Beata Antonia, l’architetto D’Antonio: “Chiostri mai aperti all’esterno, ricostruire l’identità spaziale”

di Alessio Ludovici | 17 Novembre 2021 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Il chiostro, dal latino claustrum, è per definizione uno spazio chiuso e mai aperto all’esterno. Aprirlo da un punto di vista culturale sarebbe una forzatura che va contro la storia”. E’ netta l’opinione di Maurizio D’Antonio, architetto che ha curato alcuni dei più prestigiosi restauri della città e che a via Sallustio ha dedicato anche un volume, “Il vicolaccio dell’Aquila. Storie e immagini della città perduta”. Non chiude le porte ad un intervento che valorizzi il complesso. “I cittadini giustamente chiedono di non ricostruire l’edificio incongruo ma lasciare aperto sarebbe una forzatura, si potrebbe invece pensare a qualcosa recuperi la trama degli edifici demoliti precedentemente per la costruzione di via Sallustio, andrebbe semmai ricostruita l’identità spaziale di questi luoghi”. Su via Sallustio, ricorda D’Antonio, c’erano degli edifici la cui pianta era di origine medievale, “i brani degli edifici demoliti sono visibili in una foto degli anni ’60 che sta circolando molto in questi giorni”. Tutto questo costone di città era allora di proprietà dei Gaglioffi che poi man mano ne cedettero delle porzioni per queste costruzioni religiose o di cura. Nel ‘900, quindi, la grande trasformazione urbanistica con gli edifici in cemento armato che oggi vengono demoliti.

“Quello della visibilità dei chiostri – aggiunge D’Antonio – è un tema peraltro molto importante e che non riguarda solo la Beata Antonia. “Ci sono tantissimi luoghi che avevano chiostri in città, basti pensare a San Domenico, che non hanno più una destinazione conventuale o monastica e che in pochi conoscono. Servirebbe un progetto per valorizzare questi luoghi e anche i cortili dei palazzi privati ristrutturati.”


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