Si può cambiare la Fiera dell’Epifania?

In tanti hanno lamentato un lento declino della manifestazione

di Alessio Ludovici | 07 Gennaio 2024 @ 05:08 | Pillole social (di tutto di più)
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L’AQUILA – In un mondo normale, dopo la tradizionale fiera dell’Epifania all’Aquila, i cittadini si diletterebbero a postare foto divertenti della giornata, magari mentre riportano a casa una scopa triangolare o mentre mangiavano una pesantissima piadina con gli amici. Ai politici, invece, spetterebbe l’arduo compito di fare il bilancio della kermesse, giunta quest’anno alla 74esima edizione.

Siccome non viviamo in un mondo normale, alla fiera della befana spetta il destino di qualsiasi appuntamento civile, religioso, sportivo, culturale e ludico del nostro paese: fare da palcoscenico al rituale della Terza Repubblica, la repubblica dei selfie. E’ un fenomeno bipartisan, i politici devono sembrare normali cittadini, lo dice l’Abc della comunicazione, perfetti uomini e donne del popolo anche al costo di fornire una rappresentazione quanto meno caricaturale di un popolo che, nel caso di specie, non ha nella testa solo peperoni e cipolle.

Di conseguenza, come spesso accade, tocca ai cittadini fare bilanci e valutazioni di questa o quella vicenda. E ieri in tanti hanno commentato criticamente la tradizionale fiera. Beninteso c’è anche a chi è piaciuta. Che poi a piacere sarà piaciuta a tutti, come qualsiasi occasione per stare un po’ con gli amici e la famiglia, magari ridendo di fronte a una piadina da 8 euro.

In tanti però hanno lamentato un lento declino della manifestazione. Lo raccontano anche i numeri, 240 le bancarelle rispetto alle 600/700 di annate precedenti. Quella che era una delle più importanti fiere del centro sud è oggettivamente molto ridimensionata.

Nella discussione c’è chi la butta in politica certo, e chi di rimando dice che va tutto benissimo per partito preso. Ma le valutazioni, da parte di normali cittadini, imprenditori, osservatori, sono per lo più serie e di buon senso. Ci si chiede, in sostanza, se la fiera non abbia bisogno di un po’ di restyling. E’ così peregrino, e roba da rosiconi, interrogarsi sulla questione? E’ così folle chiedersi se non sia il caso di innestare anche altro su questa giornata, qualità e significati diversi senza snaturarne il tratto da fiera generalista? Quattro o cinque filoni, legati a un prodotto o un’attività umana o del territorio, da inserire nel format esistente sono una proposta indecente? Potrebbe essere la lana, mesi fa c’è stato anche chi lo ha proposto seppur non legando l’idea all’appuntamento del 5 gennaio. E’ un esempio, le idee ci sono e ci sarebbero.

Alla fine della fiera, alla domanda assolutamente legittima dei cittadini, deve rispondere anche la politica. Smaltiti peperoni e cipolla chiaramente.


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