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Buon Natale in tutte le lingue del mondo

Buon Natale in tutte le lingue del mondo
Se c’è una festa generalizzata e globalizzata, questa è il Natale, perché è osservata in ogni parte del mondo, con diverse caratteristiche e peculiarità, legate al territorio e alle tradizioni.

L’AQUILA – Mafalda, l’irriverente bambina nata dalla matita del fumettista Quino, è solita preoccuparsi per cose strane.

Si domanda, ad esempio, cosa facciano gli abitanti della terra dall’altra parte del mondo. Mentre noi, al di qua del globo, ci prepariamo alle festività natalizie, cosa faranno mai nell’altro emisfero terrestre? Con ogni probabilità, che è quasi più una certezza, saranno impegnati nei medesimi preparativi.

Se c’è una festa generalizzata e globalizzata, questa è il Natale, perché è osservata in ogni parte del mondo, con diverse caratteristiche e peculiarità, legate al territorio e alle tradizioni.

Anche dove perde la matrice religiosa, come in Giappone, il Natale è pur sempre un modo per confermare la sacralità della famiglia. Rappresenta un inno solenne alla felicità e al volersi bene, il 24 dicembre è il giorno in cui gli innamorati si scambiano doni. Il resto è contaminazione occidentale: pollo fritto, torta alle fragole e “Santa San” versione sol levante di Santa Claus. In Africa, questa festa assume un colore speciale, perché si lega al carattere generoso e gioviale di un popolo. In un territorio dove coesistono e si intersecano più etnie, le missioni cattoliche hanno comunque lasciato un segno, piantato il seme della tradizione natalizia. Il caldo estivo di questa terra veste la festa di altri colori: le foglie di palme intrecciate e disposte ad arco sostituiscono l’abete e le palline diventano fiori. Le porte delle abitazioni vengono lasciate aperte in senso di accoglienza e di benvenuto, si scambiano derrate alimentari, cibi cotti e crudi, le ragazze si esibiscono in danze, si accendono fiaccolate, si scambiano doni. Favorite dal caldo, le feste si trasferiscono fuori le mura domestiche, il calore umano del popolo africano rende speciale il resto. Altrove, mentre nel gelo della Lapponia Santa Claus allestisce la slitta con le renne, in America Latina, dal Venezuela al nord fino all’Argentina ed il Cile a sud, ci si prepara al Natale con grande solennità. Le feste natalizie del Sud America sono molto condizionate dalla religione cattolica. In Venezuela dal 16 dicembre cominciano le “Posados”, processioni religiose diffuse su tutto il continente che terminano con la messa di Natale. Immancabili i fuochi pirotecnici in Brasile dove, nelle città lambite dal mare, i festeggiamenti si spostano in spiaggia. In  Colombia, nei nove giorni che precedono il Natale, inizia la tradizionale “Novena de Aguinaldos”. In America del Nord, dove tutto è amplificato e ogni fenomeno diventa “big”, abbiamo le espressioni più esasperate legate alle festività natalizie. Gli addobbi interni ed esterni delle case, al limite del kitsch, sono oggetto di accese competizioni; in Canada, dove il freddo lo consente, spuntano in giardino anche sculture di ghiaccio.

Nel vecchio continente, da nord a sud, le città brillano di luci, le piazze sfoggiano maestosi abeti, si allestiscono presepi che, a seconda delle zone si arricchiscono di qualche statuina particolare. In Catalogna, ad esempio, non può il “Caganer”, un curioso ometto accovacciato intento a fare i suoi bisogni. Pare porti molta fortuna. Anche nei famosi presepi partenopei di casa nostra, fanno capolino personaggi strani, magari “l’uomo politico” o la “starlet” del momento, trasformati in pastorello e contadinella dalle magiche mani degli artigiani napoletani. Ovunque nelle città spuntano mercatini dove si vendono oggetti tipici locali, cibi e dolciumi che esprimono le caratteristiche di un territorio. L’aria sa di agrumi, zenzero, zucchero e cannella. Dovunque ci si trovi nel mondo, i preparativi al Natale sono il “sabato del villaggio”, il preludio della festa, intrisa di aspettativa. Per i bambini tutto è nuova scoperta, tutto è magia; per gli adulti, l’attesa è il mescolarsi di vecchie e nuove emozioni, è il presente che si alterna con il ricordo, a tratti malinconico ed ancestrale, dei Natali passati, di dickensiana memoria. In attesa che si rinnovi il miracolo della vita, torniamo bambini per sentirci migliori. Aspettiamo, come il bambino polacco che guarda il cielo la sera del 24. I genitori preparano la cena e l’albero di Natale e lui è alla finestra perché la prima stella a brillare gli darà il segnale che può iniziare la festa.

A tutti, Buon Natale!