Beata Antonia, il Comune vuole riqualificare. Anche i cittadini contro gli edifici incongrui

di Alessio Ludovici | 12 Novembre 2021 @ 06:03 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Il Comune dell’Aquila non si arrende al com’era dov’era che rischia di richiudere alla vista anche il monastero della Beata Antonia, uno scorcio di città restituito grazie all’abbattimento del palazzo incongruo che affacciava su via Sallustio.

Già lo scorso settembre, quando è iniziato l’abbattimento, in tantissimi si erano posti la fatidica domanda: ma è proprio necessario ricostruire quel condominio davanti la Beata Antonia? La richiesta di una riqualificazione urbana è cresciuta giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. E’ arrivata anche nelle stanze dei bottoni del Comune dell’Aquila e l’amministrazione ha già avuto degli incontri con i proprietari degli edifici abbattuti per sondarne le volontà. Anche l’Ater, che pochi metri più sopra è proprietario di un altro edificio ancora da abbattere, potrebbe essere coinvolta nell’operazione.

La notizia farà certamente piacere ai cittadini. Sono migliaia gli aquilani che postano, commentano, chiedono lumi sulla vicenda della Beata Antonia. Proprio in questi giorni un post di Cesare Ianni del gruppo di azione civica Jemo ‘Nnanzi ha generato una notevole mole di interesse e interazione, segno che i cittadini sono attenti alla vicenda. E’ una riscoperta inattesa, se vogliamo, di uno dei luoghi architettonicamente più importanti della città, ma anche tra i meno conosciuti paradossalmente. Ma di chi era il palazzo incongruo abbattuto e che copriva la vista del monastero? Chi ci dovrebbe tornare? E le suore, di clausura, – si chiedono i cittadini – come faranno se verrà aperto questo scorcio? 

In realtà le clarisse sono andate via dalla Beata Antonia a fine anni ’90 in cerca di un posto più tranquillo, Paganica appunto, dove si trovano ancora oggi. Il sisma non c’entra nulla quindi. Alla Beata Antonia si è continuato a dire messa fino a qualche anno prima del sisma. Nel monastero erano custodite le spoglie della Beata poi traslate, tra mille proteste e polemiche, fuori dal centro storico. Da quel momento il complesso non ha più avuto alcuna funzione religiosa.

Il condominio incongruo invece, quello che occludeva la visuale e recentemente abbattuto, era stato costruito nella seconda metà del 900, locato per funzioni istituzionali e formative. Non vi abitava nessuno per rispondere a una delle tante obiezioni emerse nell’opinione pubblica. E’ anch’esso di proprietà delle suore e teoricamente sarebbe dovuto essere ricostruito. Nel 2020 è arrivato anche il permesso di ricostruire in deroga, che è la procedura che seguono gli edifici incongrui dei centri storici del cratere, votato dal consiglio comunale. Senza un grande dibattito a dire il vero in quell’occasione. Probabilmente anche il consiglio comunale non è stato nelle condizioni di poter percepire il potenziale di un’operazione urbanistica che invece oggi è sotto gli occhi di tutti. Il tempo e la volontà per mettere mano ad un’arteria, via Sallustio, incredibilmente dimenticata dalla pianificazione post-sismica non mancano.

E’ un’occasione unica. In tante città gli enti locali stanno facendo i salti mortali per riacquistare i frutti, spesso amari, del boom edilizio degli anni ’60. A L’Aquila, nonostante siano passati 12 anni dal sisma, ci sono ancora possibilità di fare intelligenti operazioni di riqualificazione urbana sfruttando le necessità e le risorse generate dal sisma. Il chiostro della Beata Antonia aprirebbe uno spazio di vita e di immensa bellezza in un’arteria  dimenticata dalla pianificazione, permetterebbe di ricucire di nuovo i due complessi, storicamente legati, del monastero e di palazzo Gaglioffi, in molti ricorderanno i famosi Archi di Santa Chiara che li univano e considerando anche il monastero di Santa Caterina su via Sassa, permetterebbe di avere un’area totalmente riqualificata e riconsegnata al futuro. Andrà trovato il percorso amministrativo giusto, magari sfruttando le abitazioni equivalenti per risarcire la proprietà, ma la volontà della città, questa volta, appare chiara. 

Un po’ di storia.
Proprio Giacomo Gaglioffi concesse nel 1349 una parte dell’edificio per una costruzione religiosa. Nel 1447 è S.Giovanni da Capestrano ad affidarlo ad Antonia da Firenze. Antonia muore il 29 febbraio 1472. Nel 1848 Papa Urbano VIII ne autorizza il culto pubblico. Il corpo, incorrotto, viene custodito nel complesso fino al 2006, quando è trasferito nel Monastero di S. Chiara a Paganica dove le clarisse si erano spostate da diversi anni. Negli anni ’40, parte del chiostro era stato abbattuto per la realizzazione di via Sallustio. 


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