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Call center, Fina (Pd): “In Abruzzo a rischio 2.500 posti di lavoro”

Woman working in call center
Il senatore Michele Fina chiede al Governo un tavolo nazionale sui call center e denuncia l’impatto dell’intelligenza artificiale e le criticità del settore in Abruzzo.

L’AQUILA – Un tavolo nazionale sui call center per affrontare la crisi del settore e le trasformazioni legate all’introduzione dell’intelligenza artificiale. È la richiesta avanzata dal senatore abruzzese Michele Fina (Pd), che esprime preoccupazione per le ricadute occupazionali nella regione, dove sarebbero 2.500 i posti di lavoro a rischio.

“Chiediamo con forza al Governo e al ministro Urso di aprire un tavolo nazionale sui call center. Il settore è attraversato da una profondissima crisi e da stravolgimenti dovuti all’introduzione dell’intelligenza artificiale. In Abruzzo sono 2.500 i posti di lavoro a rischio e siamo al fianco delle forze sindacali che hanno annunciato proprio oggi lo stato di agitazione del settore”.

“Il disegno di legge non considera l’impatto dell’intelligenza artificiale”

Fina interviene anche sul disegno di legge relativo ai call center, presentato nel 2023 e attualmente in discussione alla Camera.

“È paradossale che proprio in questi giorni alla Camera sia in discussione un disegno di legge sui call center, presentato nel 2023, che non contempla l’impatto dell’intelligenza artificiale sul settore”.

Secondo il senatore, il quadro tecnologico e produttivo sarebbe profondamente cambiato rispetto al momento della presentazione del provvedimento.

“Dal 2023 a oggi abbiamo assistito a una rivoluzione copernicana, viviamo in un altro mondo. Il Governo e il Parlamento si fermino e ragionino con le parti sociali su come rispondere a sfide che il provvedimento in discussione non contempla minimamente”.

Fina richiama la crescente diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale nei servizi di assistenza telefonica.

“A chi di noi non è capitato di chiamare un’assistenza telefonica di qualsiasi tipo e vedersi rispondere dall’IA? Manca nel provvedimento una previsione specifica dell’impatto su occupazione e modalità di lavoro nel settore. Rischiamo di partorire una legge già vecchia”.

Il caso Tecnocall e la crisi in Abruzzo

Nel suo intervento, il senatore evidenzia la moltiplicazione delle situazioni di crisi nel comparto a livello nazionale, citando anche alcune criticità che riguardano l’Abruzzo.

“Le crisi si moltiplicano in tutta Italia e l’Abruzzo non fa eccezione. Il caso dei 59 esuberi della Tecnocall a L’Aquila è solo l’ultimo in ordine temporale”.

Fina richiama inoltre alcune questioni legate alla disciplina del settore e al nuovo contratto nazionale.

“Ma le storture non sono finite. La nuova legge non riconosce, ad esempio, la nuova disciplina del comparto CRM-BPO introdotta dal rinnovo del Contratto nazionale Telecomunicazioni nel 2025”.

Registro dei consensi e call center illegali

Tra gli aspetti contestati dal senatore c’è anche la disciplina relativa al registro dei consensi, che, a suo giudizio, potrebbe produrre effetti penalizzanti per le aziende che operano nel rispetto delle regole.

“Altro paradosso riguarda il fatto che l’introduzione del registro dei consensi, così concepito, rischia di avvantaggiare i call center illegali”.

Fina spiega: “Mentre le aziende che operano nel rispetto della normativa dovranno sottostare a regole stringenti e a costi maggiori, i call center che ignorano le normative potrebbero continuare le loro attività senza alcun vincolo”.

“La politica deve tutelare il lavoro”

Nella parte conclusiva della sua dichiarazione, il senatore sottolinea la necessità di accompagnare le trasformazioni tecnologiche con strumenti di tutela per lavoratori e imprese.

“Questo è un classico esempio di come le nuove tecnologie possano impattare sul lavoro. La politica deve tutelare il lavoro e trovare forme di accompagnamento e di protezione”.

Per Fina, proseguire l’esame di un provvedimento senza aggiornarne i contenuti significherebbe non affrontare adeguatamente le trasformazioni in corso.

“Continuare a discutere di un provvedimento nato vecchio è fare finta che il problema non esista. In assenza di un tavolo nazionale e di una discussione seria, significa voltare le spalle a famiglie e lavoratori di un settore che è già provato da tante difficoltà, a partire da salari molto bassi”.