luisa Nardecchia

Enrico mi scrive a ogni festa comandata.

Non usa WhatsApp, non usa auguri preconfezionati, non usa le gif con le solite idiozie, non mi inoltra auguri impersonali, non mi inserisce in una comoda mailinglist da cui fare “invia a tutti” e togliersi il pensiero. Niente di tutto questo: Enrico usa ancora i messaggini, i vecchi “sms”, ormai in disuso. Mi scrive frasi deliziose, garbate, dal sapore antico. Lo stile della sua scrittura potrebbe definirsi “ottocentesco”. E ogni volta è una sorpresa: Capodanno, Pasqua, Ferragosto, Natale: gli auguri di Enrico non mancano mai.

Oggi, per esempio, gli auguri più belli sono stati i suoi: “Il 2019 è stato un anno pesante, ma bisogna andare avanti, il 2020 sarà migliore. Tanti cari auguri. Enrico”.
Che c’è di strano? direte voi.

Di strano c’è che io non so assolutamente chi sia Enrico.

Sono anni, ormai: ad ogni festa comandata lui fa capolino, con le sue parole dolci e rassicuranti, capaci di lasciarmi stupefatta. Poi, per qualche giorno, mi assale lo stesso dubbio amletico: che faccio? gli rispondo? gli scrivo: “Signor Enrico, non so chi lei sia, ma sappia che io non la conosco, lei ha sbagliato numero, pertanto le consiglio di guardare bene chi sia la persona a cui lei intende scrivere, perché quella non sono io”. Sì, è questo che dovrei fare.

Ma ogni volta ci ripenso, e lascio stare. Perché Enrico ci tiene tanto a mandare questi auguri. Non si aspetta nessuna risposta, ne è prova il fatto che continua a scrivermi. Forse dovrei telefonargli, forse dovrei spiegargli a voce l’equivoco. Ma ogni volta mi dico che è meglio di no, che se lui continua a scrivere, pur non avendo risposta, forse ha bisogno di sapere che comunque quella persona esiste, e che lo legge, e che è contenta di ricevere i suoi auguri. Enrico, sei uomo d’altri tempi: ti immagino nel tuo salotto demodé, a cercare le parole ad una ad una, con la calma di un vecchio orologio a pendolo… tic-tac-tic-tac

Ho deciso, non chiamerò neanche stavolta. In fondo, che fastidio mi dà? Nessuno. E se il caso ha voluto che quell’sms finisse a me, e non a qualcuno che si infastidisse e lo bloccasse dicendo “ma guarda che idiota”, qualcosa vorrà pur dire! Perciò, Enrico, ti aspetto. A Pasqua, e poi a Ferragosto, e poi a Natale, i tuoi auguri saranno più dolci di quegli stupidi “inoltri” così trandy, ma così impersonali…

So bene che cosa state pensando: che quegli auguri non sono per me, e che perciò non dovrebbero darmi alcun piacere. Ma è così dolce il fatto che esista al mondo qualcuno che scrive senza aspettarsi nulla in cambio, allora perché deluderlo? e se poi non trovasse mai più la persona a cui scrive? No. Non sarò certo io a dargli una coltellata, mai!

Certe cose è meglio non toccarle, e lasciarle stare così come sono. Buon anno, Enrico.

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