Il Direttivo della Camera Penale di L’Aquila interviene sulla questione ‘prescrizione’:

”Il sempre allegro Ministro Bonafede ha annunciato -a social unificati- un emendamento al Decreto Sicurezza che prevederebbe la “sospensione del corso della prescrizione dalla pronuzia della sentenza di primo grado…fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio…”.

A voler tacere dell’improprio linguaggio giuridico utilizzato dall’estensore dell’emendamento, ci preme in questo momento evidenziare le 10 bufale secondo le quali la prescrizione dei reati sarebbe il cancro della giustizia penale e per le quali la riforma proposta sarebbe la soluzione di ogni problema del Pianeta Giustizia.

  • La prescrizione è il male del processo; FALSO: essa è un sintomo e non la causa della malattia del sistema;
  • La prescrizione non avrà più ragione di esistere in virtù degli investimenti finanziari previsti nella Legge di Bilancio; FALSO: la cifra indicata -da ripartire peraltro tra tutti i settori della Giustizia- è ben poca cosa rispetto al fabbisogno di un sistema che per i grandi numeri si avvale dell’opera di magistrati onorari (154 in Abruzzo) e che utilizza lo strumento della prescrizione come valvola di sfogo per le eccedenze fisiologiche (in prevalenza a L’Aquila reati bagatellari o contravvenzioni edilizie o al Codice della Strada);
  • La prescrizione aiuta i colpevoli a farla franca; FALSO: se così fosse non avrebbe senso fermarne il corso anche per chi è stato assolto in primo grado;
  • La prescrizione è uno strumento in mano ai cavillosi avvocati; FALSO: ogni richiesta di rinvio proveniente dalla difesa già oggi comporta la sospensione del decorso del termine prescrizionale;
  • La prescrizione matura perché i processi sono troppo lunghi; FALSO: dati statistici certificano che il 70% delle prescrizioni maturano nel corso delle indagini preliminari e che, comunque, una percentuale di tempo analoga si consuma quando il fascicolo è nella disponibilità del PM ed il processo ancora non inizia; a livello locale è il caso -ad esempio- dei procedimenti per i reati contro la Pubblica Amministrazione che molto spazio hanno trovato sui media in corso di indagine ma che faticano a trovare celere soluzione processuale;
  • La prescrizione salva gli autori dei crimini più efferati; FALSO: l’associazione di stampo mafioso e quella per agevolare l’immigrazione clandestina si prescrivono in 30 anni, la corruzione in 12 anni e 6 mesi, l’omicidio colposo sul lavoro in 17 anni e 6 mesi, l’omicidio stradale in 17 anni e 6 mesi (45 se plurimo), l’inondazione, frana o valanga in 15 anni, il furto aggravato in abitazione in 12 anni e 6 mesi, la rapina aggravata in 25 anni;
  • La prescrizione rende i processi più lenti; FALSO: eliminare il decorso del tempo allungherà ulteriormente i tempi processuali violando così la norma Costituzionale che vuole che la loro durata sia ragionevole;
  • La prescrizione impedisce alle vittime di avere giustizia; FALSO: nel processo penale è lo Stato che esercita la propria pretesa punitiva nei confronti di quei consociati che hanno violato un precetto; chi subisce un danno da quel comportamento mantiene il diritto al risarcimento anche in caso di intervenuta prescrizione; si vedano in proposito le numerose azioni civile intentare dai parenti delle vittime del terremoto;
  • La prescrizione è causata da eccessi di garanzie verso gli imputati; FALSO: i casi di rinvii delle udienze sono principalmente dovuti agli errori nelle notifiche o alle assenze dei testi qualificati (Polizia Giudiziaria) che sono giustificati se in ferie o in altro impegnati;
  • La prescrizione è la resa dello Stato; FALSO: uno Stato che vuole dirsi “civile” comprende che non può tenere un cittadino sotto processo vita natural durante sia perché lo considera non colpevole fino a sentenza irrevocabile sia perché l’eseguire una pena a distanza di troppi anni dai fatti significa punire persone ormai diverse.

Siamo preoccupati da questa ennesima boutade propagandistica che sappiamo troverà terreno di ottimo attecchimento nella pancia della gente troppo spesso delusa dalla narrazione che si fa del mondo della giustizia penale ma sappiamo anche che solo chi ha vissuto esperienza diretta con le aule riesce a comprendere quanto nefasta possa essere una riforma che finirà per rendere imputati e parti civili protagonisti di un processo senza fine.

Per questo, assieme alle altre Camere Penali territoriali, aderiamo in maniera convinta allo stato di agitazione proclamato dalla Giunta UCPI”.

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