Cabbia di Montereale, al centro di studi sul territorio e affreschi riscoperti

di Laura Di Stefano | 02 Settembre 2021 @ 06:00 | CULTURA
CABBIA
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CABBIA (AQ) – La bellezza della natura e dei borghi dell’Alta Valle dell’Aterno hanno, da secoli, affascinato artisti, viandanti, nobili e mercanti, fino ai giorni nostri.

Maria Rita Lorenzetti, appassionata di storia locale e “Cajana” d’adozione, come ama definirsi, insieme a suo figlio, Stefano Rocchi, ricercatore filologo e latinista presso l’Università degli Studi di Pavia, vanno da tempo ricercando tutto ciò che può aiutare a svelare le origini e l’economia che hanno permesso a Cabbia di nascere e di sopravvivere fino ai nostri giorni.

Già in occasione della festa patronale di San Rocco del 2014, la Lorenzetti, donò al Comitato dei festeggiamenti un volumetto intitolato “Cabbia di Montereale, Appunti per una storia del paese e delle sue chiese”. Successivamente, la medesima e suo figlio hanno redatto a quattro mani il saggio scientifico intitolato: “Appunti su Cabbia di Montereale (AQ) tra quattro e cinquecento: storia, economia, demografia e monumenti (chiese e nuovi affreschi)”. Il saggio è stato pubblicato da “Interlinea” a Pavia nel 2016, all’interno della raccolta “Quaderni Borromaici” dell’Associazione Alunni dell’Almo Collegio Borromeo.

Le fonti riguardanti le notizie di piccole realtà come Cabbia, sono desunte quasi totalmente dai resoconti redatti dai Vescovi a seguito delle visite pastorali, nonché dai registri parrocchiali. Scarsa è la documentazione civile. L’Alta Valle dell’Aterno ha fatto parte della diocesi di Rieti a partire dal 1257 fino al 1976, anno in cui è stata definitivamente assegnata alla diocesi dell’Aquila.

Unitamente ai documenti, anche i monumenti, nonché la tradizione orale, sono i testimoni per noi contemporanei, che ci fanno comprendere tutto ciò che è accaduto prima di noi. Per quanto riguarda Cabbia di Montereale, nel Cinquecento, essa dovette godere di una certa vivacità e ricchezza, come si desume anche dagli arricchimenti della chiesa parrocchiale e di quella di San Rocco, patrono ancora oggi veneratissimo nella piccola frazione.

La chiesa di Santa Maria Assunta, proprio in quell’epoca, come si desume dal saggio, viene ricoperta da numerosi affreschi. Nel volume ci si sofferma in particolare su una porzione di affresco, “riscoperto” nel 2015, restaurato grazie ai fondi raccolti dall’ Associazione “Solidarietà Cajana”. L’affresco rappresenta i santi e Lorenzo ed Apollonia, dipinti con i simboli del loro rispettivo martirio e sono inseriti in un registro dipinto che si presenta arricchito con festoni, pilastrini e colonne.

Dalle ricerche condotte e dalla tradizione orale, Rocchi e Lorenzetti rilevano che i due santi appartenevano ad una sorta di “pantheon devozionale” dell’intera zona di Montereale.


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