Belvedere Amalia Sperandio, L’Aquila omaggia una precorritrice dei tempi

di Alessio Ludovici | 03 Giugno 2022 @ 06:01 | ATTUALITA'
Amalia sperandio
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L’AQUILA – La storia di Amalia Sperandio è un romanzo ancora da scrivere, un film da sceneggiare. Nata nel 1855 e deceduta nel 1948, ha attraversato anni di profonde trasformazioni della società, e lo ha fatto percorrendo strade che all’epoca per una donna della provincia italiana erano impensabile. Fotografa di incredibile talento in un epoca in cui fare foto era già prerogativa di pochi, figuriamoci di una donna. Eppure lo è stata, anche se lo è “diventata” quasi un secolo dopo, nel 2016 quando delle cartoline con le sue eccezionali foto, firmate da un certo Sperandio A. di cui nessuno sapeva nulla, attirarono la curiosità di alcuni aquilani, in particolare del gruppo civico Jemo ‘Nnanzi. Scava scava, si scopre che quella A puntata stava per Amalia. Era il modo di Amalia di resistere in mondo maschioscentrico. Una storia incredibile, una memoria da riscoprire. Lo è stato fatto, sempre a cura del gruppo Jemo ‘Nnanzi, con una mostra nel 2016, con un libro delle foto di Amalia, con un calendario. E ora con un doveroso omaggio, quello della toponomastica che in città vanta pochissime figure femminili: tra queste ora c’è il “Belvedere Amalia Sperandio, fotografa” che, proprio sopra Porta Branconia, affaccia sulla valle aquilana. All’inaugurazione ieri c’era anche il sindaco che ha ringraziato ‘Jemo Nnanzi per il contributo importante dato alla rinascita della città. La targa è stata gentilmente offerta dalla ditta Cialente Marmi

Amalia nacque a Corfù, durante il confinio del padre, un liberale antiborbonico, e della madre Concetta Sorrentino di San Marco di Preturo. Librai a Napoli dopo l’Unità d’Italia, alla morte prematura del padre gli Sperandio tornano a San Marco di Preturo dove Amalia sbarca il lunario insegnando presso le famiglie nobili e della borghesia cittadina o come dama di compagnia. E’ a L’Aquila che probabilmente Amalia scopre la sua vera passione, la fotografia, che diventa attività di produzione di cartoline i cui protagonisti non sono dame e signori, ma il popolo e il territorio, anziani sofferenti, lavannare, pastori e ortolani: dalle foto di Amalia traspirano tutte le difficoltà di quell’epoca. Le interviste a Cesare Ianni e Pierluigi Biondi


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