Cannabis: UnivAq e UniTe, rapporto tra stupefacenti e fertilità maschile

Lo studio dei ricercatori Mauro Maccarrone, Felice Francavilla, Arcangelo Barbonetti e Cinzia Rapino

di Cristina D'Armi | 16 Dicembre 2020 @ 06:00 | SALUTE E ALIMENTAZIONE
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L’AQUILA – La cannabis è, da decenni, la droga più consumata dai giovani poiché facilmente accessibile. Molti medici si battono ogni giorno  per far capire agli adolescenti che i prodotti da cannabis non possono essere definiti prodotti leggeri. Essi infatti producono effetti negativi  importanti soprattutto nei giovani: il cervello è in via di sviluppo e quindi i danni sono maggiori proprio perché la presenza di una sostanza chimica altera tale evoluzione.  L’uso delle sostanze stupefacenti preoccupa gli esperti perché, al momento, non è possibile immaginare le possibili conseguenze per chi l’assume. Si va dallo sviluppo di una dipendenza al maggiore rischio di sviluppare un disturbo psicotico

“La marijuana è la droga ricreativa più utilizzata nel mondo occidentale, consumata da circa 83 milioni di individui (~ 3% della popolazione mondiale) ed è facilmente accessibile anche ai giovani, sollevando preoccupazioni per i suoi potenziali effetti sulla fertilità dal momento che gli estratti derivati dalla cannabis (cannabinoidi) possono interferire in molti aspetti della riproduzione maschile”.

Così gli studiosi delle due università abruzzesi, Univaq e Unite, introducono lo studio pubblicato sulla rivista Nature Reviews Urology, riguardo gli effetti dell’assunzione di marijuana e di altri cannabinoidi sul sistema riproduttivo maschile.

Il team di ricercatori composto dai ricercatori dell’Università dell’Aquila, Mauro Maccarrone del Dipartimento di Scienze Cliniche Applicate e Biotecnologiche, Felice Francavilla e Arcangelo Barbonetti del Dipartimento di Medicina Clinica, Sanità Pubblica, Scienze della Vita e dell’Ambiente e da Cinzia Rapino, della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Teramo, spiegano come sottolinea che «l’uso della canapa è coinvolto nella modulazione negativa della secrezione di testosterone, agendo sia a livello centrale che testicolare, sulla funzione erettile e più in generale sulla capacità riproduttiva dell’uomo”.

Lo studio conclude che «è necessaria una migliore comprensione della complessa interazione tra i cannabinoidi, derivanti dalla cannabis, e gli endocannabinoidi affinché questi ultimi possano essere utilizzati come potenziali biomarcatori per la diagnosi di infertilità maschile e come nuovi bersagli terapeutici».

Secondo gli esperti, per contrastare la sempre più crescente diffusione della cannabis tra i la generazione Alpha, bisognerebbe attuare una efficace forma di informazione per  far comprendere che l’affermazione  ‘è soltanto una canna’ induce un’idea sbagliata. Senza dimenticare che, ad oggi, in Italia, è una sostanza vietata ed illegale, salvo i casi in cui viene adottata a scopo terapeutico sotto prescrizione del medico.


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