Cara edicola, addio. Si moltiplicano i cartelli vendesi

di Isabella Benedetti | 23 Agosto 2023 @ 05:15 | PUNTI DI SVISTA
edicola chiusa cartelli vendesi
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Si moltiplicano all’Aquila i cartelli di vendita esposti sulle vetrine delle edicole.

“Son tutte vendesi, vendesi, nemmeno un buco per affittasi…”, cantava Lucio Battisti lamentando un nuovo e limitante mercato immobiliare.

Si abbassano, per sempre, le saracinesche di edicole storiche della città, come accade analogamente in tante città d’Italia. Dove sono stati ridisegnati l’assetto e l’arredo urbano, queste sono state rimosse perché scomode e obsolete, nella migliore delle ipotesi convertite in altro.

Tutto ciò sancisce la fine di un’epoca, il declino della carta stampata, il tramonto di un fenomeno di costume e, più ancora, il cancellare lento e inesorabile delle abitudini tramandate dalle generazioni passate. Una cultura secolare attenta e raffinata cede il passo ad una sua forma moderna, più immediata, smart, di facile fruizione, digitalizzata.

Un’edicola sta al moderno concetto di cultura digitale come la piccola bottega sta all’ipermercato.

Per un po’ convivono, ma poi le prime vengono fagocitate. È un peccato perché perdiamo un piccolo patrimonio e una fetta di identità. Gli ultimi edicolanti sono eroi della resistenza e testimoni inermi di questo processo.

L’edicola è stata per generazioni di persone la prima tappa mattutina, l’inizio di un rituale: il quotidiano e la Gazzetta dello Sport, i titoli di prima pagina e le notizie sportive commentate con l’edicolante, le dita sporche d’inchiostro e l’odore vivifico del caffè, il calarsi nel mondo dalla poltrona di casa, nascosti agli altri dalle pagine del giornale dispiegate come ali, il fruscio inconfondibile dei fogli. Il giornale ormai è il ricordo di un nonno, di un padre i cui figli picchiettano lo schermo di un tablet. I più ormai leggono così, anzi, i più non leggono, perché ad una massiccia diffusione di informazione non sta corrispondendo maggiore conoscenza, ma disinformazione. Il mondo dei social quando legge si ferma alle immagini e ai titoli e quelli commenta con supponenza e cattiveria.

L’edicola, in quei 5 mq, poco più o poco meno, conteneva un mondo; sicuramente la mia infanzia fatta delle letture di “Topolino” in attesa dell’almanacco, i fumetti, “Tex”, “Zagor” e gli altri. Poi una distesa di riviste patinate di gossip, le foto colorate a formare un tappeto patchwork, le riviste specializzate nobilitate in angoli dedicati dove gli appassionati spulciavano i loro hobbies.

Per i bambini gli album delle figurine, il pellegrinaggio continuo all’edicola per comprarne nuovi pacchetti, la contrattazione con i genitori, l’edicolante dispensatore di rettangoli di felicità. L’edicola era una rivendita anche di un po’ di giocattoli oltre ai gadget offerti con le riviste: le buste sorpresa, i palloni “Super Santos”, le biglie, le macchinine, palette e secchiello d’estate, qualcosa di tipico in ogni stagione. Per ogni bambino l’edicolante è una persona speciale, un amico che fornisce gioia e manciate di attenzioni.

Il saluto di un bambino all’uomo stipato nella carta, quello, purtroppo, è perso per sempre.

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