Buonanotte, Bacucco, Fallo, Duronia, Mosciano e quei cambi di nome in Abruzzo

di Fausto D'Addario | 01 Dicembre 2023 @ 05:00 | RACCONTANDO
Abruzzo
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L’AQUILA – Buonanotte, Bacucco, Fallo, Duronia, Mosciano e quei cambi di nome in Abruzzo

Cervinia tornerà a chiamarsi Breuil. In Abruzzo il più recente cambio di denominazione risale al 27 giugno scorso: Popoli è ora Popoli Terme.

Sarà Breuil, non più Cervinia: una delle più famose località sciistiche sulle Alpi cambierà presto nome. La tranquilla Valle d’Aosta si ritrova insolitamente al centro di polemiche e proteste dopo la decisione del comune di Valtournenche, approvata dalla giunta regionale valdostana, di cancellare il nome Cervinia, risalente all’epoca fascista, e tornare al nome originario. Breuil in francese, toponimo piuttosto comune, indica un pianoro paludoso di montagna ed era il nome di quel placido alpeggio a 2000 m sul livello del mare. Ma i 700 abitanti del comune e i turisti temono ripercussioni negative sul turismo, mentre la Ministra del Turismo Santanché in un video su X sbotta: “Ma siete matti?“. 

Molti nomi di comuni e città furono italianizzati o modificati in epoca fascista, soprattutto al confine, in una sorta di irredentismo toponomastico. Altri cambi avvennero dietro esplicite richieste, per rimpiazzare nomi ritenuti imbarazzanti: Punta Troia divenne Punta Ala – ora luogo elitario della Maremma toscana – perché Italo Balbo volle lì le sue ville; Scorticata, in provincia di Rimini, divenne Torriana. Ma Villa Inferno, nei pressi di Cervia, rimase tale: Mussolini non esaudì le suppliche deli abitanti, perché lì venne contestato dai socialisti. Un vero Inferno. In altri casi gli abitanti si sono abituati, anzi, affezionati a certi toponimi: Paperino in provincia di Prato, Femminamorta in provincia di Pistoia e Sesso in provincia di Reggio Emilia. Per non parlare di Bastardo, frazione di Giano dell’Umbria e l’immancabile Trepalle in Valtellina. E guai a cambiare nome ora: c’è tutto un turismo fatto di foto a targhe e cartelli!

Cambi di nome ce ne sono stati tanti, anche in Abruzzo. Il più recente è avvenuto il 27 giugno di quest’anno, quando il Consiglio regionale d’Abruzzo, riunito all’Aquila, ha approvato il cambiamento di Popoli in Popoli Terme. Facendo seguito a un referendum, i cittadini del comune hanno scelto l’aggiunta di ‘Terme’ al nome della città, in vista di un rilancio turistico. Un po’ come avvenne per Caramanico, che nel 1960 prese il nome di Caramanico Terme. 

Lo stesso capoluogo abruzzese ha cambiato nome due volte: da Aquila a Aquila degli Abruzzi nel 1863 fino a L’Aquila, con il famigerato Regio Decreto n. 1891 del 23 novembre 1939, che introdusse la “L” maiuscola e l’apostrofo, generando ancora oggi perplessità e confusioni sull’incontro tra preposizioni e articolo. Triplice cambio anche per Vasto, che diventò Istonio in memoria dell’antica Histonium nel 1938, in piena epoca fascista, per poi ritornare ad essere Vasto già nel 1944. In provincia di Chieti ebbero a quanto pare problemi con la “F” e la “T”: Celenza divenne Celenza sul Frigno nel 1863, ma solo un anno dopo Celenza sul Trigno; così negli stessi anni Castelnuovo divenne Castel Trentano e l’anno successivo Castel Frentano.

Alcuni comuni hanno optato per una semplice aggiunta e quelli aquilani sembrano essere stati particolarmente proclivi a questa tendenza: Gioia, Lecce, Luco e Magliano acquistarono la fiera appartenenza al popolo dei Marsi; Cagnano diventò Cagnano Amiterno; Carapelle, Carapelle Calvisio. A Sant’Eusanio venne aggiunto Forconese, aggregato prima e ristaccato dopo dal comune di San Demetrio, poi San Demetrio de’ Vestini. L’anonima Santo Stefano divenne la celebre Santo Stefano di Sessanio già nel 1863. Anversa e Tione aggiunsero “degli Abruzzi” durante il Ventennio.

Alcuni cambiamenti furono senz’altro felici: nell’aquilano la minacciosa Roccavalleoscura nel 1865 divenne Rocca Pia; Solmona con la “o” riacquistò la “u” della Sulmo romana; Pentima nel 1928 ritornò a prendere il glorioso nome di Corfinio, la prima capitale d’Italia. In provincia di Teramo a Mosciano si pensò bene di aggiungere “Sant’Angelo” nel 1863; Bacucco diventò Arsita nel 1905 e Montepagano nel 1927 divenne la ridente Roseto degli Abruzzi. In provincia di Chieti, Fossaceca diventò la più nota Fossacesia già nel 1863 e un anno dopo, la ruspante Forcabobolina cambiò nome in San Giovanni Teatino. Buonanotte diventò Montebello sul Sangro in tempi più recenti, nel 1969. 

E ora i dulcis in fundo: il comune di San Valentino nel 1863 aggiunse “in Abruzzo Citeriore” – oggi in provincia di Pescara – acquistando così il primato di comune con il nome più lungo d’Italia, capace di mandare in tilt gli sportelli delle Poste. Fallo, in provincia di Chieti, è rimasto orgogliosamente tale. E quando esisteva ancora la Regione “Abruzzi e Molise”: la tranquilla Civitavecchia, oggi in provincia di Campobasso, cambiò nome nel 1875 nell’attuale Duronia, mentre San Felice diventò prima San Felice Slavo, poi nel 1929 San Felice del Littorio e infine nel 1949 San Felice del Molise, per decreto del Presidente della Repubblica. 

Alterare o stravolgere la toponomastica è sempre un fatto molto delicato: ogni nome di luogo, trasmettendo espressioni orali legate a lingua, usi e costumi radicati nel territorio, custodisce memorie preziose e indicative di equilibri tra cultura e natura, in parte ancora esistenti o in parte da recuperare.


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