L’AQUILA – Tempi di azione, condizioni meteo, tracciati Gps e immagini delle webcam. Nelle ultime ore è apparso sui social un rapporto che prova a rimettere ordine nella sequenza delle ricerche di Karol Brożek sul Gran Sasso, partendo dalle prime incertezze su date e spostamenti e arrivando alle giornate in cui, tra nebbia fitta, vento e gelo, anche muoversi di pochi metri diventa una scelta da pesare due volte.
Il documento ricostruisce la cronologia: la segnalazione del camper fermo a Campo Imperatore, l’ingresso dei carabinieri nel mezzo, i controlli su video e webcam, l’analisi dei dati di localizzazione, il tentativo di restringere un’area enorme con elementi tecnici, dai rilevatori Recco ai droni, fino alle pause forzate quando il rischio valanghe e le condizioni in quota rendono impossibile operare in sicurezza. Dentro c’è anche la dimensione pratica delle ricerche: turni, briefing, perimetri battuti, punti “possibili” e punti semplicemente troppo pericolosi per essere affrontati come se fosse una passeggiata.
A firmare il rapporto è Renata Sarzewicz, esperta di formazione militare, testimone oculare sul posto e riferimento operativo della famiglia. Nella sua analisi mette in evidenza l’impegno dei soccorritori, descritti in azione in condizioni estreme e con un rischio concreto per la propria vita, e sottolinea la disponibilità della Prefettura dell’Aquila nel coordinamento e nelle scelte di sicurezza. Un passaggio insiste sul rifiuto di iniziative di privati senza adeguate abilitazioni: una linea motivata, nel testo, da competenze e responsabilità operative. A seguire, la traduzione integrale fedele dal polacco del rapporto.
Il rapporto (autrice Renata Sarzewicz)
Le ricerche di Karol Brożek sono iniziate il 23 novembre. Dalle informazioni trasmesse dai servizi italiani risultava inizialmente che Karol fosse scomparso il 19 novembre. I dati preliminari indicavano che Karol fosse arrivato a Campo Imperatore il 18 novembre. Dopo l’analisi dei grafici Gps del camper, messi a disposizione dai proprietari dell’azienda presso cui Karol aveva noleggiato il veicolo, e dopo la verifica delle registrazioni di telecamere e webcam presso i rifugi, è stato stabilito che Karol era arrivato a Campo Imperatore già il 16 novembre.
I servizi italiani si sono resi conto della situazione il 23 novembre, dopo la segnalazione di un cittadino italiano secondo cui il camper di Karol si trovava a Campo Imperatore da alcuni giorni. Dopo questa informazione, i carabinieri di Assergi (Aq) hanno rotto un vetro del camper e sono entrati all’interno. A bordo sono stati trovati un telefono Motorola con contratto disattivato, effetti personali di Karol e oggetti appartenenti ai suoi cani.
Già lo stesso giorno, i servizi italiani: Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo (Cnsas), Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (Sagf), Vigili del Fuoco (Vvf) – L’Aquila, hanno avviato la ricerca sul territorio con l’impiego di cani molecolari.
Le attività sono state però estremamente difficili perché, dopo l’uscita di Karol dal camper il 19 novembre alle 8:15, nello stesso giorno si è verificato un brusco peggioramento del meteo: nebbia molto fitta, forte vento e calo della temperatura notturna fino a -21°C. Dal 20 al 25 novembre ha nevicato ininterrottamente e in molti punti lo strato di neve ha superato i 3–4 metri.
I servizi italiani hanno operato con pause di alcuni giorni nell’impiego di elicotteri e droni, perché le bufere di neve e le condizioni meteorologiche generali nel massiccio del Gran Sasso dal 20 al 24 novembre rendevano impossibili i voli. Sugli elicotteri sono stati installati sistemi di ricerca altamente avanzati Recco.
Personalmente ricevevo informazioni da Diana e Paulina, dipendente di Karol, con le quali inizialmente si era messa in contatto la società di noleggio camper dopo aver appreso della sua scomparsa il 23 novembre (il numero di contatto dell’azienda è stato trovato a bordo del camper dopo la rottura del vetro). Ho reagito immediatamente, tenendo conto della grande barriera linguistica, e ho contattato la polizia a L’Aquila e la signora Alessia Natali di Pescara, presidente di un’associazione per persone scomparse.
Parallelamente ho iniziato un’intervista con la dipendente di Karol, con la sorella Diana, con i genitori e con gli amici, per ottenere quante più informazioni possibile utili a ricostruire i suoi spostamenti. La polizia di L’Aquila ha collaborato con me in modo molto efficiente.
Dopo i primi accertamenti, ho saputo che Karol aveva un secondo telefono, un iPhone 15 Pro, e un computer personale MacBook Pro. Ho trasmesso immediatamente queste informazioni ai servizi, insieme al secondo numero di telefono e all’indirizzo e-mail che utilizzava. Analizzando con attenzione foto e post di Karol sui social media, ho notato che indossava un orologio Garmin. La polizia ha presentato una richiesta alla società Garmin e ha verificato i suoi ultimi spostamenti, cosa che ha influenzato le ulteriori azioni. Sono stati forniti ai servizi gli ultimi tre punti registrati dall’orologio di Karol.
La telecamera di sorveglianza dell’Osservatorio a Campo Imperatore ha registrato il 19 novembre alle 8:15 la sua ultima uscita dal camper insieme ai cani, Kraken e Pirat. L’ultima risposta di Karol, a un messaggio della dipendente, è arrivata il 18 novembre alle 16:15. I messaggi inviati da Paulina il 20 novembre alle 15:12 non sono più stati consegnati. Karol non è il tipo di persona che informa tutti attorno a sé dei propri piani e spostamenti e non mantiene un contatto costante e quotidiano con la famiglia.
È STATA SETACCIATA UN’ENORME AREA DEL GRAN SASSO. Personalmente, grazie alla mia preparazione e alla mia esperienza militare, ero e sono in costante contatto con i comandanti di tutti i servizi coinvolti nelle ricerche. Ho visto i grafici delle aree setacciate registrate dai Gps di elicotteri, droni, soccorritori che lavoravano con i cani e squadre che si muovevano con sci alpini. Sono stati controllati anche i collari dei cani di Karol. Pirat nelle foto aveva un AirTag, ma nonostante i tentativi non è stato rilevato. Il collare di Kraken con Gps era inattivo da circa due anni.
Sono arrivata sul posto giovedì 27 novembre con il mio veicolo operativo (fuoristrada), adattato alla guida nella neve profonda e al trasporto di attrezzatura e cane. È avvenuto dopo una conversazione con la signora Paulina e la sua richiesta di aiuto immediato.
Dal 27 al 30 novembre sono stati setacciati circa 100 km² di territorio ai piedi della vetta e nell’area degli impianti sciistici. È stata considerata l’ipotesi che Karol e i cani potessero trovarsi in quote più basse, ad esempio dopo una caduta, uno scivolamento o una discesa “alla cieca” in condizioni meteo estreme. Esisteva anche un rischio reale legato agli animali selvatici, inclusi i lupi, che in Abruzzo sono molto numerosi. Dopo quattro giorni di ricerche ininterrotte non è stata rilevata alcuna traccia che conducesse a Karol o ai suoi cani.
Le squadre del Soccorso Alpino e Speleologico d’Abruzzo (Cnsas), insieme a Sagf e ai Vigili del Fuoco, hanno continuato intense ricerche di Karol sul Corno Grande (2912 m s.l.m.) nei giorni 5–8 dicembre. Ho partecipato personalmente alle ricerche, alle analisi e alla preparazione dei piani giornalieri e dei briefing mattutini, utilizzando le mie abilitazioni e la mia esperienza militare.
Il miglioramento del meteo ha permesso l’uso dell’elicottero regionale di soccorso 118 nei giorni 6 e 7 dicembre. Va però sottolineato che il sole e un’apparente buona giornata in montagna non significano condizioni sicure: in quel periodo il rischio valanghe era ancora molto alto, soprattutto a causa delle brusche variazioni di temperatura.
Sabato 6 dicembre sono state inviate sul vertice squadre specializzate del Cnsas. Sono state installate corde di soccorso lunghe fino a 350 metri e i soccorritori sono stati calati dall’elicottero da un’altezza di circa 150 metri. È stata impiegata anche un’unità con cane da valanga (pastore belga NoFear). Il terreno è stato setacciato con sonde da valanga e pale, tra l’altro lungo la Direttissima fino a Schiena d’Asino e al canale Morrigia–Acitelli, dove sono stati registrati gli ultimi tre segnali dell’orologio Garmin di Karol a quota 2700–2800 m s.l.m., l’ultimo alle 13:05 del 19 novembre. In quel punto lo strato di neve superava i 3 metri. Sono stati utilizzati anche rilevatori portatili Recco.
Le attività hanno dovuto essere interrotte e riprese dopo due giorni a causa dell’altissimo rischio valanghe, aumentato con il rialzo termico, e nonostante il sole il terreno è diventato ancora più pericoloso. Il luogo in cui si trovava Karol il 19 novembre è uno dei punti più pericolosi del massiccio del Gran Sasso. La vetta del Corno Grande (2912 m s.l.m.) e i percorsi che vi conducono sono estremamente difficili anche con bel tempo, e muoversi lì con dei cani in condizioni di peggioramento meteo era estremamente rischioso.
Nella fase iniziale delle ricerche un enorme aiuto è arrivato da Alessia Natali dell’Associazione Persone Scomparse “Penelope” di Pescara. All’indagine hanno partecipato il Commissariato di polizia di L’Aquila e i carabinieri di Assergi, dove è stato trasferito anche il camper di Karol.
L’8 dicembre le ricerche sono proseguite con l’uso di droni professionali gestiti da operatori specializzati dei Vvf L’Aquila e da squadre del Cnsas che si muovevano con gli sci, anche nelle aree indicate in precedenza. Ho coordinato la raccolta e la trasmissione di informazioni utili alle ricerche, in contatto con i referenti dei servizi coinvolti, fornendo quante più informazioni possibile ai servizi e agli organi investigativi, essendo l’unica persona bilingue con abilitazioni militari.
L’11 dicembre ad Assergi è arrivata la sorella gemella di Karol, Diana Brożek.
Il 12 dicembre è avvenuto un miracolo: dopo 23 giorni è stato trovato il cane Pirat vicino all’impianto di risalita di Fontari. È stato messo in sicurezza da ex agenti della Guardia Forestale. Era sfinito, ma vivo e in buone condizioni. È stato portato in una clinica veterinaria, che ha lasciato lo stesso giorno. Ho parlato personalmente con la veterinaria che lo ha visitato.
Il 13 dicembre le ricerche sono state intensificate per trovare il secondo cane, Kraken, e quindi Karol. Lo stesso giorno, dopo l’ingresso di Diana nel camper, è stato trovato il computer personale di Karol, un MacBook Pro, che attualmente si trova nelle mani dei carabinieri.
Il 14 dicembre ho effettuato una ricognizione a Campo Imperatore con il mio cane e un tentativo di riprendere la traccia con Pirat. A causa delle esperienze vissute da Pirat e della necessità di tutelare la sua sicurezza e salute, non era in grado di mantenere una traccia continua e istintivamente tornava verso l’area del rifugio, dove in precedenza aveva trovato aiuto e cibo.
Il 15 dicembre i carabinieri forestali, insieme a Pirat e Diana, hanno nuovamente setacciato l’area di Fontari e Monte Aquila, ma senza esito.
Fino ad ora le ricerche proseguono con l’uso di droni, tuttavia quasi tutta l’area è coperta da uno spesso strato di neve e anche con il sole permane un alto rischio valanghe, che limita significativamente le possibilità operative.
Sono testimone oculare delle azioni eroiche dei servizi e dell’enorme dedizione di tutte le persone coinvolte nell’operazione, che nonostante l’estrema stanchezza e il reale pericolo di vita hanno mantenuto fino alla fine la speranza di trovare Karol e i suoi cani vivi.
E infine ciò che tutti aspettano:
Quanto alle proposte di aiuto da parte di privati, tali proposte comparivano, ma sono state respinte per mancanza di adeguate abilitazioni ed esperienza in condizioni estreme di alta montagna. Non era una questione finanziaria. Il signor Marek Brożek, padre di Karol, era pronto a trasferire 8000 euro o più, ancora prima che nascesse questo gruppo. La vita umana è inestimabile: decisive erano le competenze (o meglio, la loro mancanza), non il denaro.
Dopo l’analisi delle possibilità di droni, elicotteri e altre tecnologie, insieme ai soccorritori abbiamo stabilito che nessun drone non professionale sarebbe stato in grado di apportare qualcosa in più, soprattutto con la strada di accesso chiusa e un accesso possibile esclusivamente per via aerea. La Prefettura non ha inoltre consentito le attività di persone non autorizzate.
Di recente è comparsa una proposta di collaborazione da parte di un operatore di droni professionale specializzato nella ricerca di animali domestici. Egli stesso ha però ammesso che le condizioni del Gran Sasso non sono una banalità e che il spesso strato di neve impedisce un uso efficace sia dei termodroni sia delle camere ottiche, che non vedono sotto la neve né nelle fessure e grotte.
Inoltre, una delle aziende si è spacciata sui social media per le nostre attività, cercando in questo modo di ottenere visibilità mediatica. (Quella di cui molti di voi hanno scritto).
Attualmente le attività dei soccorritori sono state sospese a causa dell’estremo rischio valanghe, ma i droni continuano a lavorare. Rimango in costante contatto con la Prefettura, i servizi operativi, la signora Alessia Natali e l’avvocato di Diana Brożek. Continuiamo ad agire per trovare Karol e Kraken.
Per questo motivo sono stati commissionati per la stampa dei manifesti con l’immagine di Karol e Kraken, per escludere la possibilità che qualcuno non pratico di smartphone potesse averli visti o aver preso in cura il cane.
Non escludiamo nessuna opzione. Nessuna possibilità.









