Canzoni, Massimo Germini suonerà Vecchioni

Appuntamento sabato 19 marzo alla Galleria 99

di Redazione | 16 Marzo 2022 @ 09:24 | EVENTI
canzoni
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L’AQUILA – Un testo davvero interessante quello edito da Bompiani. Parlo di “Canzoni”, di Roberto Vecchioni; con il commento di Massimo Germini (chitarrista storico di Vecchioni) e Paolo Jachia (professore di Semiotica presso l’Università di Pavia). È una scrittura decisamente ricca di stati d’animo, dove si percepisce l’urgenza descrittiva che nasce proprio dalle canzoni. Forse avevamo bisogno di un testo di questo tipo per capire la forma “canzone” e la sua storia. Vecchioni ci conduce in questo viaggio incredibile che parte dai tempi antichi; l’uomo che suona e canta ancor prima di parlare. Una sorta di “canto naturale” spontaneo che esternalizza l’essere uomo.

La canzone non si è mai fermata. Ha superato le barriere del tempo e dello spazio. Nel corso degli anni, nei luoghi più disparati, è diventata inno (quale simbolo aggregante), manifestazione dell’IO, generatrice di emozioni, libera interpretazione. E così approdiamo ai nostri tempi e alla canzone d’autore. In qualche modo si supera quel ricorrente tema che era l’amore, per approdare in nuovi e sconosciuti spazi. La canzone incrocia la letteratura. Si nobilita e diventa sublime; viene costruita attraverso un complesso impianto narrativo. Accade con Guccini, De André, De Gregori e altri ancora. Accade, ovviamente, con Roberto Vecchioni. Sono un po’ tutti figli del Novecento. Negli anni in cui nasce e si sviluppa, la canzone d’autore ribalta gli schemi e diventa un qualcosa di rivoluzionario.

Ci sono gli spazi dedicati al “Vero” e quelli costruiti intorno agli “Artifici”. La Verità viene intesa come coerenza, come un qualcosa che non può non dirsi. È la realtà, a volta scontata. Tutto ciò è rappresentato nelle cosiddette canzoni “mediali”; l’immagine è chiara e diretta. Poi abbiamo l’Artificio che va oltre l’ovvio e l’evidenza. Siamo al di là del luogo comune, superando la trappola narrativa che a volte imbriglia l’autore. È così che la canzone diventa “transmediale”; si apre, genera immagini nuove, diverse, incoraggia la fantasia. La canzone si fa evocativa e tocca i luoghi del sogno.
In questa straordinaria analisi sulla storia della canzone, Vecchioni non poteva non richiamare l’importanza della parola. Roberto ha sempre confessato l’amore per il suono delle parole. Al principio fu il greco, con i suoi versi vivi e saltellanti… parole così belle da vederle. Una sorta di visibilità dell’invisibile. Tutto ciò viene ribaltato nella ricca e intensa produzione artistico-culturale di Roberto Vecchioni. È così che le parole diventano poesia all’interno delle sue canzoni. Senza dubbio sono canzoni evocative che si aprono al sogno.
Alla base di questo libro ci sono le lezioni che il Prof. ha tenuto presso l’Università di Pavia negli anni 2016 e 2017. Come dice lo stesso Vecchioni, non ha seguito schemi didattici precisi; “Le mie tematiche vanno a sbalzi”. Si stupiva, addirittura, di quanti momenti ispirativi riuscisse a ricordare durante le lezioni. È tutto ciò è “evocativo”, trascinante, esaltante… è bellezza emotiva. In aula erano presenti anche Paolo Jachia e Massimo Germini; sono loro che hanno curato la rielaborazione saggistica e le analisi musicali di cinquant’anni di canzoni del Prof.
Jachia e Germini ci aprono porte inattese, a tratti sconosciute. Entrare nei testi e nelle costruzioni musicali delle canzoni di Vecchioni è come fare uno strabiliante viaggio nella storia, nella poesia, nell’arte. Ci sono i temi tanto cari al Prof.: la denuncia di un mondo alla deriva, il buio esistenziale, ma anche la speranza, l’amore per l’umanità, il sogno.
È ricorrente il ricorso al Mito. Il mito tocca il cuore, illumina, genera cultura. E poi il destino… non concepito in una sorta di rassegnata attesa ma affrontato con la forza di chi vuole essere padrone della propria vita; “Io sono un uomo”. Suggestiva è la rilettura del mito di Orfeo ed Euridice. Abbiamo il coraggio dell’uomo che sfida i demoni nei luoghi degli inferi; si sfida l’impossibile per ricominciare. Dietro c’è il buio, davanti la luce. Il passato nessuno potrà negarlo ai ricordi ma davanti c’è un futuro aperto… ed è qui che si trova la vita.
La canzoni di Vecchioni sono spesso dominate da simbolismi. Ci sono i personaggi storici raccontati nell’intimo, nelle debolezze e non nella loro storia scontata e nota ai più. Incrociamo Alessandro Magno, Van Gogh, Arthur Rimbaud, Leopardi e altri ancora. Sono figure che diventano archetipi di emozioni, simboli. Il Prof. fa suoi i personaggi; entra nell’animo degli stessi come se si volesse specchiare. In qualche modo rivede e rivive qualcosa di suo; diventano autobiografici. È come raccontarsi navigando tra i miti e la storia.
Ritroviamo i dialoghi intimi con Dio, come un percorso esistenziale e religioso dell’uomo. Sono brani umanistici dai quali emerge l’uomo come essere “perfettamente imperfetto” … non può esistere la libertà senza le imperfezioni.
Non si può non notare il ricorrente dualismo presente in molti brani di Vecchioni. Il “Doppio” esiste in ognuno di noi, a volte frutto di una parte più idealistica rispetto ad una più pragmatica. È un tema molto amato e sviluppato attraverso dialoghi intimistici, situazioni immaginarie vissute dai vari protagonisti. Spesso è un doppio che s’interroga per capirsi. In genere sono contesti scritti e cantanti per essere ricondotti alla sua personale esperienza.
A margine della ricostruzione saggistica operata da Jachia troviamo, brano per brano, le analisi in ambito musicale (e non solo) di Massimo Germini. Lo stesso Vecchioni scrive che “probabilmente sono le due persone al mondo a conoscere meglio tutto quello che ho scritto”. Con cura e competenza, Germini evidenzia le costruzioni musicali, i generi, l’uso specifico degli strumenti, gli arrangiamenti, il perché dei vocalizzi e delle tonalità scelte, la presenza – non sempre necessaria – dell’equilibrio tra musica e parole. E anche qui si apre un mondo di straordinaria bellezza.
Questo libro merita un’attenta lettura non foss’altro per l’amore profondo che ne ha mosso la scrittura e per gli spunti culturali che si trovano in ogni pagina. I temi affrontati, riconducibili sia alla storia della canzone che ai brani del Prof., sono davvero suggestivi. Ho sempre sostenuto che ascoltare le canzoni di Vecchioni è come trovare rare perle di cultura e di ottima musica. Si aprono mondi e scenari che vale la pena di vivere e conoscere. Del resto, la “Canzone”, per Roberto Vecchioni, è vita. La canzone di venta eterna perché è il riflesso dell’anima e l’anima vince il tempo, lo ignora con la sua forza infinita.


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