Caccia selettiva dei cervi, ‘ferma contrarietà’ di Sinistra Italiana

"Chiediamo con urgenza la pubblicazione dei dati a sostegno del piano di gestione e controllo del cervo da parte dell’Ente Parco", scrive il Circolo L'Aquila

di Redazione | 05 Dicembre 2023 @ 10:40 | AMBIENTE
caccia
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L’AQUILA – “Apprendiamo dagli organi di stampa, con profonda delusione, del rilascio del nulla osta da parte dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) al piano presentato del Parco Regionale Sirente Velino per la caccia di selezione dei cervi nelle aree contigue al Parco, e per il ‘controllo numerico’ (cioè abbattimenti selettivi) all’interno dei suoi confini”.

Questo l’incipit di una nota a firma del Circolo Sinistra Italiana L’Aquila.

“La delusione – prosegue la nota – nasce innanzitutto dal fatto che, per l’ennesima volta, l’attuale amministrazione del Parco guidata dal Presidente D’Amore e dal Direttore Chiuchiarelli sceglie il via libera alla caccia ad una specie iconica delle aree interne abruzzesi, qual è appunto il cervo, senza un minimo di trasparenza. Non una riga si può leggere sul sito del Parco in merito a questo piano e alle presunte ragioni che lo renderebbero così impellente. Per trovare qualcosa in merito, bisogna spulciare lo storico dell’Albo Pretorio fino ad arrivare ad una determina del marzo scorso, con la quale si approva la relazione del tecnico agronomo incaricato di realizzare la “prima fase di acquisizione, organizzazione e strutturazione dei dati, necessaria per la redazione del Regolamento e del Piano di Gestione e Controllo dei Cervidi nel Parco Naturale Regionale Sirente Velino.

Dati che, ancora una volta, non sono stati resi pubblici, e quindi fruibili da parte della comunità scientifica regionale e delle associazioni ambientaliste per valutare quanto effettivamente la pressione dei cervidi sulle attività agricole all’interno del Parco e nei suoi dintorni sia forte, quanto consistenti siano le popolazioni di cervidi nel territorio del Parco e quindi quanto sostenibile sia il prelievo prospettato dal piano stesso. La delusione, in secondo luogo, deriva dal fatto che ancora una volta si sceglie la strada apparentemente più facile, quella delle carabine, che si è già rivelata tuttavia un vicolo cieco nel caso del cinghiale: l’abbondanza delle popolazioni di cinghiale in Italia Centrale è esplosa negli ultimi decenni proprio a seguito del rilascio a scopo venatorio di individui prelevati in Europa orientale; il controllo numerico di tali popolazioni è stato poi spesso affidato ad associazioni venatorie, senza alcuna formazione specifica, con i magri risultati a cui assistiamo da anni. Perché nel caso del cervo il risultato dovrebbe essere differente non è dato saperlo. 

Come Sinistra Italiana Circolo di L’Aquila, ribadiamo la nostra ferma contrarietà all’utilizzo della caccia come mezzo di controllo della fauna selvatica, in particolar modo nelle aree protette e nei territori attigui, dove l’attività venatoria arreca disturbo e spesso enormi danni (vedasi avvelenamento da piombo) anche ad altre specie non bersaglio, spesso oggetto di tutela a livello comunitario. Caccia che spesso, inoltre, altro non è che un ennesimo modo per i politici locali di assicurarsi voti da piccole e grandi lobby di cacciatori, nonché da tanti agricoltori ai quali viene ripetuto come un mantra il messaggio, illusorio, che qualche carabina in più nei dintorni basti per evitare danni alle coltivazioni. 

Chiediamo con urgenza la pubblicazione dei dati a sostegno del piano di gestione e controllo del cervo da parte dell’Ente Parco, se davvero li ha acquisiti in numero adeguato e con modalità scientificamente accettabili. Esortiamo poi il Consiglio Regionale a riportare al centro del suo dibattito la gestione del Parco Regionale Sirente Velino. È il momento – conclude il Circolo Sinistra Italiana L’Aquila – di capire se effettivamente le attuali politiche di ampliamento della caccia e i vari tentativi di riperimetrazione portino giovamento alle cittadine e ai cittadini che hanno coraggiosamente scelto di continuare a vivere nei Comuni del Parco, in un territorio meraviglioso da punto di vista naturalistico ma sempre più deprivato di servizi pubblici essenziali. Noi crediamo di no, e sono anni che aspettiamo di essere smentiti, dati alla mano e non solo a chiacchiere”.


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