Caro Celso, che fatica e che confusione!

Lettera aperta di Giuseppe Placidi

di Redazione | 06 Agosto 2020 @ 06:15 | RACCONTANDO
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Caro Celso, mai avrei voluto ricordarti così ed ancora non riesco a capacitarmi che tu, in modo molto discreto e questa volta, senza atteggiamenti eclatanti, dei quali ti sei reso protagonista quando, a peggior sordo che non voleva ascoltare, hai posto con forza problemi reali e non risolti da chi aveva il potere di farlo. Qualcuno li considerava con ilarità ma già ciò, per te, era una vittoria perché li hai costretti a comunque leggerti.

Te ne sei andato e che il Signore ti abbia nelle sue grazie. Ti meriti sicuramente la sua benevolenza per ciò che ti ha caratterizzato sempre: pensare al prossimo, ai più deboli e combattere contro le ingiustizie di questa terra.

Ricordo l’ultimo incontro di una settimana fa a casa di Marcello, insieme ad Enzo, e tanto piacevole è stato trascorrere quel tempo che, oggi, non ancora riesco a credere che delle tue interessanti analisi dovremo farne a meno. Ci eravamo dati appuntamento per rivederci, ma ora ci lasci con i ricordi di momenti esaltanti e drammatici dei quali siamo stati protagonisti nel periodo dell’impegno politico in Consiglio Comunale. Spesso associavo il tuo ruolo di capogruppo della Dc a quello dell’ultimo dei capigruppo della Prima Repubblica. Allora correva l’anno 1993 ed io, che ero il Sindaco, avevo in te, specialmente in quel 18 di agosto, un amico quasi fratello, capace di esprimere, come tale, una solidarietà ed una vicinanza che rimarranno scolpiti nella mia mente per sempre.

Le battaglie che insieme ci hanno visto protagonisti per il bene della Città, erano battaglie vere e sincere ma che non avevano, per le opposizioni ed il clima di Tangentopoli, nessuna considerazione della loro bontà ma, anzi, contribuirono a fare di tutt’erba un fascio, pur di accelerare il dissolvimento di quell’esperienza.

Per alcuni, quel periodo dovrebbe passare nel dimenticatoio ma il tempo, sicuramente è più galantuomo e la storia, piccola quanto possa esser stata, evidenzierà, nel giusto senso l’impegno profuso a servizio della nostra comunità.

Per molti versi la tua originalità ed il tuo valore lasciano a molti motivo di riflessione profonda. I tuoi aneddoti, rimasti famosi, che conservavi gelosamente nel tuo portafoglio e che spesso, nei tuoi discorsi, calavi in modo appropriato, leggendoli con solennità, sono sempre stati per me, il segno di una tua peculiarità e vocazione alla cultura e all’attenzione degli accadimenti. C’è stato un breve periodo nel quale, pur da posizioni diverse, ci siamo impegnati in politica senza interrompere mai il nostro sacro rapporto di amicizia. Allora, coloro i quali dovevano cambiare il mondo, ti vollero candidare sindaco contro Tempesta, credendo in questo modo di tornare protagonisti con i voti degli ex democristiani, dopo il fallimento dell’esperienza Centi. La delusione e la solitudine politica ti furono d’esperienza per meglio comprendere quanto quegli ‘alleati’ non fossero così migliori degli altri. Poi ci ritrovammo insieme in una originale esperienza con “Rialzati Abruzzo” per le Regionali, che vincemmo con Chiodi Presidente.

Da allora abbiamo continuato a ricordarci delle nostre scelte, non da nostalgici, ma nella consapevolezza di aver comunque caratterizzato un periodo non più proponibile; abbiamo seguitato ad analizzare i tempi e a dire ciò che pensavamo fosse giusto per uscire dall’oscurantismo che ancora pervade la nostra società.

Per me vivi e vivrai per sempre e sempre mi passeranno nella mente i momenti personali e politici che abbiamo intensamente vissuto. Ai tuoi cari tutti, un forte abbraccio ed una vicinanza particolarmente sentita per il viaggio che hai intrapreso verso l’infinito mondo.

Peppe


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