Bernardino da Fossa, il beato aquilano la cui memoria ricorre il 27 novembre

di Fausto D’Addario | 27 Novembre 2022 @ 06:07 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
Bernardino da Fossa
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Il 27 novembre il calendario liturgico celebra la memoria di un illustre aquilano, il beato Bernardino da Fossa, vissuto fra il 1421 e il 1503. Proveniente dalla nobile famiglia degli Amici, Fossa è la località aquilana dove era nato nel 1421, ma il suo nome di battesimo era Giovanni, che poi cambiò in Bernardino a seguito di un evento cruciale per la sua vita.

Compiuta la prima formazione in patria, si recò a Perugia per gli studi giurisprudenza. Fu qui che il cuore del giovane studente di diritto venne colpito dalle parole infuocate del grande predicatore Giacomo della Marca. Giovanni capì che la sua strada era la consacrazione: chiese di entrare tra i frati minori e ricevette l’abito religioso dallo stesso santo, che gli diede il nome di Bernardino, in onore di San Bernardino da Siena spentosi all’Aquila nel 1444. Notizia, quella dell’imposizione del nome, confermata da un autografo vergato dallo stesso Bernardino, in un manoscritto ora conservato all’Archivio di Stato dell’Aquila.

Fedele allo spirito di San Francesco, il giovane frate si segnalò come esperto e sollecito predicatore: di questa sua infaticabile attività è testimone un gran numero di sermoni, molti dei quali ancora inediti in attesa di essere riscoperti e riletti. Ben presto dall’Umbria tornò a prestare il suo servizio nella provincia religiosa degli Abruzzi, riportato nella terra natia da Giovanni da Capestrano. Qui ricoprì la carica di padre provinciale per quattro volte e in due occasioni gli fu offerto dal pontefice il vescovado dell’Aquila, ma per spirito di umiltà Bernardino rifiutò entrambe le volte. Non fu però di spirito remissivo: Bernardino profuse tutte le sue energie per il governo e la crescita della sua famiglia religiosa. Solo nel 1475 si decise a lasciare ogni incarico per ritirarsi nel convento di S. Giuliano dell’Aquila e qualche anno più tardi, nel 1482, nel convento di S. Angelo a Ocre, che fece riedificare. Alla scrittura dedicò gli ultimi anni della sua vita: tra le fonti principali per la storia del suo ordine è la Cronaca dell’Osservanza, che scrisse verso il 1480 in molti casi da testimone oculare degli eventi.

Bernardino da Fossa morì all’Aquila il 27 novembre 1503 e il suo culto di beato fu confermato da Leone XII il 26 marzo 1828.

Il convento di Sant’Angelo, che i turisti hanno potuto ammirare domenica 13 novembre su iniziativa del FAI L’Aquila, è immerso interamente nella natura e si erge su un imponente sperone di roccia del monte Circolo. Massi, verde e caverne, dove si dice siano vissuti diversi eremiti. Ancora oggi, anche se non più abitato dai frati, è un nido d’aquila di spiritualità francescana a due passi dal cielo, come testimoniano i volti affrescati di santi e beati dell’ordine francescano maschili e femminili e le storie di Antonio da Padova. Della chiesa originaria non è rimasta traccia: le forme attuali ricalcano i lavori della seconda metà e della fine del XVIII secolo. Ma non si può rimane ammirati e colpiti dalla sobria atmosfera del refettorio, sovrastato dall’elegante affresco dell’Ultima Cena di Saturnino Gatti, uno dei più grandi artisti abruzzesi. Sulla trave corre una curiosa iscrizione in latino: silentium oris et pedum, un invito per i frati – ma oggi rivolta ai visitatori – invitandoli a non fare rumore né con la bocca né con i piedi. Il convento, inoltre, è legato alle figure dei beati Placido da Roio, che ha realizzato il vicino complesso abbaziale di Santo Spirito, Timoteo da Monticchio, il frate delle estasi e di San Cesidio da Fossa, martire dell’eucaristia in Cina, canonizzato da papa Wojtyla all’interno delle celebrazioni dell’anno santo del duemila.

Un luogo dello spirito, definito non a caso La Verna D’Abruzzo – in omaggio a uno dei luoghi più cari alla vita di San Francesco – dove la storia e gli stessi luoghi si fanno portatori di un messaggio sempre antico e sempre nuovo, di fraternità, di pace, di silenzio e di preghiera, che attinge alla sorgente inesauribile della Sacra Scrittura e della feconda tradizione di santità della Chiesa.

Bernardino da Fossa

 


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