L’AQUILA – Il Natale, giorno di festa. Ma per molti fare festa, il 25 dicembre, è impossibile. Lo sa bene don Dante Di Nardo, parroco della chiesa di Pettino e responsabile della Caritas diocesana, che di persone senza lavoro, senza una casa, senza una patria, senza una famiglia ne ha viste passare tante. Sono i diseredati della società opulenta, quelli che per un errore fatto nella loro vita sono finiti in mezzo alla strada, che hanno perso il lavoro, o fuggono da un Paese violento e senza diritti, coloro che nessuno vuole e nessuno ascolta; tranne qui, nel cuore grande della solidarietà aquilana: la Caritas diocesana, che ha uno dei suoi punti di riferimento nella grande parrocchia di San Francesco di Pettino, e, come anche abbiamo raccontato nei giorni scorsi, nel Movimento celestiniano. Aiuto che si esprime prima di tutto con un sorriso, con una mano sulla spalla e una parola di speranza; poi con un pasto caldo, un letto e una coperta, un progetto d’inserimento nel mondo della scuola, del lavoro, dello sport.
“Per molti quelli delle festività sono i giorni in cui ci si sente più soli, abbandonati – racconta don Dante nel silenzio del grande oratorio – è il momento in cui si chiede con più insistenza, a volte ci si sente anche un po’ arrabbiati: ma come dare torto quando, a volte, il mondo sembra voler dare a tutti, tranne che a te? Anche perché questo mondo, purtroppo, fa sentire i poveri e i fragili senza valore, dei poveracci, appunto; mentre vale, invece, chi sa alzare la voce, chi urla, quelli che stanno in tv, che si fanno vedere e che governano la storia, che sembrano i padroni del mondo. Chi ha interesse per il mondo dei mendicanti? Penso all’America, alla Russia. All’Iran, all’Ucraina: c’è un Gandhi da mandare in quelle terre? Alla fine vincono sopraffazione e guerra e soffrono sempre i più deboli. Nel nostro piccolo, qui all’Aquila si lotta. Penso alla mensa di Celestino, ad esempio. Come Caritas abbiamo un centro di ascolto per gli italiani e gli stranieri. Distribuiamo viveri secondo una metodologia ormai consolidata, attraverso pacchi mensili per le famiglie che conosciamo e monitoriamo in registro; abbiamo, poi un filone di apertura di emergenza per chi arriva letteralmente dalla strada. La settimana scorsa, ad esempio, è arrivato un ragazzo iscritto all’università, rimasto senza risorse economiche per sostentarsi in seguito a un problema improvviso, si è ritrovato senza un tetto e senza un pasto. E quando una persona non ha altre scarpe e altro giaccone che non quello che ha addosso, non puoi fare altro che dargli altre scarpe. Qualche giorno fa un altro ragazzo ha bussato alle nostre porte. Un giovane che ha subìto un torto serio, al quale abbiamo cercato di rimediare, innanzitutto mettendolo al sicuro, facendogli capire che nel mondo non ci sono soltanto persone che sanno fare del male. Un giovane che, illuso di trovare in Italia una strada nel professionismo sportivo, è stato fatto arrivare qui attraversando centinaia di chilometri a piedi attraverso la Serbia. Ho fatto una telefonata: ho detto chiaramente: ‘a questo giovane ci pensiamo noi'”.
Padre, ma lei non ha paura? “Perché dovrei avere paura? Ho 72 anni … Qui c’è chi gioca con la vita delle persone, e la vita loro è preziosa. Quel giovane da questa mattina ha finalmente il potere di scegliere il suo futuro e a questo ci penso io, senza più oppressioni e ricatti”. E sempre a proposito della paura: “Ho sempre detto al Signore: Signore, non farmi morire all’improvviso, perchè voglio il tempo di prepararmi. Adesso, a 70 chiedo a me stesso: qual è la cosa più sicura che ti accade? Morire! E allora fammi preparare! Prepariamoci tutti i giorni, tutti i momenti a morire con serenità. Non ho paura nel modo più assoluto. Quello che dovevo fare l’ho fatto. Ho sempre cercato di stare a servizio degli altri. Se io acessi vinto alla lotteria 500mila euro, non sarei stato tanto contento quanto lo sono stato oggi accogliendo quel giovane, nel vedere la gioia e il sorriso sul suo viso nel sapere dove potrà dormire. Da domani andrà a scuola al Cpia. E’ stato per quattro o cinque anni isolato da tutto. Ha imparato a leggere e a scrivere da solo. La Caritas, fortunatamente, ha una rete di associazioni e di realtà che l’aiutano, e anche tanti professionisti: avvocati, consulenti del lavoro, assistenti sociali, psicologi, medici. Abbiamo una convenzione con la prefettura, l’associazione dei costruttori e l’Ese-Cpt, la scuola edile di San Vittorino, dove i nostri giovani possono seguire dei corsi proprio dedicati agli stranieri ed essere, così, pronti all’inserimento nei cantieri. Proprio nei giorni scorsi 9 dei nostri ospiti hanno ricevuto l’attestato di frequenza ed erano felicissimi. La media di assunzione – racconta don Dante – è molto alta”. E intanto a fine gennaio partirà un altro corso. Tutto questo li aiuterà anche a mettersi in regola grazie all’assunzione in cantiere.
La Caritas diocesana ascolta tutti: “Il centro di ascolto prende in carico la realtà e le esigenze delle persone che vi si rivolgono – racconta il parroco -; i pacchi vengono organizzati in base alle necessità della famiglia, ad esempio a seconda della presenza di figli. Le esigenze, però, sono aumentate molto: a dicembre ad esempio, abbiamo ricevuto davvero tante richieste di pacchi di generi alimentari e beni di prime necessità, richieste che, però, sono aumentate dall’inizio dell’inverno. Per questo, purtroppo, alcune famiglie non hanno potuto ricevere il pacco prima di Natale e lo avranno nei giorni a seguire”. Una importante macchina organizzativa quella dell Caritas, con 15 persone che vi lavorano tra impiegati e volontari. Una grande mano arriva anche dal vice parroco della parrocchia, don Pino Gennaro Del Vecchio, che ha spinto affinchè la parrocchia, dice don Dante, si dotasse della app ‘In parrocchia’.
“Normalmente consegnamo cento pacchi a settimana, oltre 400 in unmese, tre giorni alla settimana, partendo dalle famiglie che conosciamo già, alle quali si aggiungono sempre anche le emergenze. Tante le richieste di aiuto per le famiglie di ucraini in fuga dalla guerra, donne, bambini e anziani soprattutto, per i quali abbiamo predisposto un filone di consegne preferenziale. Sono tante le persone dall’Ucraina arrivate arrangiandosi da sole, attraverso i loro contatti con famiglie e amici già presenti nel territorio”.
Anche la Caritas, come il Movimento celestiniano, vive di ‘provvidenze’: dunque le donazioni in denaro (fondamentali per poter sostenere tante spese improvvise e necessarie) e le offerte di prodotti alimentari sono importanti. I punti di raccolta sono il supermercato Conad all’interno del centro commerciale l’Aquilone e le parrochie.
La Caritas diocesana gestisce anche il dormitorio della Torretta aperto da poco, dove possono essere accolti fino a sei persone senza dimora. “Il centro è sorvegliato – spiega don Dante – si entra alle 19, c’è un pasto e un letto per tutti. Ma la mattina, dopo la colazione, ognuno, in base al loro progetto specifico, alle 8,30 si esce: c’è chi va a scuola, chi lavora, chi frequenta corsi di formazione, chi deve sistemare i documenti”. L’accoglienza dura dai tre ai quattro mesi.










