Birra Aquila, un viaggio rocambolesco nel cuore del ‘900

di Alessio Ludovici | 11 Maggio 2021 @ 06:00 | RACCONTANDO
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L’AQUILA – Ci eravamo lasciati con un mistero da risolvere, il ritrovamento di una bottiglia di Birra Aquila, di M. Riccomagno. Ed eravamo giunti alla conclusione dell’esistenza di un birrificio in città ai primissimi del ‘900. E più si va a fondo, più sbucano tracce, segni, testimonianze di una vicenda sconosciuta fino a poche settimane fa, una vicenda di una famiglia aquilana di adozione.

Vi ricordate di Gugliemo, l’inventore? Proprio ieri abbiamo incontrato a Roio un suo nipote che ci ha contattato dopo aver letto il nostro articolo. Davanti a un buon caffè e alle vecchie foto di famiglia cerchiamo di ricomporre un puzzle che continua a regalare sorprese, come se la Storia ci spingesse ad andare sempre più a fondo. Ma del resto si rischia di non uscirne mai e allora un aggiornamento va dato.

Prima è stato Sandro Zecca ad aiutarci, straordinario conoscitore e studioso della nostra città. E prima sorpresa, la sua famiglia in passato, intorno agli ’40, è vissuta proprio nella casa di Michele. Sempre il destino, che ritorna. Si tratta della Villa Riccomagno, oggi scomparsa, che si trovava esattamente dove poi è stato il palazzo della Banca del Fucino, circondata da orti e appezzamenti di terreno.

Michele è arrivato all’Aquila dal nord Italia non si sa bene quando né se proprio per fare la birra. Veniva probabilmente da una famiglia di commercianti che si stabilì quindi in città, costruì la villa e acquisto i terreni di fronte fino a dove oggi sorgono i palazzoni dietro la vecchia casa dello studente. All’Aquila Michele vive con diversi parenti a quanto pare, tutti nella villa, e ha più di un figlio: Guglielmo, appunto, Elio, e due figlie femmine. Il buon Michele, ma non solo lui, è ancora idealmente con noi, sepolto nel cimitero monumentale della città, nella zona 7 e dal Cimitero ci hanno detto che ripuliranno l’area. 

Delle figlie di Michele non si sa molto, mentre Elio sarà anch’egli commerciante di distillati nelle Marche. Elio e Guglielmo sono probabilmente morti negli anni ’70 del 900. Del nostro inventore, Guglielmo, che sposa una Equizi di Roio, accenneremo comunque più in là. Tutti i Riccomagno, ad ogni modo a un certo punto sembrano scomparire dalla città negli anni ’30, per poi ricomparire altrove solo nel dopoguerra. Un buco che non riuscivamo a spiegarci ma che forse, tra le tante spiegazioni, ne ha alcune piuttosto semplici. Da un lato la morte di Michele, il 16 gennaio del 1931, dall’altro l’avvento del fascismo. Guglielmo era un fiero socialista ci raccontano a Roio e rifiutò di iscriversi, in effetti era usuale chiederlo agli inventori, al Pnf. Rifiuto che gli costò qualche problema.

Fatto sta che su finire degli anni ’30 i Riccomagno sembrano scomparsi da Aquila. Gugliemo ricomparirà anni dopo solo a Pescara e poi di nuovo al nord, dove tuttora ci sono dei parenti, e una delle figlie ci dicono, ormai molto anziana, vive a Milano. Vedremo. Vedremo perché la storia di Guglielmo è affascinante. Delle sue invenzioni ci sono tracce e racconti. I suoi fari rotanti, che provò le prime volte in una casa ancora esistente a Roio Piano, intrecciano una storia forse ancora più assurda, che va da Tesla alla Edison e finisce, male, nelle vicende di qualche Tribunale con un brevetto finito nelle grinfie dello spionaggio industriale. 

Ma la birra? Ecco sì, la birra. Di questa ormai vi è certezza anche se qualche dettaglio andrà chiarito. Un’altra appassionata ricercatrice ci ha messo un dubbio infatti. E’ Maria Rita Acone dell’Archeoclub. Intenta in una ricerca su altre cose – il destino – si è imbattuta nella famiglia Riccomagno e nel birrificio. Secondo la Acone il birrificio era nella zona di Sant’Andrea. Secondo il nipote di Guglielmo era invece dove c’è oggi Rossi. Potrebbero essere stati due? O prima uno e poi l’altro, chissà. Quello che conta per il momento è che ci sono stati un birrificio Riccomagno e una birra Aquila, che possono sicuramente entrare a far parte del novero dei marchi storici della città, e che sicuramente hanno avuto a che fare con i locali di Rossi, che anch’essi con tutte queste vicende meriterebbero una tutela. Le conferme sono arrivate anche dall’architetto Pasqua, vi ricorderete anche di lui, incontrato per caso in archivio di Stato. Nelle carte ha trovato conferme dell’esistenza del birrificio, della fornace di mattoni, della fabbrica del ghiaccio, ma c’era a quanto pare anche uno stabilimento di insaccati. Lo stabile era dei Ciavoli Cortelli. Nel dopoguerra, invece, e questo ce lo hanno confermato anche altri roiani, lì c’era uno stabilimento della Dreher, probabilmente un deposito. 

L’Aquila ha un marchio storico da riscoprire, tutelare, magari da rilanciare. Una birra, potrebbe essere stata una bionda beverina o una Ale di stile anglosassone. Il suo luppolo e le sue acque sono ancora lì. I malti erano probabilmente di produzione locale, e per la loro tostatura potrebbe essere stata usata la fornace o le torbe della vecchia torbiera di Campotosto, i lieviti, invece, forse arrivavano dalla Germania come si usava all’epoca.

Alcuni dettagli di questa storia ci sfuggono ancora, alcuni ce li teniamo per noi per rispetto, altri arriveranno al momento giusto, magari ritroveremo foto, insegne, ecc, a Milano, a Firenze, o chissà dove.

Una piccola bottiglia di birra approdata sulle sponde del fiume però ci ha permesso di fare un bel viaggio, nella storia di gente normale, di quelle che non si studiano mai nei libri, ma che la storia la mandano avanti con enorme fatica. Un viaggio nell’Aquila di ieri ma anche in quella di oggi, tra gente che va e che torna, o che semplicemente resta. Un viaggio in un secolo drammatico e straordinario, meraviglioso e tumultuoso, difficile, conflittuale, segnato dall’ingresso della masse nella storia. Un secolo anche di speranza, di idee, di avventure e imprese rocambolesche. Arriverà il giorno di raccontarla tutta la storia, magari bevendo tutti insieme una buona pinta di Birra Aquila.

Il caffè è finito, un incontro nel frattempo è diventato una chiacchierata a più voci. Il nipote di Guglielmo è tornato stabilmente a vivere all’Aquila dopo tantissimi anni di lavoro in Australia e in Italia. E’ venuto a riconciliarsi con la sua terra. Sull’uscio mi chiede un’altra volta di fargli sapere se scopro altre novità, ci tiene e la cosa mi commuove un po’. In qualche modo faremo, come dice qualcuno: troveremo una strada.

p.s Intanto grazie a Cesare, Maurizio, Mariella, Frediana, Sandro, Elisa, Paola, Gianna, Maria Rita, Sonia e Bruno, Gianluca, a tutta la famiglia Equizi più gli amici


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