Cancelli sbarrati, la parabola (causa Covid) del Raphaël

di Redazione | 17 Luglio 2020 @ 11:40 | ATTUALITA'
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ROMA – E’ stato il simbolo di un’epoca socio-politica e oggi, la sua chiusura, ne rappresenta una fine ingloriosa. Sul Corriere della sera è raccontata la parabola (causa covid) dello storico Hotel Raphaël, famoso per il lancio di monetine all’uscita di Bettino Craxi, allora segretario del Psi, la sera del 30 aprile 1993, dopo che la Camera aveva respinto quattro richieste di autorizzazione a procedere nei suoi confronti.

“Il selciato su cui piovvero le monetine che lo consegnarono a una tragica leggenda è deserto. E l’ingresso sbarrato, come se l’edificio fosse abbandonato. La dicitura dei motori di ricerca su Internet è «temporaneamente chiuso», l’ultima recensione su Tripadvisor risale al febbraio scorso. E il titolare Roberto Vannoni, che Bettino Craxi all’epoca chiamava affettuosamente «Robertino», dice «la nostra clientela è soprattutto americana. Siamo chiusi da marzo a causa del Covid e riapriremo a settembre, o quantomeno ci speriamo. Dipenderà dall’economia, dal resto…». E lascia la frase così, sospesa”.

E continua: “Sul palcoscenico dell’Hotel Raphaël di Roma, a pochissimi passi da Piazza Navona, è calato il sipario. Consegnato alla storia nostrana come la residenza capitolina di Bettino Craxi, che là davanti — 30 aprile 1993, in piena Mani Pulite — fu oggetto del lancio di monetine da parte di una folla inferocita, l’albergo è stato il teatro di una storia lunga più di mezzo secolo. Che parte da molto prima che il leader socialista finisse per abitare i quarantacinque metri quadri dell’attico («La gente pensava a chissà che, ma erano giusto una camera e un cesso», è la sintesi del figlio Bobo) e della terrazza, che negli anni a venire sono stati trasformati in un ristorante. Un ristorante che è stato attivo fino a pochi mesi fa, meta dei clienti dell’albergo e non solo”. […]

“L’albergo, negli anni a venire, avrebbe ospitato il drammaturgo Arthur Miller e Simone de Beauvoir, presenze fisse durante i loro viaggi in Italia. Poi, all’inizio degli anni Settanta, arrivano i socialisti, a cominciare da Francesco De Martino. Dormono al Raphaël Tonino Caldoro, papà di Stefano, e il calabrese Nino Neri, che diventa ufficiale di collegamento tra Craxi e Giacomo Mancini. «Neri alle volte si metteva a un tavolo vicino a mio papà per origliare. E poi andava a spifferare qualcosa ai giornalisti a Montecitorio», sussurra Bobo Craxi.


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