Boom di stabilimenti green in Italia. Puglia e Sardegna regioni virtuose per spiagge libere garantite

Legambiente: “In nessun Paese europeo esiste una situazione simile di gestione delle spiagge"

di Redazione | 17 Luglio 2021 @ 18:58 | AMBIENTE
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ROMA – In Italia anche in questa seconda estate di pandemia trovare una spiaggia libera è sempre più difficile. Oltre il 50% delle aree costiere sabbiose è sottratto alla libera e gratuita fruizione. A pesare su ciò, in prima battuta, è l’aumento esponenziale in tutte le Regioni delle concessioni balneari che nel 2021 arrivano a quota 12.166 (contro le 10.812 degli ultimi dati del Demanio relativi al 2018) registrando un incremento del +12,5%. Tra le regioni record ci sono Liguria, Emilia-Romagna e Campania con quasi il 70% dei lidi occupati da stabilimenti balneari. Altri decisi incrementi si registrano in Abruzzo con un salto degli stabilimenti da 647 nel 2018 a 891 nel 2021 e nelle regioni del sud a partire dalla Sicilia dove le concessioni per stabilimenti balneari sono passati da 438 nel 2018 a 620 nel 2021, con un aumento del +41,5%; seguita da Campania che registra un aumento del +22,8% e dalla Basilicata (+17,6%). Tra i comuni costieri, il record spetta a Gatteo (FC) è quello che ha tutte le spiagge in concessione, ma si toccano numeri incredibili anche a Pietrasanta (LU) con il 98,8% dei lidi in concessione, Camaiore (LU) 98,4%, Montignoso (MS) 97%, Laigueglia (SV) 92,5%, Rimini 90% e Cattolica 87%, Pescara 84%, Diano Marina (IM) con il 92,2% dove disponibili sono rimasti solo pochi metri in aree spesso degradate. Per non parlare dei canoni che si pagano per le concessioni, ovunque bassi e che in alcune località di turismo di lusso risultano vergognosi a fronte di guadagni milionari. Ad esempio per le 59 concessioni del Comune di Arzachena, in Sardegna, lo Stato nel 2020 ha incassato di 19mila euro l’anno. Una media di circa 322 euro ciascuna l’anno.

Ma a pesare sulle poche spiagge italiane è anche il problema dell’erosione costiera che riguarda circa il 46% delle coste sabbiose e che si sta accentuando a causa della crisi climatica. La spesa per combatterla – con interventi finanziati dallo Stato e, in parte, da Regioni e Comuni – è di circa 100 milioni di euro l’anno ed è maggiore rispetto a quanto lo Stato incassa effettivamente dalle concessioni balneari (83milioni gli incassi effettivi su 115 milioni nel 2019, unici dati disponibili). Uno dei problemi è che si continua ad intervenire con opere rigide come pennelli e barriere frangiflutti, che interessano almeno 1.300 km di costa, e su cui bisognerebbe aprire una riflessione sulla reale efficacia. E poi c’è la questione legata alle coste non balneabili: complessivamente lungo la Penisola il 7,7% dei tratti di coste sabbiose è di fatto interdetto alla balneazione per ragioni di inquinamento.

È quanto racconta e denuncia Legambiente con il suo nuovo “Rapporto Spiagge 2021. La situazione e i cambiamenti in corso nelle aree costiere italiane” attraverso il quale scatta una fotografia aggiornata e dettagliata dei lidi italiani con dati e numeri alla mano, facendo il punto anche su nodi irrisolti, questioni ambientali da affrontare ed esperienze green che arrivano da stabilimenti e amministrazioni che hanno deciso di puntare sulla sostenibilità ambientale.

“La situazione delle spiagge in concessione in Italia non ha paragoni con nessun Paese europeo. Un patrimonio ambientale e pubblico così straordinario – dichiara Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo – deve essere gestite nella massima trasparenza, tutelando il diritto a fruire delle spiagge. Oggi non è così, non esista una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione, per cui assistiamo a una corsa alle nuove concessioni e a situazioni dove non esistono più spiagge libere. Chiediamo alla politica e ai balneari di smetterla di parlare della Direttiva Bolkestein, lasciando la questione delle aste alla magistratura, e di affrontare assieme finalmente le questioni delicate che interessano le coste italiane, come l’erosione, il diritto alle spiagge libere e la qualità dei servizi, la tutela della costa. Inoltre, al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, spetta il compito di rendere finalmente trasparenti e accessibili i dati che riguardano il modo con cui vengono gestite queste delicate aree in cui troppo spesso assistiamo a vere e proprie privatizzazioni di fatto. Quando ci sarebbe bisogno di capire come. Da un Governo europeista e impegnato nella transizione ecologica come quello guidato da Mario Draghi, ci aspettiamo che finalmente si affrontino questi temi e si punti ad un grande progetto di riqualificazione delle aree costiere, della loro accessibilità e fruizione turistica Per Legambiente sono chiare le priorità che vanno affrontate con una nuova Legge di riordino delle coste e con politiche che puntino a valorizzare questo straordinario patrimonio”.

“Risulta fondamentale – commenta Silvia Tauro, segreteria Legambiente Abruzzo – confrontarsi e discutere unitamente sui temi della riqualificazione delle aree costiere, accessibilità e fruizione turistica. Partire proprio dall’Abruzzo ci sembra un messaggio importantissimo perché la nostra regione se da un lato sta avendo un’attenzione importante sul Turismo Attivo e Sostenibile, a partire dal cicloturismo, dall’altro sta subendo in modo pesante l’erosione costiera a causa di interventi dell’uomo progettati e pensati male. E’ fondamentale istituire una cabina di regia che guardi il tema a 360° rispettando il paesaggio, il territorio, le spiagge e lo sviluppo turistico.

Spiagge libere: Toscana, Basilicata, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e Veneto si confermano le cinque regioni in cui non esiste nessuna norma che specifichi una percentuale minima di costa destinata alle spiagge libere o libere attrezzate. Altre regioni sono invece intervenute fissando percentuali massime, ma poche sono quelle intervenute con provvedimenti davvero incisivi e con controlli a tutela della libera fruizione. Tra i casi virtuosi la Puglia e la Sardegna che hanno stabilito il principio del diritto di accesso al mare per tutti fissando una percentuale di spiagge libere pari al 60%. In Abruzzo, invece, solo il 20%.

Buone notizie green. Anche quest’anno nel report si segnalano gli stabilimenti che puntano su un’offerta green e di qualità: ci sono quelli plastic free, quelli che investono sul solare, che salvaguardano le dune, valorizzano prodotti a km zero, prevedono spazi ad hoc per chi si muove in bici o con mezzi di mobilità elettrica.

Infine spazio anche alle best practises per contrastare l’erosione costiera. Tra gli esempi virtuosi a Bergeggi (SV) la spiaggia delle Sirene è rinata dopo l’intervento di ripascimento del 1992, mentre a Vallecrosia (IM), grazie a finanziamenti ottenuti nel 2004, sono stati utilizzati 300 mila metri cubi di materiale preso dall’alveo del torrente Verbone con l’ottimo risultato di rendere inutili i pennelli e creare una spiaggia di 60-70 metri già nel 2006. In Sardegna il comune di Posada (NU) ha, nel corso degli ultimi anni facendo anche tesoro delle conseguenze traumatiche delle alluvioni, intrapreso una scelta di pianificazione e gestione delle trasformazioni del territorio, in particolare a Monte Orvile, che si è dimostrata all’avanguardia per la messa in sicurezza del territorio dalla speculazione edilizia e da fenomeni di dissesto idrogeologico. Altra buona pratica di gestione arriva da Gallipoli (LE), dove sono state utilizzate palizzate in castagno come struttura di difesa dall’erosione marina e accumulo del trasposto eolico per il ripascimento spontaneo del piede dunare, e graticciate sui versanti per la stabilizzazione del sedimento, previsto anche un imponente ripristino vegetazionale sul nuovo profilo e all’interno dei campi dunari.

Il report completo è scaricabile su www.legambiente.it con i dati di riferimento sull’Abruzzo.


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