Caldo e siccità, torna la paura degli incendi a L’Aquila

di Alessio Ludovici | 05 Luglio 2021 @ 06:23 | INCENDI
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L’AQUILA – Sono bastati pochi minuti e un vento caldo ieri per permettere a un piccolo rogo di propagarsi tra alcune abitazioni di Roio Poggio. Niente di grave, anche grazie all’intervento di Vigili del Fuoco e organizzazioni di protezione civile. Ma complici il vento e il grande caldo, la mancanza di precipitazioni e sottobosco già secco, il rischio di vivere nuove emergenze si tocca con mano, tanto che diverse le regioni italiane che hanno disposto il divieto di accensione di qualsiasi fuoco.
 
Preoccupazione anche in città. cominciare dal sindaco Biondi: “Le cause del rogo, – ha affermato ieri in merito al piccolo rogo di Roio – che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, saranno approfondite e analizzate dagli esperti ma l’appello che rivolgo a tutti, soprattutto in questi giorni di caldo intenso, è di mantenere la massima attenzione e osservare ogni cautela necessaria per tutelare e salvaguardare l’immenso patrimonio naturale e boschivo del nostro territorio”. 
 
Il pensiero, ovviamente, va a quello che è successo l’anno scorso, eravamo già alla fine di luglio, ad Arischia, Cansatessa e Pettino quando due grandi incendi, probabilmente di origine dolosa in quel caso, impegnarono Canadair e squadre a terra per settimane. Le ferite sono profonde. Centinaia di ettari in fumo a cui si sono aggiunti i pesanti interventi per costruire linee tagliafuoco e per poter permettere ai mezzi a terra di raggiungere i punti più critici.
 
A preoccupare, come sempre, sono le nostre pinete, rimboschimenti del passato che servivano a mettere in sicurezza i versanti delle montagne e a cui sarebbe dovuta seguire però una mai arrivata rinaturalizzazione del bosco attraverso tagli selettivi e la preziosa collaborazione di madre natura che fa meglio dell’uomo il resto del lavoro.
 
I pini, oltre a soffrire la sete, con aghi, resine e pigne diventano delle bombe ad orologeria. Provate a mettere fuoco al ramo di un faggio.
 
Ma questi discorsi durano lo spazio di un mattino dopo che l’incendio è stato spento, poi non se ne parla più. E’ un film visto anche l’anno scorso, prima le polemiche sul sottobosco da pulire come se un bosco fosse un giardinetto, poi per qualche giorno c’è la caccia ai piromani e si sussurra del reticolo di interessi che spesso c’è dietro queste vicende. “Vanno assicurati alla giustizia” tuonano i politici ma poi raramente se ne sa qualcosa. Poi si comincia a parlare delle pinete da rinaturalizzare, del catasto delle aree bruciate di cui nemmeno si è saputo più nulla. Poi arriva la pioggia e la stagione fredda, e c’è altro a cui pensare. Ora siamo ai primi di luglio e veniamo, come l’anno passato, da un lungo periodo di caldo intenso senza precipitazioni e siamo di nuovo qui, sul filo, con il fiato sospeso e gli occhi puntati sulle nostre care pinete. 

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