Berlusconi, ad Arcore il mausoleo abruzzese di Cascella

di Fausto D'Addario | 14 Giugno 2023 @ 05:15 | ATTUALITA'
Cascella Arcore Berlusconi
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La morte era già nei suoi progetti. Ad Arcore, nel parco privato di Villa San Martino, Silvio Berlusconi aveva fatto realizzare il suo mausoleo dallo scultore abruzzese Pietro Cascella, tra i più grandi interpreti della scultura contemporanea. “La volta celeste”, questo il nome del monumento, è un’enorme scultura in granito bianco, che rappresenta il cielo, il luogo da cui veniamo e verso cui andiamo. Venne terminata dall’artista pescarese –  amico intimo del Cavaliere, che ad Arcore e Villa Certosa possedeva molte suo opere – prima della sua “discesa in campo” nel 1994. Qualcuno dice di ispirazione etrusca, forse è più simile alla camera sepolcrale di un faraone; in ogni caso, scendendo tra pioppi e roseti, si arriva alla stanza sotterranea, capace di ospitare 36 nicchie, destinate alla famiglia e ai suoi amici più cari. Ma il cuore del complesso funebre è il sontuoso sarcofago in marmo bianco di Carrara, nel quale le spoglie mortali di Berlusconi avrebbero dovuto trovare eterno riposo. Nell’andito che conduce alla tomba anche un rilievo in terracotta, opera di Cordelia von den Steine, scultrice svizzera moglie di Cascella, raffigurante frutta, pane, un mazzo di chiavi e un telefono cellulare; oggetti di uso comune, ma anche utili strumenti di cui il defunto si sarebbe servito nell’aldilà, secondo le antiche tradizioni funebri. Uscendo a riveder le stelle, in superficie la mole di granito è plasmata in un caleidoscopio di forme geometriche e immagini archetipiche, caratteristica di Cascella. “Le sculture urlano in silenzio e ci raccontano il tempo. Lo scultore prende un frammento di poesia e lo fa diventare di pietra”, diceva Pietro.

C’è però un problema. Berlusconi aveva chiesto e ottenuto dal comune di Arcore la licenza per costruire il suo mausoleo nel giardino della sua villa. Ora, la normativa attuale prescrive che la sepoltura dei morti sia collocata al di fuori del centro abitato, proibizione figlia di una disposizione napoleonica volta a contrastare pandemie e pestilenze e che diede origine a uno dei più grandi componimenti della letteratura italiana, I Sepolcri del Foscolo. Esiste però un’eccezione, quella relativa alle cappelle gentilizie: così, pensando di ribaltare Napoleone, Berlusconi si era costruito il suo monumento funebre. Ma la cappella per le sepolture di familiari – oltre a non dover essere aperta al pubblico – deve anche trovarsi ad una distanza di almeno 200 metri dall’abitato, circostanza, quest’ultima, che ha reso il mausoleo di Cascella inutilizzabile. Per ora la mamma Rosa, e il papà Luigi, riposano infatti al cimitero Monumentale di Milano, nella tomba di famiglia.

Quella dei Cascella è una famiglia di artisti che da cinque generazioni si passano il testimone e che, tra Ottocento e Novecento, hanno dato il meglio di sé nella scultura, nella ceramica e nella pittura. Il capostipite fu il nonno Basilio (1860-1950), al quale è dedicato a Pescara il Museo Civico Basilio Cascella; poi venne Tommaso (1890-1968), che si è dedicato soprattutto alla pittura, e infine il figlio Pietro, morto nel 2008 all’età di 87 anni ed elogiato da Berlusconi come “lo straordinario amico che ricorderò sempre, attraverso la testimonianza delle sue opere”.

Pietro Cascella, nato a Pescara nel 1921 e formatosi in seguito all’Accademia di Roma, si è dedicato alla scultura dai primi anni Cinquanta, prediligendo l’uso del marmo e della pietra, “ossatura della terra”, e distinguendosi per la monumentalità delle sue creazioni. Un forte senso civile, che tirava fuori dalle masse levigate o corrose delle sue pietre, recuperando purismo geometrico e forme cubiste. Di lui ricordiamo il Monumento ai martiri nel Campo di concentramento di  Auschwitz  del 1967; l’Arco della Pace del 1971 Tel Aviv e Omaggio all’Europa a Strasburgo nel 1971; il  Monumento a Mazzini del 1974 a Milano. In Abruzzo realizza sul lungomare di Pescara la celebre Nave nel 1987, ormai simbolo della città; all’Università di Chieti l’Agorà del 1991, a pochi chilometri da Avezzano nella cornice del parco Riserva del Monte Salviano il Teatro della Germinazione nel 1998 e nel 2000 a Manoppello il Monumento ai Caduti di Marcinelle . Tra le ultime iniziative a lui dedicate, a Pescara si sono tenute nel 2021 le celebrazioni per il centenario della sua nascita, mentre a Roma si è appena conclusa, lo scorso marzo, la mostra “Pietro Cascella inedito. Le opere degli esordi a Roma (1938-1961)”, a testimoniare un interesse crescente per lo scultore abruzzese. Nel 2006, due anni prima della sua morte, fu insignito della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte.

Con Pietro Cascella l’Abruzzo ha dato al mondo dell’arte uno dei più grandi scultori del Novecento. Lavorando al mausoleo di Arcore forse aveva solo in mente un angolo dove proteggere i ricordi più cari della famiglia del suo amico Berlusconi.


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