, Fim e Uilm e si è ‘accontentato’ delle spiegazioni portate dall’azienda. “E’ importante comprendere da parte del Mise come si possa intervenire rispetto ad un piano industriale che dovrebbe partire entro l’estate e che sta creando non poche fibrillazioni e criticità tra le lavoratrici e i lavoratori di Leonardo One Company – si legge nella lettera dei sindacalisti, datata 23 maggio, e indirizzata al Mise -. Tali valutazioni sono tanto più necessarie in quanto Leonardo One Company è rappresentata a livello societario in maniera importante e vincolante da parte del Governo, esercitando lo stesso il ruolo di garante rispetto alle iniziative industriali”. Netta la risposta del ministero:

“Vi confermiamo quanto dichiarato dall’azienda Leonardo con comunicato del 14 giugno, ovverosia che vi sono stati incontri presso il Mise in cui è stato illustrato il piano triennale di sviluppo della divisione elettronica, che garantisce la piena continuità del business, valorizzando l’occupazione diretta ed indiretta, senza dunque alcuna riduzione dell’organico della divisione e senza impatti sulla catena dei fornitori. Vi confermiamo inoltre che il Mise, nel prendere atto degli elementi del piano comunicato dall’azienda e della disponibilità a informare periodicamente degli avanzamenti del piano, monitorerà, confrontandosi con l’azienda con cadenza semestrale, le positive ricadute degli investimenti sullo sviluppo industriale e sull’incremento dei livelli occupazionali”. 

L’intervista: 


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